"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

giovedì 3 febbraio 2011

Secondo passo: riduzione dei rifiuti (e a lungo termine: rifiuti zero)

Una volta, fino a qualche decennio fa, i rifiuti non esistevano. O per lo meno, non in questa quantità. La plastica degli imballaggi non esisteva. I vuoti erano a rendere. Tutto si riutilizzava. Si viveva peggio? Non saprei. Certo non esisteva il problema dello smaltimento dei rifiuti nei termini in cui lo conosciamo oggi. E, sia ben chiaro, il problema dello smaltimento dei rifiuti non è solo: "come facciamo a smaltire i rifiuti?"; il problema è Napoli e la Campania, è Malagrotta, è l'aumento di malattie presso le popolazioni che vivono in prossimità di discariche e inceneritori, è l'avvelenamento irreversibile dei territori e delle acque. Come è potuto accadere? Com'è che non conosciamo  neanche la storia di questo processo, che non ci siamo neanche accorti che tutto stava cambiando? Com'è che da un momento all'altro ci siamo ritrovati a comprare, usare e gettare via nel giro di pochissimo tempo gran parte delle cose che ci passano fra le mani, moltissime delle quali completamente inutili? Non ho una risposta, ed è un tema che mi piacerebbe approfondire. So che ci sono soluzioni possibili, progetti concreti che riguardano decine di comuni e realtà locali di cui si parla pochissimo, e su cui mi piacerebbe tornare.
Intanto, io faccio la mia parte. Ecco schematicamente alcune delle cose che si fanno (o non si fanno più) in casa mia.
Detersivi: quello per i piatti e quello delicato per lavatrice sono in contenitori ricaricabili da più di un anno; per la pulizia di tutta la casa si usano solo aceto, bicarbonato e limone (contenitore in vetro per il primo, bustina di plastica per il secondo, più facilmente smaltibile e riciclabile dei flaconi in plastica rigida); per la biancheria in lavatrice si usano, a seconda dei casi e delle necessità, lisciva (confezione in cartone) e noci lavatutto (bustina di plastica che ancora va avanti da mesi), a cui si può aggiungere aceto come ammorbidente.
Saponi: sapone naturale al latte di mandorla al posto del bagnoschiuma e del detergente intimo (confezione in carta riciclabile). Per lo shampoo invece si usano ancora confezioni in plastica (non ho trovato per il momento alternative); cerco almeno di comprare prodotti naturali in confezioni grandi.
Carta: tovaglioli, fazzoletti, stracci di stoffa per tutto (tranne la carta igienica, che è però in carta riciclata).
Buste di plastica: sostituite da borse di stoffa e a rete già da molto tempo, ben prima del bando del governo (il solito pasticcio? meglio fare da soli).
Acquisto dei prodotti confezionati: si va alla ricerca di prodotti il più possibile leggeri e privi di imballaggi; se proprio non si riesce ad evitarli, si cercano almeno imballaggi dichiaratamente riciclabili (è incredibile la quantità di materiali da imballaggio in commercio di cui non si sa cosa fare, o dichiaratamente non riciclabili).
C'è ancora tanto da fare, e il mercato non aiuta (chi vende prodotti alla spina? praticamente nessuno). Ma l'obiettivo resta, col tempo, quello dei rifiuti zero.

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