"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 4 settembre 2011

Bolle

Voce del verbo bollire, presente indicativo, terza persona singolare. Ad esempio, dell'acqua sul fuoco. In inglese it's boiling è usato per dire "fa caldo", e a me piace molto: come stare, appunto, in una pentola che bolle (e non sembra proprio così, questi giorni?) e da una pentola che bolle non si esce se non "bolliti". E noi infatti preferiamo dire si muore (dal caldo), e anche questo rende bene l'idea, soprattutto se pensiamo al verbo come indicante un processo piuttosto che un risultato. E sul caldo magari ci torno, meglio però quando sarò meno... "bollita", appunto.

Sostantivo femminile, plurale di bolla. E' quella di sapone: bella, leggera e colorata ma estremamente fragile.
C'è quella finanziaria, di grande attualità. E c'è quella immobiliare, anch'essa di grande attualità. Un mondo separato, che si è fatto le sue regole, che vive a parte dalla realtà ma come se fosse la realtà. Cresciuto con leggerezza e soprattutto inconsapevole della sua natura e della sua fragilità, che diventano evidenti solo quando è troppo tardi, e la bolla non c'è più (ma siamo sicuri poi che siano tutti inconsapevoli, e che qualcuno con le bolle non ci marci?). Che anche l'economia che governa come un tiranno assoluto le nostre vite sia una bolla alcuni o forse addirittura molti lo pensano da tempo, qualcuno in più comincia a pensarlo, e questo è preoccupante (o incoraggiante): a quando lo scoppio e il ritorno alla realtà? Prima è meglio è, pensa qualcuno, affinchè i danni, se ce ne sono, siano controllabili e riparabili. Godiamocela finchè possiamo, pensano altri, la nostra bolla bella, colorata e leggera. E al diavolo tutto il resto! Economia, ma anche ambiente, sviluppo, crescita. Una grande bolla, ma noi non ce ne accorgiamo (o non vogliamo accorgercene).
C'è poi quella mediatica. Una bolla di informazioni, più o meno grande, che ci costruiscono e che ci costruiamo intorno, e che dà corpo e forma alla "realtà" intorno a noi. E anche quando pensiamo di essere  furbi, e intelligenti, e alternativi, la costruiscono intorno a noi ancora più sofisticata e forse pericolosa (per favore, guardate questo video su TED!).

Viviamo dunque in una grande bolla, piena di tante altre bolle, più o meno grandi, in un intricato gioco di scatole e incastri, fino ad arrivare alla nostra minuscola (ma non per noi) bolla personale? 
In Questa è l'acqua, David Foster Wallace racconta questa storiella:
"Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? - I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?"
David Foster Wallace, Questa è l'acqua, Einaudi Stile libero, p. 143
Pensiamo, ragioniamo, sentiamo, giudichiamo in "modalità predefinita", dice DFW. E "le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere". Ma soprattutto, sono le più difficili da vedere. E parla della "consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi 'Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro a questi eschimesi c'è molto di più di quello che sembra'."

Insomma, un po' il caldo (bolle!), un po' una certa stanchezza, magari proprio sul senso di questo blog, mi hanno portata a queste farneticazioni, lessicali ma non solo. Pensavo a come uno si costruisce intorno una bolla, mediatica (i blog che seguo, i libri e i giornali che leggo, e altro ancora), ma non solo, e a come sia facile a volte perdere contatto con la realtà. E a quanto tutto sembra limitato, e vuoto a volte. Poi una briciola di quello che vorrei provare a fare l'ho ritrovato nelle parole del discorso di Wallace:
"Imparare a pensare" di fatto significa imparare a esercitare un certo controllo su come e su cosa pensare. Significa avere quel minimo di consapevolezza che permette di scegliere a cosa prestare attenzione e di scegliere come attribuire un significato all'esperienza.
p. 147
e più avanti:
Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri ... L'alternativa è l'inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.
p. 154
(...)
Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. (...) La ... cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia ... adesso.
p. 155 (il discorso è rivolto ai laureandi del Keyton College in occasione delle loro lauree nel maggio del 2005)

4 commenti:

  1. Veramente un bel post, hai mai pensato di scrivere un libro ?
    Non vedo alcuna farneticazioni, anzi lo trovo una perfetta ed equilibrata visione della realta', si sa ogni rivoluzione sociale, quale e' la diffusione di internet, porta necessariamente anche lati negativi e la consapevolezza e' l'unica risorsa per difendersi.

    Sul tema di TED mi permetto di segnalare un libro disponibile gratuitamente anche online:
    Luci e ombre di Google http://www.ippolita.net/6.html

    Chiudo anche io con una citazione dal Gabbiano Jonathan Livingston di R. Bach (un libro che mi pento di non aver letto prima)

    "Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi.
    Gli occhi vedono solo ciò’ che è limitato.
    Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conoci già’,allora imparerai come si vola."

    Grazie ancora
    Daniele

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  2. Ciao Paola,se farneticazioni sono, oddio quanto mi piacciono!! Farnetica ancora è un piacere leggerti.Sulla consapevolezza e sulla libertà ci sarebbero da dire fiumi di parole.30 anni di mediaset, hanno proiettato le nuove generazioni in un mondo distorto, articolato da falsi valori.Certo non è tutta responsabilità dei media.Walter Lippmann afferma che il dialogo di tipo socratico e gli individui sul modello dell'antico filosofo greco sono la chiave di volta per la formazione di un opinione pubblica sana.Molti concordano che l'educazione è il supremo valore sociale.Se basata su un dialogo aperto essa è molto di più di una semplice trasmissione di informazioni e conoscenze,aiuta la formazione della coscienza ,individuale e collettiva, sveglia la consapevolezza.E' il mio più grande rimpianto essere rimasta ignorante e non aver conseguito neanche la maturità,sento che mi manca qualcosa,sento di essere più in difficoltà di altri nell'aver subito chiaro il vero senso di un' esperienza.La conoscenza è una gran cosa e non averla un grosso limite!Ma da spirito libero quale sono, ho vissuto come un bastian controrio ,ho preso "tranvate nei denti" in quantità sufficenti per guardare oltre a quel che appare. La curiosità , il desiderio di comprendere i meccanismi della vita e della società sono stati un buon carburante. Apprezzo molto il commento qui sopra fatto da Daniele,quella citazione di Bach è molto cara pure a me . Grazie Pa ,un abbraccio.

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  3. @Daniele
    @Sandra
    Grazie per i vostri bei commenti!

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  4. @Paola dovere, spero di non abusare del tuo spazio.

    @Sandra
    Conosco persone con piu' di una laurea ma di una ottusita' senza confini, e' proprio come dici tu "La curiosità , il desiderio di comprendere i meccanismi della vita e della società sono stati un buon carburante." Proseguire con gli studi e' un vantaggio che alcuni buttano, oggi io vorrei conoscere latino,statistica,arabo e cinese mi si aprirebbero porte che x me' saranno forse per sempre chiuse.

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