"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

martedì 3 maggio 2011

La "nettezza urbana"

Esco di casa l'altro ieri, 1 maggio, verso le sei del pomeriggio, e i primi cassonetti che incontro sono così:
Quello che si vede davanti al cassonetto, se non fosse chiaro, è un frigorifero. La mattina dopo la situazione è naturalmente peggiorata, con molti altri sacchi, scatole e oggetti vari per terra (vado di corsa, niente foto). Dopo due giorni i cassonetti sono stati svuotati, ma è rimasto a terra un enorme cumulo di roba sparsa (gli addetti alla raccolta svuotano i cassonetti, non raccolgono la spazzatura da terra).
Ok, dirà qualcuno, era il 1 maggio e i camion per la raccolta non sono passati...
Ho in archivio qualche altra foto dei mesi scorsi, sempre degli stessi cassonetti, quelli praticamente sotto casa. Lunedì 14 febbraio:
Quello davanti al cassonetto è un materasso.
Lunedì 7 marzo:
Quello che si vede nel cassonetto è ancora un materasso, gentilmente inserito, almeno parzialmente, in un sacco e conferito nel cassonetto e non accanto al cassonetto, come la volta precedente. Quelli che si vedono fuori dal cassonetto sono invece dei cassetti.
Ok, era lunedì, dirà qualcuno, in entrambe le domeniche precedenti i camion per la raccolta non erano passati (a volte capita)...
E ancora: ok, ma in che razza di quartiere vivi? ...

Una volta le aziende che si occupavano dei rifiuti si chiamavano aziende della nettezza urbana. Il loro scopo era  quello di tenere pulite le città e far scomparire da qualche parte la mole di rifiuti che queste giornalmente producevano. Dove non era importante. Ancora oggi molti pensano che quello di tenere pulite le città sia lo scopo primario delle aziende per la gestione dei rifiuti. Del resto non importa.
Ed è rimasto, secondo me, abbastanza diffuso, lo stesso atteggiamento, la stessa visione un po' anni '50, anni '60, in base alla quale si può fare tutto quello che si vuole, usare e gettare ciò che si vuole, e per favore, senza tanti problemi, basta che poi chi di dovere tenga pulito.
Ecco, questo mi dicono i cassonetti che ho fotografato. Certo, è giusto parlare di inciviltà, di pessima gestione del sistema... Ma la sensazione vera è soprattutto quella di una sbiadita fotografia in bianco e nero di una società vecchia,  gretta, fondamentalmente ignorante, e che della sua ignoranza e grettezza fa la sua forza.

La risposta a questo triste quadro non sono nè la vecchia "nettezza urbana" degli anni '60 nè impianti tecnologici e magici sistemi di dissolvimento della sporcizia e dei rifiuti.
La risposta è un modo nuovo e responsabile di stare al mondo, in modo sobrio e giusto per tutti, nel quale ciascuno faccia la sua parte. La risposta è una mentalità nuova capace di immaginare, al posto di cassonetti puzzolenti, discariche enormi e grigi inceneritori, un mondo a rifiuti zero. Si può fare, e tutti dobbiamo provarci.

1 commento:

  1. Bel post Paola. Vivo nel quartiere Tuscolano Don Bosco dove il problema è vivissimo (riferisciti sempre all'ottimo blog di Drogo). Purtroppo siamo ancora pochi a pensare che rifiuti zero è possibile. I più non voglio cambiare di uno iota il loro stile di vita. I più chiedono a gran voce che gli si tolga da sotto gli occhi al più presto l'immondizia che producono, e che hanno tutto il diritto di produrne come e quanta ne vogliono. Naturalmente non è così, naturalmente non basta nascondere la polvere sotto il tappeto per risolvere il problema, e naturalmente nessuno se ne cura nonostante l'esempio napoletano. Anzi, temo che neanche a Napoli siano molti quelli che hanno cambiato un poco il loro stile di vita. Ah, che peccato! Ma tu non mollare, continua così.
    Ciao

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