"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

sabato 10 settembre 2011

ISTAT: nel 2010 aumenta la produzione nazionale di rifiuti (noi invece siamo stati bravi!)

Con il mese di agosto è terminato il nostro primo anno di pesatura dei rifiuti domestici (qui il resoconto finale). Nel post (sempre qui) avevo confrontato il peso complessivo annuo dei nostri rifiuti pro capite con quello nazionale  (Kg. 90 circa rispetto a Kg. 470 nel 2009 in Italia) ed ero rimasta anche un po' stupita della discrepanza (abbiamo prodotto meno di un quarto rispetto alla media nazionale!). E naturalmente avevo rilevato che il dato medio, essendo appunto medio, è calcolato dividendo la quantità totale di rifiuti (e bisogna vedere cosa ci finisce dentro) divisa per la popolazione. Insomma, un dato tutto sommato astratto.
Il 26 luglio 2011 è stato pubblicato dall'Istat il resoconto degli indicatori urbani ambientali del 2010 (qui).
Per quanto riguarda i rifiuti, la loro produzione pro capite nei comuni capoluogo di provincia è stimata in Kg. 609,5 con un aumento dello 0,9% rispetto al 2009 (si tratta di un dato molto più alto di quello del rapporto ISPRA 2011 sui rifiuti del 2009).
Interessante l'intervista a Roberto Cavallo, presidente di Erica e AICA, esperto di gestione di rifiuti, pubblicata da Eco dalle città, nella quale si discutono i dati del rapporto e si commenta la tendenza all'aumento della produzione dei rifiuti e le sue cause e implicazioni. Per quanto riguarda il dato complessivo dei rifiuti pro capite, Cavallo spiega come spesso in esso impropriamente confluiscano anche i rifiuti di esercizi commerciali e industriali. Molto interessanti poi le considerazioni riguardanti il rapporto tra PIL e produzione di rifiuti:
Quanto incide il fattore economico sulla produzione dei rifiuti?
Questa domanda è legata alla riflessione che stavamo facendo sopra. Ovvero se ci fossero solo condizioni oggettive ti direi che in assenza di politiche generali di prevenzione dei rifiuti (come è in questo momento in Italia) ad aumento dei consumi corrisponde aumento dei rifiuti e viceversa.
La realtà non è così, né in un verso né nell’altro. In senso virtuoso abbiamo Stati Europei che hanno investito su politiche generali di prevenzione e che a fronte di un aumento del PIL e del potere d’acquisto anche 4-5 volte superiore all’Italia hanno ridotto i propri rifiuti come l’Austria o la Germania. Per quel che riguarda l’aumento della produzione dei rifiuti invece non è detto che questo sia un indicatore della ripresa dei consumi. Non lo è per almeno due ragioni. Una sociologica. In tempo di crisi dopo una fase di minor acquisto si cade spesso invece nella fase di acquisto compulsivo, come descrive anche Simone Perotti nei suoi libri e nelle sue interviste. Pare siamo più attratti dalle offerte, quasi a rispondere con un acquisto di tanta roba a basso prezzo alla sensazione di precarietà. Ci si lega maggiormente a cose materiali che sono destinate a produrre rifiuti. Una di qualità del materiale. Con una diminuzione dei soldi in tasca il comportamento più ricorrente è quello di indirizzarci verso prodotti che costano meno e spesso di scarsa qualità e che a loro volta sono destinati a diventare rifiuti in un più breve tempo, da un piccolo elettrodomestico fabbricato dall’altra parte del mondo, irreparabile senza pezzi di ricambio, ad una maglia destinata ad infeltrirsi al secondo lavaggio. La combinazione di questi due fattori, che, ripeto, attengono alla sfera emotiva, sono una parte della risposta per cui i rifiuti domestici aumentano anche se il potere d’acquisto resta fermo o addirittura diminuisce leggermente.
Insomma, non è vero che l'aumento della quantità di rifiuti è necessariamente legato all'aumento del PIL, anzi, può essere vero il contrario.
Leggendo l'intervista ho scoperto che Cavallo è autore di un libro intitolato Meno cento chili. Ricette per la dieta delle nostre pattumiere, pubblicato da Edizioni Ambiente, in cui si danno consigli per "far dimagrire" la propria pattumiera di 100 chili. Inizialmente ho pensato che quei cento chili fossero la quantità di rifiuti da produrre (e noi siamo scesi a 90!). Poi ho capito che si trattava della quantità che si poteva sottrarre alla propria pattumiera (e avevo già scritto quasi tutto il post...). Ebbene, ho pensato lo stesso, la nostra è già sotto i cento chili in termini assoluti! Il nostro obiettivo è decisamente rifiuti zero!

Sull'aumento della produzione dei rifiuti segnalo anche l'intervista a Mario Santi sempre su Eco dalle città. Segnalo inoltre sullo stesso argomento il post di Marco Boschini, presidente dell'associazione dei Comuni Virtuosi, Meno plastica per tutti! pubblicato su Il Fatto Quotidiano. Anche qui, inizialmente credevo che l'obiettivo meno quindici chili fosse riferito alla quantità di plastica raccolta in un anno (e noi siamo a 3 chili pro capite!). Poi ho capito che si tratta di un obiettivo di riduzione dell'usa e getta. Il nostro bilancio rimane comunque super positivo (è solo il post che è venuto un po' poco "centrato", e me ne scuso).

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