"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

giovedì 22 settembre 2011

La geografia, il PIL e il discorso di Robert Kennedy

Oggi prima vera lezione di geografia dell'anno, nella nuova scuola, in una delle due nuove classi di V ginnasio che mi sono state assegnate.
Premessa dei ragazzi: noi la geografia l'anno scorso l'abbiamo studiata pochissimo, avremo fatto tre lezioni in tutto l'anno (sempre un po' così i ragazzi, direi... esagerati), noi di geografia non sappiamo niente! (in fondo il giorno prima una loro compagna dell'altra classe, dopo che avevo detto di portare geografia venerdì, aveva soltanto tenuto a sottolineare, con molta energia però, quanto la geografia fosse noiosa e, insomma, "perchè mai la dobbiamo studiare?").
Poi parlo io: va bene, ragazzi, non fa niente; vedremo nel corso dell'anno se ci sono argomenti da riprendere; intanto partiamo da qui. E soprattutto: quest'anno geografia cercheremo di studiarla, dedicandole almeno una delle tre ore settimanali che i tagli Gelmini (non ho detto proprio così, però) assegnano alla nuova disciplina "storia e geografia".
E dunque devo ammetterlo. Pur essendo un'insegnante di "latino e greco", a differenza di molti miei colleghi, a me insegnare geografia piace. Mi piace la possibilità di partire dall'osservazione della realtà. Mi piace la possibilità di poter stabilire collegamenti fra la disciplina e l'attualità (e lo so benissimo che ad esempio Paola Mastrocola e probabilmente altri considerano proprio questo una delle cause della rovina della scuola, ma non posso farci niente, sono fatta così). Oggi ho provato a parlare un po' di questo nell'impostare il lavoro dell'anno. E soprattutto ho insistito sul tema della complessità. Più che trovare risposte, ho detto, ci porremo domande. E cercheremo di capire che il mondo là fuori non è semplice, ma complesso, e che bisogna almeno essere consapevoli di questa complessità.
Poi abbiamo cominciato: cos'è lo "sviluppo", come si misura (un baratro di prospettive diverse si potrebbero aprire sull'argomento, per ora accenniamo soltanto, poi vedremo). Il PIL: cos'è, cosa misura... 
E dopo definizioni e spiegazioni ci provo. Proviamo a ragionare, a cambiare prospettiva. E leggo le parole, pronunciate più di trent'anni fa, da Robert Kennedy, agli studenti dell'università del Kansas:
"Oggi il nostro prodotto interno lordo ha superato gli 800 miliardi di dollari. Ma questo pil include l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine. Include le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per chi cerca di forzarle. Include la distruzione delle sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali. Include il napalm, le testate nucleari e i mezzi blindati usati dalla polizia per reprimere le rivolte nelle nostre città. Include i programmi della tv che esaltano la violenza per vendere più giocattoli ai nosri bambini. Il prodotto interno lordo, però, non include la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o il piacere dei loro giochi. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza del nostro dibattito politico o l'integrità dei nostri dipendenti pubblici. Non misura la nostra vivacità nè il nostro coraggio, la nostra saggezza o il nostro sapere, la nostra compassione o la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, tranne quello per cui vale la pena di vivere. E può dirci tutto sull'America, tranne perchè siamo orgogliosi di essere americani".
Robert Kennedy, università del Kansas, 18 marzo 1968 (da Internazionale, 11/17 giugno 2010, p.3)
Ecco, devo ammetterlo: studiare e insegnare geografia mi piace. E questo discorso che ho letto oggi in classe è uno dei motivi. Spero valga a qualcosa.

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