"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 6 febbraio 2011

Se non son troppo grandi o troppo piccole non le vogliamo

Sarà perchè ci si fa più caso. Sarà perchè sono quelle che più frequentemente si trovano sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, davanti ai passaggi per disabili e carrozzine, in curva, sugli incroci, davanti ai cassonetti, in doppia e tripla fila, in divieto di sosta, nelle corsie preferenziali, con il muso sporgente sulla strada o il c..o sporgente sul marciapiede, ad intralciare il traffico o il passaggio dei pedoni...

Sono le automobili troppo piccole, le microcar, le Smart, soprabito indossato per uscire da singoli, al massimo (ma raramente) da due persone. Immaginiamo se ognuno di noi si muovesse su una Smart! Tanto è piccola, non occupa spazio. Auto su misura. Si muove come un motorino, parcheggia dove vuole. Milioni di scatolette di lamiera, quanti siamo noi, ovunque, sopra i marciapiedi e sulle strade, ad occupare ogni centimetro rimasto libero di questa giungla d'asfalto.

E sono le automobili troppo grandi, i Suv, i pk (si chiamano così?), le jeep militari, quelle enormi quattro ruote motrici che sembra che debbano attraversare il deserto o scalare le montagne mentre  si muovono a fatica tra viuzze e vicoli di centri storici e quartieri periferici pieni di stradine strette a senso unico, con auto parcheggiate su entrambi i lati, sugli incroci e in curva, fino all'ultimo millimetro di spazio disponibile, senza marciapiedi e a malapena lo spazio per il passaggio di una macchina. Immaginiamo se tutti avessimo un Suv! Come saremmo tutti più sicuri dall'alto delle nostre quattro ruote motrici, sprezzanti del pericolo sempre in agguato sulle strade! Immaginiamo le nostre città e i centri storici finalmente completamente e definitivamente bloccati da questi mostri in lamiera!

Questi due opposti mi sembrano veramente l'emblema di una civiltà  malata e incapace  di riconoscere i sintomi della sua malattia. Una civiltà patetica e ridicola, ma anche pericolosa, e (cosa non meno importante) brutta. Lo specchio di un tessuto sociale in disgregazione, in cui ciascuno pensa per sè, in cui il bene comune non conta.

Dobbiamo immaginare un modo diverso di muoverci e di vivere. Riappropriamoci delle città, delle strade, dell'aria, del tempo, dei nostri corpi. Restituiamo bellezza allo spazio che ci circonda e alle nostre vite!

Nessun commento:

Posta un commento