"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 3 luglio 2011

Cucina sostenibile (e altre amenità)

Ieri, mentre ero intenta a salvare, almeno in parte, della verdura dimenticata in frigo e un po' marcita un po' no e a cucinare di corsa il macinato, anch'esso dimenticato lì da qualche giorno, pensavo tre cose:
  1. in cucina sono e sarò sempre un vero disastro;
  2. nonostante questo, sto riuscendo ad essere almeno un po' più sostenibile anche in cucina?
  3. responsabilità e sostenibilità sono, in cucina come in ogni campo, difficili e faticose. Ma...
Sul primo pensiero non c'è molto da dire. Quando uno è così, è così e basta. Non mi piace nè mi è mai piaciuto cucinare. Nè, come d'altra parte è logicamente conseguente, ho mai avuto grande successo nel farlo. Insomma, un disastro e basta.
Questo ha naturalmente ripercussioni anche sul mio impatto ambientale: se mi piacesse cucinare e fossi brava nel farlo, cucinerei personalmente molte più cose, invece di comprarle, riducendo imballaggi e chilometri di percorrenza delle merci; sarei capace di creare gustose pietanze con tutto ciò che ho in frigo, avanzi e scarti, riducendo gli sprechi e i rifiuti. Grande ammirazione  (e un po' di invidia) per chi è capace di fare tutte queste cose (per esempio lei). Io, no.
Ma  sono almeno un po' migliorata? Mentre cercavo di recuperare la parte buona di quella verdura ieri, pensavo che tutto sommato sì, sono un po' migliorata.
Circa un anno fa ho cominciato ad acquistare i prodotti di Zolle. Per una come me, pigra oltre che poco amante della cucina, è stato inizialmente durissimo: verdure, spesso completamente sconosciute (e che mai avrei neanche pensato di comprare) da cucinare in continuazione; l'organizzazione settimanale della cucina; prodotti sempre diversi e inaspettati da smaltire, e a volte anche purtroppo da ... buttare: insomma, una specie di incubo. Va bene sostenere il mercato locale ma, devo ammetterlo, spesso ho pensato di mollare.
Ieri però pensavo a quanta meno roba butto, tutto sommato. A quante cose non riuscirei proprio più a comprare al supermercato (la carne, per esempio). A come è migliorata la nostra alimentazione. A quante cose buone mangiamo, nonostante la mia pessima cucina. E a come abbiamo imparato a utilizzare quello che "passa il convento", è proprio il caso di dirlo, magari alla fine della settimana, quando la dispensa sembra vuota. E quindi sì, sono migliorata. Ma soprattutto, qualunque cosa sia ciò che sto facendo, ne vale la pena.
Vale la pena fare un po' di fatica, dedicare un po' di cura e tempo alle cose. Non solo in cucina. Riprendendo possesso del lavoro e del tempo, in fondo, riprendiamo possesso di noi stessi, riacquistiamo la nostra dimensione reale. E acquistiamo consapevolezza del valore delle cose, e attraverso di esse, di noi stessi.
La cattiva notizia è che può essere faticoso e difficile, a volte. La buona notizia è che ne vale veramente la pena, perchè per nulla al  mondo potresti mai tornare indietro.

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