"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 19 giugno 2011

Ma cosa sono gli impianti di "trasferenza" dei rifiuti?

Il termine trasferenza, assente dai vocabolari, è entrato da alcuni anni nell'uso giornalistico e burocratico in relazione ai rifiuti.
In questo articolo di ieri del Fatto Quotidiano sugli ultimi episodi di cronaca a Napoli legati alla questione rifiuti (qui) si parla dell'individuazione di tre siti di trasferenza da parte della Provincia, con due aree aperte ad Acerra e una a Caivano. Anche l'ultima emergenza rifiuti a Roma risalente ai primi giorni di maggio  è stata messa in relazione alla chiusura dell'impianto di trasferenza di Rocca Cencia di proprietà Colari (qui).

Ma che cos'è un impianto di trasferenza? O forse sarebbe meglio dire un sito di trasferenza?

Ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che del termine si è occupata addirittura l'Accademia della Crusca nel suo sito on  line in un articolo del giugno 2009 dal titolo Trasferenza: trasferimento o giacenza?
L'articolo è molto interessante e ne consiglio la lettura integrale.
Nella parte finale l'autrice si interroga sulle motivazioni della creazione di questo neologismo:
"Ciò che resta da chiedersi è il motivo dell’introduzione del termine trasferenza quando l’italiano dispone già di trasferimento, peraltro impiegato in contesti e valori analoghi. Sembra addirittura che la neo-formazione sia preferita al termine preesistente: se si esaminano i rapporti numerici tra le occorrenze in rete dei sintagmi area / centro / sito e stazione di trasferimento e i paralleli area / centro / sito e stazione di trasferenza, sempre in associazione a rifiuti, è evidente che in particolare area e soprattutto sito di trasferenza risultano molto più frequenti (641 a 28 e 852 a 18); solo stazione di trasferimento è notevolmente più usato di stazione di trasferenza (9980 a 1430)". 
E più avanti:
"...  è forse ipotizzabile che il termine trasferimento sia utilizzato in riferimento ad una realtà più dinamica rispetto a trasferenza; qualcosa del genere del resto sembra potersi dedurre anche dall’uso dei giornalisti che quando alludono al trasferimento effettivo usano appunto questo termine. Si ricorderà inoltre che nei primi articoli in cui sito di trasferenza ha fatto la sua comparsa, viene alternato con sito di stoccaggio, e stoccaggio è così definito nel già ricordato Glossario rifiuti «Immagazzinamento dei rifiuti a carattere temporaneo, con opportune precauzioni (stoccaggio provvisorio). Per l’accumulo a tempo lungo o anche indeterminato si usa più frequentemente il termine “sconfinamento”». Il sito di trasferenza quindi sarebbe una specie di ‘sala di attesa’ per i rifiuti, piuttosto che una ‘stazione di cambio’, come invece parrebbe essere la stazione di trasferimento: resta da augurarsi che non si tratti di un’attesa che prelude alla giacenza, secondo un’altra preoccupante assonanza".
Non credo che la parola trasferenza sia nata e si sia affermata nell'uso per un'esigenza di precisione e di puntualità di definizione. Mi sembra più il caso di un uso delle parole volto a edulcorare o mistificare la realtà. Se poi, invece di area o sito si parla di impianto, come quasi sempre negli articoli sull'ultima emergenza a Roma  (ad esempio qui, qui, e qui), si evoca comunque l'idea di qualcosa di ben diverso da un'area in cui i rifiuti vengono ammassati provvisoriamente prima di essere portati in discarica (il significato reale del termine invece spiegherebbe i recenti disordini in Campania).

Insomma, impianto di trasferenza un po' come termovalorizzatore? Anche usare le parole "giuste" può servire a mistificare la realtà, soprattutto in tema di rifiuti.

Sull'emergenza rifiuti innescata e pronta ad esplodere a Roma e nel Lazio tornerò presto. Questo post "linguistico" ne è stato una specie di premessa ...

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