"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

martedì 21 giugno 2011

Ah l'uomo che se ne va sicuro ...

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che  non siamo, ciò che non vogliamo.
                      Eugenio Montale, da Ossi di seppia


In questi versi Montale parla di poesia, di poetica, di cosa vuol dire essere poeti e a cosa serve scrivere poesie. E parla al suo tempo, ai suoi contemporanei. Parla di un mondo che ha perso ogni certezza, anche a causa della guerra. Di un ruolo che non esiste più, quello del poeta-vate. Di una realtà che non può più essere spiegata, organizzata, piegata alle certezze dell'uomo, interpretata e dominata dalle sue parole. Di una verità che non può che essere negativa: so quello che non sono, quello che non voglio, e nulla di più.
Eppure, come tutti i poeti, Montale va oltre il suo spazio e il suo tempo. Parla di poesia ma parla anche di vita. Parla del poeta e al poeta, ma parla soprattutto all'uomo e dell'uomo.
Parla a noi.
Soprattutto in quella strofa centrale, incastonata fra le due che contengono il tema, il filo del discorso. Come una pausa. Come un sospiro. Amarezza. Ma anche quasi invidia per la vita facile e sicura di chi non vede, non sente, non soffre.
Quella strofa oggi continuava a tornarmi in mente. Come un chiodo fisso. E allora ho preso la poesia e l'ho messa nel blog. Come se, in certi momenti, le parole di un grande poeta potessero almeno attenuare il male di vivere.

Nessun commento:

Posta un commento