"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

lunedì 22 agosto 2011

Una cosa (che si suppone) divertente che non farò mai più.

Dall'11 al 18 marzo 1995 lo scrittore americano David Foster Wallace si è "volontariamente e dietro compenso ... sottoposto alla crociera '7 Notti ai Caraibi' (7NC) a bordo della m.n. Zenith" [da lui subito ribattezzata Nadir] allo scopo di scrivere un reportage commissionatogli dalla rivista Harper.
Il saggio Una cosa divertente che non farò mai più (ma il titolo originale recita A Supposedly Fun Thing  I'll Never Do Again, in cui l'avverbio, scomparso nella traduzione italiana, fa tutta la differenza) è il risultato di questa esperienza.
Inutile dire che non si tratta soltanto del resoconto di una settimana di crociera ai Caraibi nè semplicemente della descrizione della varia umanità americana che si sottopone a questo tipo di esperienza.
"In queste crociere extralusso di massa c'è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir - soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell'allegria cessavano - io mi sentivo disperato. Ormai è parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione - uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. E' più come avere il desiderio di  morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave".
 David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, minimum fax, pp. 21-22
 "Non penso sia un caso che le crociere extralusso 7NC attraggano perlopiù persone anziane. Non parlo di vecchi decrepiti, parlo di persone sopra i cinquant'anni, per le quali sentirsi mortali è qualcosa di più di un'astrazione. La maggior parte dei corpi in mostra che si potevano incontrare a tutte le ore del giorno sulla Nadir erano in vari stadi di decomposizione. E l'oceano stesso (...) mi si è rivelato fondamentalmente una gigantesca macchina di decomposizione".
pp. 24-25
"Una vacanza è una tregua dalle cose sgradevoli, e poichè la coscienza della morte e della decadenza è sgradevole, può sembrare strano che la sfrenata fantasia americana in fatto di vacanze preveda che si venga schiaffati in mezzo a una gigantesca e primordiale macchina di morte e decadenza. Eppure, sulla crociera extralusso 7NC, veniamo coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza. Un modo di mettere in atto questo 'trionfo' è la disciplina del miglioramento di se stessi; e la manutenzione anfetaminica della Nadir da parte dell'equipaggio è sfacciatamente analoga alla cura ossessiva dell'organismo: dieta, ginnastica, integratori ipervitaminici, chirurgia cosmetica, seminari sul timemanagement e tutto il resto.
C'è anche un'altra strada per il trionfo sulla morte. Dall'organismo all'onanismo. Dalla fatica del lavoro alla fatica del divertimento. Le attività ininterrotte della 7NC, i giochi, le feste, l'allegria e le canzoni; l'adrenalina, l'eccitazione, l'iperstimolazione. Ti esaltano, ti fanno sentire vivo. Ti danno l'impressione che la tua esistenza sia libera dalle contingenze".
pp. 25-26
"Quanto tempo è che non fate Assolutamente Niente? Per quanto riguarda me, lo so con precisione. So con precisione quanto tempo è passato dall'ultima volta che ogni mio bisogno è stato esaudito senza possibilità di scelta da qualche forza esterna, senza che dovessi farne richiesta o addirittura ammettere di avere alcun bisogno. E anche quella volta galleggiavo nell'acqua, in un liquido salato, e caldo, ma poi nemmeno troppo - e se per caso ero cosciente, sono sicuro che non avevo paura e che mi stavo divertendo un sacco e che avrei spedito cartoline dicendo a chiunque 'vorrei che fossi qui'".
 p. 33
 "Perchè è proprio questa - la promessa di appagare la parte di me che, sempre e soltanto, VUOLE - l'illusione fondamentale che la brochure vende. E' da notare che la vera illusione, qui, non è che questa promessa sarà mantenuta, ma che sia possibile mantenerla. Questa è una grande, gigantesca menzogna. E naturalmente io voglio crederci - fanculo a Budda - voglio credere che magari questa vacanza dell'estrema illusione mi vizierà a sufficienza, che il lusso e il piacere saranno somministrati in maniera così completa e impeccabile che la mia parte infantile si sentirà finalmente appagata.
Ma la mia parte infantile è insaziabile - e anzi, la sua essenza, il suo Dasein o quant'altro, sta proprio nella sua insaziabilità a priori. In risposta alla prospettiva di una gratificazione e un accudimento straordinari, la mia insaziabile parte infantile non farà che accrescere la soglia di soddisfazione fino a conseguire di nuovo la sua omeostasi di grave insoddisfazione. E sono piuttosto certo che anche sulla Nadir, dopo qualche giorno di deliquio e poi di assestamento, la parte di me che brama di essere viziata, che VUOLE, torna alla ribalta, e anche di brutto".
pp. 106-107
 Insomma, sarà banale dirlo, ma su quella nave c'è anche tanto di noi e della società dei consumi in cui viviamo.
E nella visione finale, in cui l'autore, in una sorta di "Visualizzazione Creativa" si allontana e guarda, non più dall'interno, ma
"... con gli occhi di qualcuno che non è a bordo, e visualizzo la m.n. Nadir di notte, in questo preciso momento, che fumiga verso nord a 21,4 nodi, con un forte vento caldo di ponente che spinge la luna dietro uno stormo di nuvole, e sento attutite le risate e la musica e i battiti cardiaci dei 'babbi' e il sibilo della scia che si ritrae, e vedo, dalla prospettiva di questo mare notturno, la cara vecchia Nadir tutta illuminata, di un bianco angelico, con le luci a festa, sontuose, regali... sì, ecco: come una reggia. Apparirebbe come una reggia galleggiante, maestosa e terribile, a una povera anima che fosse qui sull'oceano di notte, da sola in un gommone, o nemmeno in un gommone ma semplicemente e paurosamente a galla, un uomo in mare, che agita le gambe, e non c'è terra in vista"
pp.156-157
non ho potuto fare a meno di vedere l'enorme nave illuminata sul mare nero precipitare nell'abisso in una sorta di fine del mondo oltre l'orizzonte.

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