"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 3 aprile 2011

Andare a piedi

Venerdì scorso lo sciopero dei mezzi di trasporto pubblici ha avuto (ne sono felice!) un'adesione massiccia da parte dei lavoratori. Uscita da scuola, poichè non c'era traccia di autobus, ho cominciato a camminare. Ultimamente faccio così, anche quando sono molto lontana da casa, o in quartieri della città a me sconosciuti. Prendo e parto...
Camminando, il tempo e lo spazio si dilatano. Passo dopo passo il corpo riacquista gradualmente, quasi con stupore, la sua dimensione naturale. Quella giusta. A sua misura. Faticosa, ma reale. E si riappropria dello spazio intorno a sè. Gli occhi vedono ciò che prima non vedevano. Bello e brutto.
Roma è una città a misura di automobile. Vista "da terra" appare per quello che è. Brutta. Sporca. Scalcinata. L'aria è irrespirabile. Il rumore continuo e assordante. Una città del terzo mondo.
Ma camminando per quartieri sconosciuti, improvvisamente ti accorgi che anche lungo una strada di scorrimento come la circonvallazione Ostiense, se i marciapiedi sono ampi e ben tenuti, con panchine e spazi a misura di pedone, barriere di verde e fiori che tengono lontana la strada, bancarelle e tavolini, tutto si colora e prende vita: la gente passeggia, si guarda intorno, chiacchiera, si incontra per la pausa pranzo, i ritmi rallentano, l'atmosfera è gradevole.
Oppure improvvisamente, superata la via Ostiense, lungo via del Porto Fluviale, ti ritrovi a un tratto in un quartiere tutto particolare, che sembra mantenere in parte la sua fisionomia di un tempo; qui anche le officine di meccanici e carrozzieri sembrano avere un certo fascino, accanto a vecchie e colorate botteghe di artigiani e a strani negozi di anticaglie.
Poi il Ponte di Ferro. Mentre ti domandi se sarà accessibile anche ai pedoni, scorgi una lapide che ricorda l'eccidio di dieci donne compiuto dai nazifascisti il 7 aprile 1944. Una lapide che non avevi mai visto. Un pezzo di storia della città della quale non sapevi nulla.
E poi una mini discarica sotto le impalcature di ferro dei cartelloni pubblicitari di via  Quirino Majorana. Uno dei tanti cumuli di spazzatura sparsi negli angoli non cementificati della città, familiari agli occhi dei pedoni, invisibili agli automobilisti.
Un autobus al volo!
E poi a piedi attraverso Villa Pamphili. Come entrare improvvisamente in un sogno colorato! Prati verdi spruzzati di margherite. Viali di alberi fioriti. Cinguettii. Profumo di fiori e aria fresca.
Squarci di città che si rivelano a chi li attraversa a piedi, sconosciuti a chi passa in macchina. Squarci nascosti di ulteriore degrado nel degrado ordinario.  Squarci di un mondo possibile in una realtà divenuta insostenibile.
Torno a casa stanca. Però penso che in fondo quelle due ore e qualcosa di più di cammino corrispondono al tempo che avrei trascorso in palestra, fra spostamenti, lezione, doccia.
Non sarebbe bello vivere in una città in cui è contemplato che la gente si sposti a piedi (o in bici, naturalmente), con percorsi protetti, magari privilegiati rispetto a quelli delle automobili? Nella quale il tempo dello spostamento è tempo per il movimento del proprio corpo?
Non sarebbe bella una città senza macchine? Perchè dobbiamo rassegnarci a questo orrore di città e a questo orrore di vita?
Segnalo questo sito: www.sustainable-mobility.org  sui temi della mobilità sostenibile.

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