"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 27 febbraio 2011

La "riforma" Gelmini getta via ...

Il titolo del mio precedente post  mi ha fatto tornare in mente questo flash mob dello scorso anno davanti al Colosseo in difesa della scuola pubblica contro i tagli Gelmini (integrazione era appunto uno dei  sacchi della spazzatura gettati via dai tagli). Il concetto di spazzatura è ampio. Tutto si può gettare via come spazzatura: i rifiuti, le persone, la cultura. In risposta alle ultime esternazioni del capo del governo (sic!) su scuola e insegnanti (qui).

Oggi nei cassonetti ho gettato: integrazione

Scusate ma del Titanic ancora vi devo parlare...
Aggiungo all' ultimo resoconto sui rifiuti domestici  gr. 2950 di umido settimanale; il peso dell'organico prodotto negli ultimi 20 giorni circa è quindi di gr. 9450.
Ho integrato i dati dell'ultima pesatura  con i rifiuti prodotti in questi due giorni (e non ancora gettati).
Questi sono i risultati:
periodo di riferimento: 20 giorni
umido: gr. 9450
indifferenziato: gr. 594
vetro: gr. 4059
plastica: gr. 561
metallo: gr. 22
carta: gr. 1829
TOTALE: gr. 16515
Riflessioni: in percentuale, l'umido rappresenta il 57% circa dei rifiuti complessivi (è evidente che va gestito come problema prioritario); eliminando tutto ciò che può essere riciclato, solo il 3,5% circa del totale dei rifiuti deve essere smaltito in discarica (ed esistono sistemi di trattamento meccanico dei rifiuti che consentono in un fase successiva alla raccolta di diminuire ulteriormente questa percentuale); vetro, plastica, metallo e carta rappresentano il 39% circa del totale, e possono essere riciclati (purchè lo si faccia, e completamente: guarda il video).
Se poi le amministrazioni non sono all'altezza (e purtroppo in molti casi è così) diamoci intanto da fare noi: dedichiamoci al compostaggio domestico; cerchiamo di diminuire la quantità di rifiuti, anche riciclabili, che gettiamo; troviamo infine il modo di far sentire la nostra voce affinchè ciascuno faccia la sua parte.

giovedì 24 febbraio 2011

A Bergamo il primo impianto di compostaggio

Nel post di stamattina (leggi qui) parlavo tra l'altro dell'importanza del trattamento dei rifiuti organici, che dovrebbe essere una priorità di tutte le amministrazioni comunali e delle società di gestione dei rifiuti. Ben venga dunque la notizia che a Bergamo è stato installato il primo centro di compostaggio della città, con compostiere e pannelli esplicativi che hanno lo scopo di incentivare il compostaggio domestico tra la popolazione con conseguente riduzione dei rifiuti (leggi qui). Speriamo che iniziative di questo genere siano sempre più diffuse e che il compostaggio domestico diventi una pratica comune. Comportamenti virtuosi diffusi sul territorio sono senz'altro da preferire (o possono sempre affiancarsi) alla creazione di grandi impianti di smaltimento, ad alto impatto e non sempre bene accetti dalle popolazioni che vivono in loro prossimità.

Oggi nei cassonetti ho gettato...

Dal 6/2/11, data dell'ultima pesatura, oggi, dopo 18 giorni, getto per la prima volta nei cassonetti i seguenti rifiuti (prodotti da una famiglia di tre persone):
indifferenziato: gr. 490 (c'è del peso in più a causa di una bottiglia rotta...)
carta: gr. 1672
plastica: gr. 531
metallo: gr. 22
vetro: gr. 3503
TOTALE: gr. 5728, di cui gr. 490 in discarica, gr. 5238 al riciclaggio (si spera!).
Manca l'umido, che dal 6/2 ho consegnato agli addetti alla raccolta dell'organico due volte, l'ultima, domenica 20/2, per un totale di gr. 6500 
Alcune riflessioni:
  • la plastica pesa poco, ma è tanta e ovunque, soprattutto gli imballaggi leggeri  (le bottiglie di plastica possono essere più facilmente ridotte, questa volta ne butto solo due): cerco di evitarla il più possibile, ma è difficilissimo.
  • il vetro è pesante, ma si spera più facilmente riciclabile; per questo tendo a preferirlo, quando posso, ad altri imballaggi. A Roma però esiste il problema dei cassonetti multimateriale, nei quali il vetro si rompe e si mescola alla plastica, con percentuali di conseguenza ridotte di raccolta diffferenziata e riciclaggio: possibile che in tanti anni non si sia affrontato il problema?
  • la carta è pesante ma, credo, da preferire alla plastica per quanto riguarda gli imballaggi (io mi regolo così).
  • l'umido rappresenta la percentuale maggiore dei rifiuti domestici (e sappiamo anche la più pericolosa e di difficile gestione in discarica): perchè non è la priorità di tutte le amministrazioni comunali e del parlamento nazionale in tema di raccolta e smaltimento dei rifiuti?
  • l'indifferenziato può essere davvero drasticamente ridotto con comportamenti attenti; è necessario anche però che il ciclo complessivo dei rifiuti sia efficiente, e che si ricicli veramente ciò che non finisce in discarica. Per quanto mi riguarda, sono comunque  abbastanza soddisfatta, perchè ho gettato il mio sacchettino dopo 18 giorni dal precedente, e avrei potuto ancora aspettare. Questo vuol dire che, se il sistema fosse ben organizzato e funzionasse,  si potrebbe risparmiare  sulla frequenza di raccolta dell'indifferenziato, investendo sull'efficienza del sistema nel suo complesso. 
Prossimamente altre riflessioni sui ... cassonetti.

lunedì 21 febbraio 2011

Viva la Spagna!

La Spagna sta vivendo un periodo difficile, e questo dispiace, perchè quella spagnola continua ad essere una società giovane, vitale, dinamica, all'avanguardia in molti settori, compresa la tutela ambientale. Per quanto riguarda in particolare la mobilità urbana, interessante la notizia della riforma del Regolamento generale della circolazione (leggi qui) che istituisce, sul modello peraltro di altre città, il limite di 30 Km/h nelle strade urbane di quartiere, e che promuove la bicicletta da mezzo "alternativo" a mezzo "preferenziale" per viaggiare nei centri urbani. Il provvedimento sarà prossimamente approvato dal governo. Le motivazioni non sono di tipo ambientale, ma riguardano la sicurezza dei pedoni, le cui probabilità di sopravvivere ad un incidente sono drasticamente maggiori in caso di velocità non superiore ai 30 Km/h. Mi sembra una bella notizia per due motivi: i pedoni (e con loro i ciclisti) si riappropriano delle strade delle città, da cui il traffico veicolare li ha sempre più esclusi, mettendo inoltre gravemente a rischio la loro incolumità; uomo e ambiente, sicurezza e qualità della vita sono una cosa sola: una città più sicura, a misura d'uomo, è anche una città meno inquinata e più salubre, dove si vive meglio.
Restando in tema di mobilità sostenibile e di città spagnole, si può leggere qui del grande successo del bike sharing a Barcellona, dal 2007 a oggi.
A quando qualche intervento anche solo minimamente significativo anche a Roma (e non solo) riguardo mobilità, sicurezza stradale, qualità dell'aria?

domenica 20 febbraio 2011

Bando allo sconforto!

Vivere consapevolmente, operare ogni giorno tante piccole scelte personali con la speranza di poter cambiare le cose, comporta necessariamente momenti di stanchezza e sconforto. E' molto difficile che questi momenti si traducano in un passo indietro, un ritorno a vecchie abitudini e a comportamenti irresponsabili. Però lo sconforto agisce dentro, e logora, come tutte le cose negative. Tutto sembra difficile e inutile. Si spegne l'energia. Perciò bisogna reagire! 
 Teniamo sempre a mente che:
  • Tutte le scelte consapevoli hanno comunque un impatto positivo, anche se non  sempre evidente: non dimentichiamolo! La quantità di CO2 non emessa nell'atmosfera, la quantità di plastica non abbandonata nell'ambiente, l'acqua risparmiata, le sostanze inquinanti e i rifiuti non prodotti.
  • Anche se non ci sembra, non siamo soli! Ci sono milioni di persone nel mondo che fanno le nostre stesse scelte. Il nostro impatto positivo va sommato al loro.
  • La direzione è quella giusta! Anche se lentamente, comunque si procede in questa direzione. Ciò che oggi è raro o eccentrico diventerà comune, e questo è già successo per tanti comportamenti ormai generalmente acquisiti.
Ieri mi sono iscritta su  aNobii a un bel gruppo che si chiama   Vivo sostenibile! : libri e proposte interessanti, toni mai sopra le righe, ma soprattutto la piacevole sensazione che c'è un sacco di gente che vive quotidianamente e normalmente in un certo modo, come se fosse la cosa più semplice e scontata del mondo! Forse, senza neanche accorgercene, stiamo sempre più diventando  la norma. Forse, dovremmo semplicemente esserne maggiormente consapevoli e andarne orgogliosi!

Altri utili consigli su quello che gli anglosassoni chiamano green burnout  qui                             

    mercoledì 16 febbraio 2011

    L'ingiustizia economica della plastica

    Un'interessante conversazione (in inglese) sulla rilevanza delle questioni ambientali.
    La plastica danneggia l'ambiente, ma anche le persone, soprattutto i più poveri. Questo avviene in tutte le fasi del suo ciclo: di produzione, uso e smaltimento.  Sono sempre le popolazioni più povere che soffrono i danni peggiori. Alla radice del problema è l'idea stessa di "usa e getta" (disposability). Se trattiamo il pianeta come spazzatura, trattiamo come spazzatura anche le persone. Ma in un mondo che non tratta come spazzatura le persone, non si può trattare come spazzatura il pianeta. Giustizia sociale e ecologia sono una sola idea. E l'idea è che nulla è "usa e getta" (disposable): risorse, specie, persone. Tutto è prezioso. Abbracciando l'ambiente abbracciamo anche l'umanità.

    martedì 15 febbraio 2011

    A proposito di nucleare e sicurezza

    Non ho nessuna esperienza nè competenza, neanche minima, per parlare di nucleare. Cerco di informarmi ma, come moltissimi di noi, devo necessariamente basare le mie opinioni sulle conoscenze e le competenze altrui. Devo fidarmi delle opinioni di altri, cercando di valutarle tenendo conto soprattutto della loro coerenza logica, o della buona fede di chi le propone. Per fare questo, cerco di utilizzare, oltre alla logica e all'"analisi del testo", anche il senso comune. Questo mi dice ad esempio che, nel dubbio, fra chi ha interessi da difendere e chi non ne ha, istintivamente la mia fiducia va a chi non ne ha. Oppure che, sempre nel dubbio, non si può prescindere dal principio di precauzione. Il buon senso mi dice anche che un Paese che non è in grado di  smaltire i suoi rifiuti urbani (per non parlare di quelli speciali) e che ancora non ha trovato una soluzione per lo smantellamento di poche centrali nucleari vecchie di decenni, semplicemente non può essere in grado di gestire un piano nucleare. Lo stesso dicasi per una classe politica che ha ampiamente dimostrato di essere dominata dal malaffare e di avere come unico obiettivo l'arricchimento privato a spese di risorse pubbliche. E, last but not least, come ci si può fidare di uno che in un fuori onda durante un dibattito televisivo minaccia il suo interlocutore di "spaccargli la faccia"? (qui)
    Breve preambolo (perchè la questione è complessissima) semplicemente per introdurre questa notizia, che mi sembra estremamente significativa, su centrali nucleari in Francia e sicurezza  (qui).

    lunedì 14 febbraio 2011

    Modiche quantità

    In fondo, un primissimo passo in difesa dell'ambiente (e non solo) veramente semplice e alla portata di tutti  è quello di ridurre la quantità di detersivo quando lo si utilizza. Le case produttrici esagerano sempre le quantità consigliate, che possono essere addirittura dimezzate (provare per credere). Questo vale per il detersivo per i piatti (non è necessaria troppa schiuma, basta versare poche gocce direttamente sulla spugna, ed eventualmente aggiungerne altre in caso di necessità mano a mano che si procede con il lavaggio); stessa cosa per il detersivo per lavatrice (di solito metà della dose consigliata è sufficiente, si può procedere per tentativi); non ho esperienza diretta di lavastoviglie, ma immagino che si possa tranquillamente applicare lo stesso principio, utilizzando una minore quantità del tradizionale detersivo dosabile al posto delle monodosi  imposte dalla pubblicità delle case produttrici (riflettiamo sempre davanti alla pubblicità: fanno i nostri interessi o i loro?).
    Conseguenze di questo semplice gesto:  riduzione delle sostanze inquinanti che si riversano nelle acque (l'acqua è preziosa, dobbiamo preservarla il più possibile dalle sostanze nocive); riduzione della quantità di plastica da smaltire (i contenitori durano di più);  risparmio economico. A questo punto, se si vuole, si può scegliere di reinvestire i soldi risparmiati nell'acquisto di detersivi ecologici o alla spina ( perde valore l'obiezione che costano di più), diminuendo ulteriormente l'impatto ambientale (i detersivi sono meno inquinanti; non si deve smaltire il flacone di plastica, che viene riutilizzato).
    Per tutti gli altri detersivi per la casa, ho già detto (qui) che sono totalmente superflui e sostituibili con bicarbonato, aceto e limone.
    Semplice. Efficace. Conveniente.

    domenica 13 febbraio 2011

    Se non ora, quando?

    Oggi pomeriggio andrò alla manifestazione delle donne (ma speriamo anche degli uomini) Se non ora, quando? Certo, forse era meglio prima. Quasi senza accorgercene siamo precipitati in un abisso inimmaginabile solo qualche anno fa. Un abisso che ha fagocitato la dignità delle persone, e quindi anche delle donne. Un abisso del quale l'immagine della donna come oggetto di consumo è solo un aspetto, o forse, meglio, l'emblema. Non credo che una manifestazione possa cambiare la realtà: anni di cultura televisiva berlusconiana hanno lasciato un segno temo indelebile (e questa, secondo me, è la responsabilità più grande di una figura come B. e dei suoi accoliti: il disastro culturale prima che politico, la distruzione del tessuto sociale, l'imbarbarimento dei costumi e dei cuori). Però questo è il momento! Cominciamo a contarci, a guardarci in faccia, a farci vedere; a reagire, anche visibilmente, scendendo in piazza. Meglio tardi che mai! E che sia solo l'inizio!
    L'appuntamento a Roma è alle ore 14.00 in piazza del Popolo.
    Qui tutti gli appuntamenti in Italia e all'estero

    sabato 12 febbraio 2011

    Come volevasi dimostrare...

    Secondo Legambiente, gli ultimi dati sullo smog a Roma sono allarmanti (leggi qui).
    Il governo, per bocca del ministro dell'Ambiente (?) Stefania Prestigiacomo, dice che il piano anti-smog esiste, ma non ci sono i soldi per applicarlo (leggi qui).
    Il Comune da parte sua latita: pare sia  in vigore a Roma dall'inizio della settimana il blocco ai veicoli più inquinanti (cioè non catalizzati o "poco catalizzati", una percentuale minima del parco macchine) entro la fascia verde (questa sconosciuta) dalle 7,30 alle 20,30 (leggi qui): è evidente che si tratta di un provvedimento completamente inutile.
    Di questi argomenti si parla solo su siti e blog specializzati, mentre sarebbero necessari un'informazione capillare su tutti i media e una conoscenza diffusa del problema e delle sue conseguenze come premessa necessaria a interventi drastici ed efficaci.
    P.S. Il tempo sta cambiando. Scommettiamo che non verrà fatto nulla, tanto fra un po' i dati miglioreranno? Se ne riparlerà alla prossima emergenza, giusto il tempo di aspettare che il tempo cambi ancora.
    Ulteriori approfondimenti "nazionali" sulla questione sul Fatto Quotidiano

    giovedì 10 febbraio 2011

    Quando l'ignoranza è al potere

    Chiude il corso di laurea in Scienza e tecnologia del packaging attivato nel 2001 presso l'Università di Parma. Faceva parte del "copione" letto o imparato a memoria dai vari megafoni del governo sguinzagliati nei talk show durante le settimane e i giorni precedenti all'approvazione della legge sui tagli alle università (ricordo in particolare Gelmini e Castelli) in cui si elencavano i corsi di laurea inutili presenti in Italia. Sono stati probabilmente i nomi ad attirare l'attenzione degli "esperti" di tagli. "Scienza e tecnologia del packaging", vi rendete conto? E giù risate.
    Lascerei che l'ignoranza e l'incompetenza si squalifichino da sole. Però, aggiungerei, anche la laurea in Igiene dentale... non fa un po' ridere?
    Per gli approfondimenti sul Fatto Quotidiano leggi qui.

    mercoledì 9 febbraio 2011

    Ecco il composto!

     Questo è il mio primo composto! Così si presentava il 26 agosto 2010, dopo quasi tre mesi dall'inizio del lavoro. Lo stesso contenitore oggi si presenta così (una parte del composto è già stata usata per alcune piante della mia mamma).
    Sono ancora presenti e forse più visibili di prima alcune parti chiare (il calcare delle uova, credo, che richiede più tempo per la decomposizione). Ma  è  terriccio, anche profumato (è rimasto un odore di alloro dovuto a foglie e rami aggiunti agli scarti di cucina).
    Come si fa?
    Ho utilizzato un contenitore di plastica, abbondantemente bucherellato sul fondo e sui lati. La parte centrale del coperchio è stata aperta e sostituita con un pezzo di zanzariera (si intravede nella foto accanto al contenitore), in quanto deve passare l'aria, ma non devono entrare insetti.  Assolutamente indispensabile il sottovaso, perchè dopo circa quindici, venti giorni, comincia la produzione di liquido (che può essere raccolto e utilizzato come fertilizzante concentrato).
    Ho raccolto separatamente gli scarti alimentari (tranne carne, formaggi, cereali e tutti gli avanzi cucinati), lasciati prima riposare per qualche giorno in una busta di carta, poi inseriti nel contenitore alternati a materiale di tipo legnoso (foglie secche, ma nel mio caso, in mancanza di queste, soprattutto carta del pane o cartoncino). La presenza e l'integrazione con questo tipo di materiale è importantissima, soprattutto nella fase in cui comincia la produzione di liquido, che viene assorbito dal materiale carbognoso. Ho aggiunto per avviare il processo una piccola quantità di composto maturo,  utilizzato anche come filtro antiodore sul coperchio.  Così si presentava il mio secondo contenitore, cominciato il 13 agosto, circa una settimana dopo l'inizio della raccolta: aperto
     

    e chiuso:





    E così si presenta adesso, dopo quasi sei mesi. 

    Alcuni consigli:
    C'è sicuramente una fase del processo, quella che segue l'emozionante iniziale "riscaldamento" naturale del materiale e caratterizzata dalla produzione di liquido e umidità, che richiede una certa cura: bisogna aggiungere costantemente  la carta e rivoltare spesso il composto (insomma, almeno una volta al giorno), in modo che l'areazione sia  garantita. In questo modo si evita la produzione di cattivi odori. In questa fase il composto ha un odore, diciamo così, caratteristico, ma che non ha niente a che vedere con quello della spazzatura in discarica o nei cassonetti, e che si percepisce soprattutto quando lo si maneggia e rivolta, ma che non dà alcun fastidio (tutto il mio composto è stato prodotto all'interno, in quanto il mio appartamento non ha spazi esterni di alcun genere).
    Come ho detto in un post precedente, ora raccolgo l'umido per la raccolta differenziata avviata nel mio municipio, ma ho intenzione, magari a partire dalla primavera, di riprendere anche la produzione di composto domestico, sia per diminuire comunque la quantità di rifiuti prodotti, sia per avere terriccio da utilizzare (o regalare).
    E vuoi mettere la soddisfazione di essere quasi a impatto zero per quanto riguarda la parte più pericolosa e difficile da gestire dei rifiuti, il materiale organico? In discarica si trasforma nel terribile percolato, è causa di inquinamento e cattivi odori. Se trattato correttamente è materia organica, preziosa e riutilizzabile. E' così difficile riportare questo terribile circolo vizioso dei rifiuti al suo naturale ciclo virtuoso?

    Alcuni link utili: http://verucciarchivio.blogspot.com/2008/03/il-compostaggio-domestico.html
    http://www.youtube.com/watch?v=wZsn8Ifu91k

    lunedì 7 febbraio 2011

    Che belle giornate di questi tempi a Roma! E la qualità dell'aria? Forse non tutti sanno che...

    Bellissime giornate di questi tempi a Roma. Cielo azzurro e limpido (solo all'orizzonte una lontana foschia tendente al grigio); sole splendente; aria tiepida nelle ore centrali della giornata. Però da qualche giorno gli occhi bruciano spesso. E gli odori, in particolare quelli di diesel e gasolio, ma anche, perchè no? la sigaretta di chi cammina per strada, sono più forti e persistenti. E poi un vago senso di nausea, accompagnato da mal di testa, se si staziona o ci si muove a lungo in zone altamente trafficate.
    Forse non tutti sanno che le giornate apparentemente più belle, con cielo limpido e terso, le giornate di alta pressione, soprattutto in inverno, sono quelle in cui maggiore è la concentrazione di sostanze inquinanti negli strati più bassi dell'atmosfera. L'inversione termica e la scarsa ventilazione dell'aria fanno sì che le sostanze provenienti dal traffico automobilistico (la causa principale di inquinamento nelle città) e dai riscaldamenti degli edifici non si disperdano negli strati più alti dell'atmosfera. I sintomi sulle persone, anche se non percepiti da tutti allo stesso modo, sono quelli detti sopra. Nel mio caso, è persistente in questi giorni un bruciore agli occhi sempre più prolungato e acuto nel corso della giornata. Non posso credere che non ci siano conseguenze anche per l'apparato respiratorio, pur in assenza di sintomi.
    Ricordo che molti anni fa, quando si cominciò a controllare la qualità dell'aria nelle grandi città, i dati erano accessibili a tutti e regolarmente riportati sui giornali, sul televideo, ed erano oggetto di articoli e dibattiti; i vigili per protestare usavano mascherine anti-smog; si riscontravano nella categoria frequenti malori, regolarmente riportati dalla stampa. Esisteva almeno la percezione del problema. Oggi, che nulla è cambiato e quasi nulla è stato fatto, non si parla quasi più dell'argomento. Non è una priorità. E se non se ne parla, il problema non esiste. Come è forse conveniente al sistema che sia.
    Informazione obiettiva e conoscenza sono vitali in una società democratica ed evoluta. Immaginiamo che nei mass-media si parli di argomenti e questioni  in base alla loro effettiva rilevanza e non al bisogno di distrazione e di controllo delle masse. Immaginiamo un sistema di informazione in cui ogni giorno si pubblichino i dati dell'inquinamento nelle città, il numero dei ricoverati in ospedale per sintomi riconducibili alla cattiva qualità dell'aria; un sistema in cui si parli ogni giorno degli effetti a lungo termine del fumo, o del numero di vittime sulle strade; un sistema in cui si riportino quotidianamente i dati dell'aumento della temperatura terrestre,  le immagini e le misurazioni dello scioglimento dei ghiacci sulla superficie terrestre o i dati sui disastri ambientali conseguenti al riscaldamento globale. Forse questi temi acquisterebbero la rilevanza che meritano, e si potrebbe cominciare a fare qualcosa per risolverli.
    Intanto, è importante sapere che è proprio quando le giornate sono più belle che dobbiamo fare di tutto per limitare le fonti di inquinamento, lasciando a casa l'automobile privata e limitando l'uso del riscaldamento domestico.

    domenica 6 febbraio 2011

    Se non son troppo grandi o troppo piccole non le vogliamo

    Sarà perchè ci si fa più caso. Sarà perchè sono quelle che più frequentemente si trovano sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, davanti ai passaggi per disabili e carrozzine, in curva, sugli incroci, davanti ai cassonetti, in doppia e tripla fila, in divieto di sosta, nelle corsie preferenziali, con il muso sporgente sulla strada o il c..o sporgente sul marciapiede, ad intralciare il traffico o il passaggio dei pedoni...

    Sono le automobili troppo piccole, le microcar, le Smart, soprabito indossato per uscire da singoli, al massimo (ma raramente) da due persone. Immaginiamo se ognuno di noi si muovesse su una Smart! Tanto è piccola, non occupa spazio. Auto su misura. Si muove come un motorino, parcheggia dove vuole. Milioni di scatolette di lamiera, quanti siamo noi, ovunque, sopra i marciapiedi e sulle strade, ad occupare ogni centimetro rimasto libero di questa giungla d'asfalto.

    E sono le automobili troppo grandi, i Suv, i pk (si chiamano così?), le jeep militari, quelle enormi quattro ruote motrici che sembra che debbano attraversare il deserto o scalare le montagne mentre  si muovono a fatica tra viuzze e vicoli di centri storici e quartieri periferici pieni di stradine strette a senso unico, con auto parcheggiate su entrambi i lati, sugli incroci e in curva, fino all'ultimo millimetro di spazio disponibile, senza marciapiedi e a malapena lo spazio per il passaggio di una macchina. Immaginiamo se tutti avessimo un Suv! Come saremmo tutti più sicuri dall'alto delle nostre quattro ruote motrici, sprezzanti del pericolo sempre in agguato sulle strade! Immaginiamo le nostre città e i centri storici finalmente completamente e definitivamente bloccati da questi mostri in lamiera!

    Questi due opposti mi sembrano veramente l'emblema di una civiltà  malata e incapace  di riconoscere i sintomi della sua malattia. Una civiltà patetica e ridicola, ma anche pericolosa, e (cosa non meno importante) brutta. Lo specchio di un tessuto sociale in disgregazione, in cui ciascuno pensa per sè, in cui il bene comune non conta.

    Dobbiamo immaginare un modo diverso di muoverci e di vivere. Riappropriamoci delle città, delle strade, dell'aria, del tempo, dei nostri corpi. Restituiamo bellezza allo spazio che ci circonda e alle nostre vite!

    Resoconto mensile (e totale di cinque mesi) di pesatura dei rifiuti in casa

    Resoconto dei rifiuti domestici prodotti in casa (famiglia di tre persone) nel mese di gennaio:
    indifferenziato: Kg. 2,069
    umido: Kg. 14
    plastica: Kg. 0,969
    carta: Kg. 8
    metallo: Kg. 0,189
    vetro: Kg. 4,494
    totale rifiuti: Kg. 29,721
    Rifiuti prodotti dal 27/8/10 al 6/2/11:
    indifferenziato: Kg. 10,262
    umido: Kg. 53,451
    plastica: Kg. 4,690
    carta: Kg. 31
    metallo: Kg.1,148
    vetro: 29,295
    totale rifiuti: Kg. 129,846

    Ho preso l'idea di pesare i rifiuti dal sito http://www.chilopesa.it/ . Come ho già detto, è un buon modo per cominciare. Permette intanto di farsi una prima idea di quanta roba buttiamo via ogni giorno. Vicende come quella dei rifiuti di Napoli e Campania, ma non solo, devono farci riflettere: le nostre azioni hanno conseguenze siamo anche noi responsabili dei rifiuti che produciamo; non possiamo continuare a far finta di non sapere che le cose hanno una vita e un impatto prima e dopo l'uso che ne facciamo; non possiamo continuare a delegare soltanto la soluzione dei problemi, senza assumerci le nostre responsabilità.

    Il resoconto della produzione mensile dei rifiuti sarà un appuntamento fisso del blog. Con eventuali commenti e riflessioni. Per il momento posso dire che non sono pienamente soddisfatta di come vanno le cose in casa mia. C'è ancora molto da fare.

    QUESTA SERA IMPERDIBILE PUNTATA DI PRESA DIRETTA SULLA QUESTIONE DEI RIFIUTI IN CAMPANIA. 
    Integrazione 8/3/11: ecco il link della trasmissione: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-18bd872e-a7e9-44c3-ae75-d466ec61d736.html#p=0 

    giovedì 3 febbraio 2011

    Secondo passo: riduzione dei rifiuti (e a lungo termine: rifiuti zero)

    Una volta, fino a qualche decennio fa, i rifiuti non esistevano. O per lo meno, non in questa quantità. La plastica degli imballaggi non esisteva. I vuoti erano a rendere. Tutto si riutilizzava. Si viveva peggio? Non saprei. Certo non esisteva il problema dello smaltimento dei rifiuti nei termini in cui lo conosciamo oggi. E, sia ben chiaro, il problema dello smaltimento dei rifiuti non è solo: "come facciamo a smaltire i rifiuti?"; il problema è Napoli e la Campania, è Malagrotta, è l'aumento di malattie presso le popolazioni che vivono in prossimità di discariche e inceneritori, è l'avvelenamento irreversibile dei territori e delle acque. Come è potuto accadere? Com'è che non conosciamo  neanche la storia di questo processo, che non ci siamo neanche accorti che tutto stava cambiando? Com'è che da un momento all'altro ci siamo ritrovati a comprare, usare e gettare via nel giro di pochissimo tempo gran parte delle cose che ci passano fra le mani, moltissime delle quali completamente inutili? Non ho una risposta, ed è un tema che mi piacerebbe approfondire. So che ci sono soluzioni possibili, progetti concreti che riguardano decine di comuni e realtà locali di cui si parla pochissimo, e su cui mi piacerebbe tornare.
    Intanto, io faccio la mia parte. Ecco schematicamente alcune delle cose che si fanno (o non si fanno più) in casa mia.
    Detersivi: quello per i piatti e quello delicato per lavatrice sono in contenitori ricaricabili da più di un anno; per la pulizia di tutta la casa si usano solo aceto, bicarbonato e limone (contenitore in vetro per il primo, bustina di plastica per il secondo, più facilmente smaltibile e riciclabile dei flaconi in plastica rigida); per la biancheria in lavatrice si usano, a seconda dei casi e delle necessità, lisciva (confezione in cartone) e noci lavatutto (bustina di plastica che ancora va avanti da mesi), a cui si può aggiungere aceto come ammorbidente.
    Saponi: sapone naturale al latte di mandorla al posto del bagnoschiuma e del detergente intimo (confezione in carta riciclabile). Per lo shampoo invece si usano ancora confezioni in plastica (non ho trovato per il momento alternative); cerco almeno di comprare prodotti naturali in confezioni grandi.
    Carta: tovaglioli, fazzoletti, stracci di stoffa per tutto (tranne la carta igienica, che è però in carta riciclata).
    Buste di plastica: sostituite da borse di stoffa e a rete già da molto tempo, ben prima del bando del governo (il solito pasticcio? meglio fare da soli).
    Acquisto dei prodotti confezionati: si va alla ricerca di prodotti il più possibile leggeri e privi di imballaggi; se proprio non si riesce ad evitarli, si cercano almeno imballaggi dichiaratamente riciclabili (è incredibile la quantità di materiali da imballaggio in commercio di cui non si sa cosa fare, o dichiaratamente non riciclabili).
    C'è ancora tanto da fare, e il mercato non aiuta (chi vende prodotti alla spina? praticamente nessuno). Ma l'obiettivo resta, col tempo, quello dei rifiuti zero.

    mercoledì 2 febbraio 2011

    Dei minimi e dei massimi sistemi (e di quanto è difficile scrivere un blog)

    Questo è un blog che tratta dei minimi sistemi. Cosa faccio, cosa posso fare ancora, cosa tutti possiamo fare per "essere parte della soluzione e non del problema". E' all'inizio, e da qualche parte dovrà pur cominciare. I primi post sono quindi il minimo del minimo sistema. So perfettamente che dietro a queste piccole cose c'è un mondo sconfinato, e che i problemi e la realtà non sono semplici come vorremmo che fossero. Penso anche però che il percorso personale e l'esperienza diretta possano permettere di tanto in tanto di affacciarsi e gettare uno sguardo su quel mondo sconfinato, su quei massimi sistemi che pure esistono.
    Ad esempio, nell'ultimo post ho affrontato il tema della raccolta differenziata dei rifiuti. Dovrebbe essere roba da scuola materna. Dovrebbe essere, diciamoci la verità, roba superata. E poi, che vuol dire raccolta differenziata? Non è la raccolta il problema, ma cosa si fa poi con il materiale raccolto. Perchè parliamo ancora di percentuali di raccolta differenziata, quando dovremmo parlare di percentuali di riciclaggio dei materiali?  Quando dovremmo parlare di riduzione dei rifiuti? Eppure la raccolta differenziata è un primo passo importante per la gestione corretta del ciclo dei rifiuti sia a livello di sistema, sia a livello di abitudini dei singoli, che differenziando i loro rifiuti assumono comunque comportamenti più consapevoli (cosa ho comprato? cosa butto? quanta roba finisce in discarica? e se fosse nel mio giardino? non sarà il caso di andare oltre l'usa e getta? da dove vengono le cose che uso, e dove vanno quando ho finito di usarle?). Non solo, ma la quantità di persone che non fa nemmeno la raccolta differenziata è, almeno nella realtà che vedo io, ancora altissima! Altro che roba da scuola materna! (E poi ci sono quelli che la fanno sbagliata, e sono sempre tantissimi, e spesso insospettabili). Osservare, pesare, misurare, maneggiare i rifiuti prodotti dalla mia famiglia mi ha permesso di capire molte cose che certamente, se fossi abbastanza intelligente, anche un'analisi scientifica mi avrebbe permesso di capire (a trovarla!): che i cassonetti stradali sono sbagliati nella loro quantità e tipologia (troppo pochi quelli per la differenziata rispetto all'indifferenziato, questo dicono le percentuali dei miei rifiuti domestici); che il problema numero uno è quello dell'organico, (la prima cosa da fare è senza dubbio creare impianti di compostaggio, o incentivare quello domestico); che bisogna affrontare il problema degli imballaggi e di tutto un sistema di produzione delle merci, responsabilizzando i produttori; che il vero tema è quello della riduzione (non puoi non accorgertene se guardi i tuoi rifiuti); e tanto altro ancora, su cui col tempo mi piacerebbe tornare. Non c'è solo la raccolta differenziata, e c'è chi dice che sia addirittura controproducente. Secondo me, invece, è comunque un passo importante, dal quale non si può prescindere, qualunque sia poi la direzione che si voglia prendere.
    Poi però c'è tutto un viaggio da fare. E un mondo da scoprire. Non so se riuscirò a comunicarlo  nei miei post (è veramente difficile scrivere un blog!) ma ci proverò.