"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 27 marzo 2011

Bugie nucleari: promemoria di Legambiente, e Veronesi da Fabio Fazio

Dal sito di Legambiente un prezioso promemoria da leggere e conservare  (a questo link) delle dichiarazioni di politici e nuclearisti nei giorni che vanno dal sisma in Giappone fino al 19 marzo.

Aggiungo l'inarrivabile intervento di Umberto Veronesi ieri sera a Che tempo che fa (qui).  Magari prendetevi una camomilla prima, fate un po' di training autogeno, cercate di proteggere la vostra salute psichica prima di tutto, ma guardate l'intervista. Scoprirete tra l'altro che, rispetto agli altri paesi europei, noi "siamo più liberi", non dobbiamo fare gli stress test perchè non abbiamo centrali, possiamo "portarci avanti":
Il nostro progetto è molto più avanzato, noi vogliamo essere i primi, se il nucleare si farà, naturalmente, arrivare ai REATTORI DI QUARTA GENERAZIONE, che sono AUTOFERTILIZZANTI e NON HANNO SCORIE
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venerdì 25 marzo 2011

Ultime notizie sulla raccolta differenziata a Roma

Due notizie recenti sulla raccolta differenziata a Roma.
1) Secondo dati AMA,  a gennaio aumenta la raccolta differenziata a Roma : si passa dal 23,5% di dicembre 2010 al 24,1% di gennaio 2011. L'incremento è dovuto all'aumento del numero di cittadini interessati da forme di raccolta differenziata mirata (le nuove modalità sono quelle della cosiddetta raccolta "mista" o "spinta", di cui ho parlato qui).
2) Secondo una denuncia della CGIL, riportata da Repubblica.it, a Roma diminuiscono i ricavi della raccolta differenziata; ciò avviene principalmente per due motivi: le disastrose nuove modalità di raccolta (appunto la raccolta "mista" o "spinta") che non garantiscono la qualità dei materiali; i problemi agli impianti di smistamento del  multimateriale a Rocca Cencia (attualmente fermo) e al Laurentino (solo parzialmente funzionante) che rendono necessario il ricorso a privati, con aggravio delle spese (ne ho parlato anche in questo post).
Le notizie sono rispettivamente del 18 e del 25 marzo 2011, e sembrano essere in contraddizione tra loro. Dando per scontato che entrambe siano vere, provo a capirci qualcosa.
Nel primo caso si parla di aumento della raccolta differenziata: per quanto disastrosa, la raccolta "mista" permette comunque un incremento della raccolta differenziata (alla consueta raccolta multimateriale, che rimane inalterata, si deve comunque aggiungere quella dell'organico). Che cosa poi si faccia con i materiali raccolti separatamente è irrilevante.
Nel secondo articolo si considera ciò che succede dopo la raccolta: se gli impianti di smistamento non funzionano, o la qualità del materiale differenziato non è buona, le spese aumentano (intervento di privati e percentuali basse di riciclaggio) e buona parte del materiale deve essere conferito comunque in discarica (ricordiamo che l'AMA paga la società Colari per conferire i rifiuti nella discarica di Malagrotta).
Ricapitolando: abbiamo pagato milioni per enormi impianti di smistamento del multimateriale attualmente non funzionanti o funzionanti a basso regime; paghiamo privati per fare il lavoro di questi impianti; paghiamo per modalità di raccolta differenziata di scarsa efficienza e perdiamo ricavi a causa di materiale di qualità scadente; paghiamo per buttare in discarica tutto ciò che dovrebbe essere riciclato e non può esserlo; paghiamo  per il 75% circa dei nostri rifiuti che non viene differenziato e va direttamente in discarica; paghiamo per trasformare parte di questi rifiuti indifferenziati in inutile CDR che, per la sua scarsa qualità, deve comunque essere conferito in discarica.
Un'ulteriore conferma di un sistema  costoso e inefficiente. Che mostra somiglianze sempre più inquietanti con la situazione in Campania (si veda questo interessante articolo di Nello Trocchia  intitolato Malagrotta forever sul Fatto Quotidiano).
Arrivati a questo punto, da bravi italiani, potremmo almeno provare  a copiare da chi è più bravo di noi, e andare a vedere, per esempio, come fanno in Germania.

mercoledì 23 marzo 2011

Cicche... (ovvero, i mozziconi di sigaretta inquinano)

Mozziconi di sigaretta ovunque! Fateci caso quando camminate per strada: sono ovunque, ne incontrate ad ogni passo, spesso in concentrazioni altissime in prossimità di luoghi di ritrovo o di attesa come fermate degli autobus o locali pubblici. Si tratta di gran lunga del tipo di rifiuto prevalente sulle strade e i marciapiedi delle nostre città (per non parlare delle spiagge). Anche nei luoghi o nei quartieri più puliti se ne trovano in gran quantità negli interstizi dell'asfalto, fra i sanpietrini, intorno ai tombini, nelle aiuole. Vecchi e sbiaditi, oppure freschi e ancora fumanti. Il discorso è serio, e non riguarda soltanto il decoro e la pulizia delle città. Insomma, non si tratta semplicemente di raccoglierli o di impedire che vengano dispersi nell'ambiente (anche se riuscire a fare questo sarebbe già moltissimo ...).
I mozziconi di sigaretta rappresentano un esempio emblematico del nostro modo di affrontare il tema dei rifiuti e della nostra superficialità nel considerare le conseguenze delle nostre azioni. In fondo un piccolo mozzicone di sigaretta è solamente una goccia infinitesimale nel mare di spazzatura prodotto ogni giorno. Eppure la quantità di tanti piccoli mozziconi messi insieme è enorme, come ci mostrano le nostre strade, ma anche i dati di studi recenti. Inoltre, i mozziconi costituiscono un tipo di rifiuto non riciclabile e per giunta altamente tossico che, se anche fosse raccolto, dovrebbe  essere trattato come rifiuto speciale, con alti costi di smaltimento.
Ecco un po' di numeri. I dati di uno studio di ENEA Bologna presentato il 21 gennaio 2010 sono allarmanti: il carico nocivo di un singolo mozzicone é di per sè basso ma, considerato il numero complessivo di 72 miliardi di cicche disperse nell'ambiente ogni anno in Italia, la quantità di sostanze tossiche è impressionante, come indica questa tabella:

Nicotina 324 tonnellate
Polonio-210 1872 milioni di Bq
Composti organici volatili 1800 tonnellate
Gas tossici 21,6 tonnellate
Catrame e condensato 1440 tonnellate
Acetato di cellulosa 12240 tonnellate

Si tratta dunque di un problema enorme eppure completamente ignorato, che richiederebbe una raccolta differenziata e uno smaltimento speciale, sui quali esiste invece un vuoto legislativo e culturale (non solo in Italia).
I danni maggiori  causati dalla dispersione nell'ambiente dei mozziconi riguardano i mari, dove prima o poi finiscono le cicche disperse, con gravissime conseguenze per l'ecosistema e la fauna marina. Maggiori informazioni su questo aspetto della questione si possono trovare sul sito biologia marina.eu, che riporta anche un' utile sitografia sull'argomento. Molto chiaro è  anche questo video su ENEA web tv.
Il fatto che su un tema di tale portata non si sia mai fatto nulla la dice lunga sulla nostra mancanza di coscienza e consapevolezza e sulla superficialità del nostro stare al mondo. Ogni nostro gesto, per quanto apparentemente insignificante, ha conseguenze enormi sull'ambiente. La questione dei mozziconi di sigaretta può aiutarci a ricordarlo.
Un buon motivo in più per smettere di fumare.

Ecco qui un'interrogazione dei radicali alla regione Lazio in proposito e un progetto sperimentale a Roma di raccolta differenziata.

martedì 22 marzo 2011

Una valanga di messaggi contro la delibera di Agcom per censurare la rete!

In base alla delibera 668 del 2010 che potrebbe essere votata prossimamente dall'Agenzia delle comunicazioni,  l'agenzia stessa, organo amministrativo, su direttiva del ministro dello Sviluppo (Romani), avrebbe la possibilità di chiudere siti internet, senza l'intervento del giudice, semplicemente sulla base di presunte violazioni del copyright. La denuncia è stata rilanciata da Avaaz.org, che sta organizzando una campagna di invio di e-mail da parte dei cittadini ai membri della commissione affinchè non votino a favore della delibera. Si può aderire alla campagna qui e far girare l'iniziativa.
(dal blog di Giulia Innocenzi sul Fatto Quotidiano)

lunedì 21 marzo 2011

A scanso di equivoci...

L'ho detto fin dall'inizio, questo è un blog che parla dei minimi sistemi, ma solo perchè chi lo scrive è convinta che le piccole azioni e le piccole scelte individuali servano, anzi, siano l'unica strada possibile per un cambiamento e per un mondo migliore. Ebbene sì, penso questo: penso che il mondo si possa cambiare e anzi voglio che il mondo cambi e sia migliore. E penso che ciò non possa avvenire se  non attraverso la consapevolezza individuale di ciascuno.  Sono disposta a cambiare la mia vita e cerco di farlo, pur con tutti i miei limiti.

Gli eventi che si stanno susseguendo in questi giorni nel mondo, le conseguenze del terremoto e del maremoto sulla centrale di Fukushima e la conseguente emergenza nucleare in Giappone, poi la guerra in Libia, e i dibattiti che ne conseguono, mi hanno portato a riflettere sul tema dell'energia in un senso più ampio rispetto al mio solito. Ho intenzione di  approfondire l'argomento e sto provando a raccogliere materiali e fonti di informazione sulle quali ho intenzione di tornare in futuro.

Quello però che voglio dire subito, prima ancora di cominciare, a scanso di ogni equivoco, è che sì, penso che la nostra vita debba cambiare, e io sono disposta a cambiarla; e che questo principio sia prioritario rispetto a qualsiasi scelta di qualsiasi tipo dal punto di vista energetico. E anche che ciascuno è responsabile per ciò che succede: disastri petroliferi (leggi qui dal blog di Colin Beavan), disastri nucleari (leggi qui dal blog di Debora Billi) e che la responsabilità personale conta, nel bene e nel male (guarda la parte finale di questa bella intervista a Pier Camillo Davigo). Vale per me, ma anche per tutti gli altri. A scanso di ogni equivoco.

Vota sì ai referendum: manifestazione nazionale 26 marzo a Roma


26 marzo 2011
Ore 14.00 - Piazza della Repubblica
Manifestazione nazionale a Roma


 
VOTA SI' AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE!
SI' per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni,
dei diritti, della democrazia

giovedì 17 marzo 2011

Sicurezza nucleare

Mai avrei pensato di scrivere un post sul tema dell'energia nucleare in questo momento! Poi, mentre elaboravo la bozza di un articolo sulla "responsabilità", nel quale facevo riferimento  al mio post del 15 febbraio su "Nucleare e sicurezza", HO RILETTO L'ARTICOLO USCITO IL 14 FEBBRAIO SUL FATTO QUOTIDIANO dal titolo Nucleare, difettosi 34 reattori francesi, e non ce l'ho fatta. La notizia è questa: da un'analisi effettuata dalla stessa società elettrica francese Edf, in 34 dei 58 impianti nucleari francesi, peraltro interessati da numerosi incidenti negli ultimi anni, sono state riscontrate anomalie al sistema di raffreddamento; si è scoperto che, in caso di guasto al sistema primario, il dispositivo di sicurezza potrebbe non essere sufficiente a scongiurare il rischio di surriscaldamento e conseguente fusione del nocciolo. La presenza di anomalie è stata confermata dall' ASN, la Società di Sicurezza Nucleare francese, e gli impianti sono ora al centro di  un  programma di riparazione e sostituzione. Il primo degli impianti è entrato in funzione nel 1977, l'ultimo nel 1987.
Ci sono voluti trent'anni per accorgersi di una grave anomalia al sistema di sicurezza di ben 34 impianti nucleari in uno dei paesi più nuclearizzati al mondo,  all'avanguardia in fatto di tecnologia nucleare, e dal quale l'Italia sta per acquistare i suoi prossimi impianti di nuova generazione!
Alla luce di quello che sta purtroppo accadendo in questi giorni, apprendiamo dunque che non solo il sistema di raffreddamento di una centrale nucleare costruita sul mare può essere danneggiato da un evento imprevisto come un terribile maremoto in Giappone, ma che può anche essere difettoso in origine senza che per trent'anni se ne abbia consapevolezza.
Non so a voi, ma a me questo basta ... e avanza.

lunedì 14 marzo 2011

Più bidelli e meno Gelmini (dal Fatto Quotidiano)

Dal blog di Paolo Ojetti sul Fatto QuotidianoPiù bidelli e meno Gelmini
Più bidelli e meno Gelmini
Fabio Fazio, da quel gentiluomo che è, ha lasciato uscire indenne dagli studi di Che Tempo che fa la ministra Mariastella Gelmini. Eppure, parafrasando lo scrittore ungherese Frigyes Karinthy, autore del Viaggio intorno al mio cranio, sarebbe stato opportuno un viaggio intorno al cranio del nostro ministro della Pubblica istruzione. Ella lamenta che in Italia “ci sono più bidelli che carabinieri” e chegli insegnanti sono sottopagati perché in soprannumero. Probabilmente, la ministra non si è resa conto di avere, implicitamente, auspicato un’Italia con meno scuole e più delinquenti quando – brechtianamente parlando – qualsiasi persona di buon senso auspicherebbe il contrario.
In seconda battuta, è dimostrabile che la ministra odia la scuola che dovrebbe in realtà difendere e amare. I “docenti”, gli “insegnanti” non dovrebbero essere mai, nemmeno in ipotesi, in soprannumero. La scuola pubblica non è un' azienda che deve produrre un tot a costi tot e con ricavi tot. La scuola è un “servizio”, un fondamento della democrazia, una missione che serve a formare classi dirigenti, diffondere cultura, aprire le menti alla tolleranza, aiutare il progresso del vivere civile, fornire alimento alle idee nuove, capire la storia, conservare la memoria. Per tutto questo, gli insegnanti sono sempre pochi. E mai pagati a sufficienza.
Aggiungo, da Girolamo De Michele, La scuola è di tutti, minimum fax, 2010, cap. 4, par. 2, pp.187-195, che in Italia i bidelli sono in numero minore dei carabinieri (110.000/112.000 contro 118.000 carabinieri, mentre il numero di 167.000 riferito ai bidelli, spesso ripetuto dal ministro, è quello complessivo dei collaboratori scolastici); il loro numero, per sede scolastica pubblica (edificio scolastico) è pari a 2,5 bidelli per scuola  (rispetto a una media di 25 carabinieri per caserma, probabilmente adeguato, visto il costante calo dei reati dal 1992 al 2006);  molte scuole devono ricorrere a imprese di pulizia proprio perchè il numero dei bidelli è insufficiente. Cito dal testo di De Michele (assolutamente da leggere!):
...i collaboratori scolastici, che nel 2008/2009 erano 167.123, erano 187.787 nel 2002/03, con una perdita di circa 20.000 posti di lavoro (più marcata al Sud, per inciso): non solo meno bidelli, ma meno segretari, meno tecnici, ecc. Ma "167.000 bidelli più dei carabinieri" piace al ministro Gelmini, tanto da averlo ripetuto in un'audizione alla Camera a distanza di un anno. Peccato che in quest'anno, fra Finanziaria e tagli di bilancio, i collaboratori nel complesso siano diminuiti di oltre 15.500 unità - cioè 15.500  stipendi in meno, e qualche altra scuola costretta a chiamare una ditta di pulizie al posto di un bidello che resta a casa, a ridurre gli orari e i servizi delle segreterie e dei laboratori. (op. cit. p.195, grassetto mio).

domenica 13 marzo 2011

Grandi opere e semplici cassonetti

Guardando la puntata di  Presa diretta  di domenica 6 marzo sullo scandalo "parentopoli" presso le aziende Atac e Ama di Roma ho scoperto, e mi scuso per la mia ignoranza in proposito, che esiste un impianto Ama per il trattamento dei rifiuti a Rocca Cencia con due linee di trattamento: una dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata multimateriale (plastica, vetro e metallo)  destinati al riciclaggio, e una dei rifiuti indifferenziati destinati a formare CDR (combustibile da rifiuti) (leggi qui dal sito dell'Ama), e che questo impianto non è al momento funzionante. Nell'inchiesta si vedono camion che trasportano i rifiuti dall'impianto ad altri luoghi (discarica?), con costi aggiuntivi. Facendo una rapida ricerca su Google ho trovato alcune informazioni sull'impianto di Rocca Cencia. E' stato inaugurato da Veltroni e Marrazzo il 20 gennaio 2006 ed è stato fin da subito oggetto di  numerose polemiche: costi elevati, ritardo nel completamento dei lavori, non operatività dopo l'inaugurazione (leggi qui). Notizie risalenti al gennaio scorso rilevavano la non piena operatività dell'impianto (qui e qui).

Sarà presto operativo il sistema di tracciabilità dei rifiuti SISTRI, nato nel 2009 per permettere l'informatizzazione dell'intera filiera dei rifiuti speciali di tutta Italia e dei rifiuti urbani della regione Campania. L'attivazione del sistema, prevista per il dicembre scorso, è stata prorogata al prossimo giugno, mentre sono state abolite intanto le sanzioni per le violazioni, causando un pericoloso vuoto normativo da qui a giugno (leggi qui dal Fatto Quotidiano). Sempre sul Fatto Quotidiano si possono trovare qui tutti gli articoli sull'argomento, che presentano il quadro di un sistema molto costoso e poco efficiente, ma sicuramente all'avanguardia (a quanto pare, ce l'abbiamo solo noi...).

Quando esco di casa, mi imbatto tutti i giorni in una serie di cassonetti stradali. Costituiscono uno spettacolo molto variegato. Dentro e accanto, sopra e sotto a quelli per la raccolta del materiale indifferenziato si trova generalmente di tutto: scatole di cartone, contenitori di plastica, bottiglie, lattine, legno, fogliame, pezzi di mobili o mobili interi, materassi, elettrodomestici vari... Quelli per la raccolta differenziata  sono altrettanto ricchi e vivaci per la varietà di materiali che contengono: innumerevoli buste di plastica a contenere la carta gettata nel cassonetto per la raccolta della carta; oggetti di ogni genere e funzione nel cassonetto per la raccolta multimateriale che, ricordiamolo, è destinata invece solo agli imballaggi. In particolare, il primo cassonetto per l'indifferenziato che incontro è sempre pieno di scatoloni di cartone e materiali da imballaggio provenienti dal vicino bar-tabacchi: si leggono chiaramente le marche dei prodotti sulle scatole, sigarette, bevande, prodotti vari.

A Roma il sistema non è in grado di garantire una raccolta efficiente dei rifiuti, nè il decoro della città, però si spendono milioni per grandi impianti poco efficienti se non fermi, e soprattutto orientati a chiudere la filiera dei rifiuti con l'incenerimento. D'altra parte, il gestore locale non  è in grado di "tracciare" i rifiuti del bar-tabacchi sotto casa, con tanto di intestazioni e codici a barre sugli imballaggi, mentre a livello nazionale si spendono milioni per un sistema di controllo sofisticatissimo ma, a quanto pare, aggirabile (qui).

Metto insieme questi dati e queste semplici osservazioni personali e arrivo alla seguente conclusione. Quando in Italia si dice che i rifiuti sono una ricchezza, si intende che i rifiuti sono una ricchezza per la classe politica e per alcuni grandi gruppi imprenditoriali, ai quali si possono aggiungere anche la mafia e la criminalità organizzata in genere. Da qui la scelta di grandi impianti tecnologicamente all'avanguardia (?) ma soprattutto costosissimi, presentati come la magica soluzione di tutti i problemi. Una volta avrei forse detto che dietro a questa scelta ci sono anche grande ignoranza e incompetenza. Oggi sinceramente penso che ci siano esclusivamente grandi interessi affaristici e completo disinteresse per il bene collettivo e l'effettiva soluzione dei problemi. Purtroppo questa considerazione riguarda in maniera trasversale tutta quanta la classe politica  (almeno ad alto livello, perchè esistono anche moltissimi esempi di politica virtuosa a livello locale di cui si parla pochissimo); non si può dimenticare che Roma è stata amministrata per decenni dalla sinistra.

E' assolutamente necessario un ricambio della classe politica, e bisogna fare di tutto affinchè avvenga. Ma continuo a pensare che si possa arrivare a questo soltanto con un movimento di cambiamento che parta dal basso e dai comportamenti individuali (non bastano le elezioni).
In tema di rifiuti, possiamo sottrarre materiale ai loro grandi impianti diminuendo, riutilizzando, riciclando. Possiamo spingere il sistema a cambiare attraverso un modo diverso di comprare e consumare.
Possiamo lasciare vuoti i loro cassonetti e rendere inutili i loro impianti. Cominciamo!

giovedì 10 marzo 2011

Un Mediterraneo di plastica

In un mio recente post riflettevo su notizie di cronaca che ogni tanto compaiono nelle pagine interne dei giornali o in trafiletti, su onde anomale di plastica che si riversano sulle spiagge italiane. Se le agenzie ne parlano, si deve trattare di quantità veramente enormi, visto che una gran quantità di plastica e rifiuti, a cui siamo completamente assuefatti, già staziona abitualmente sulle nostre spiagge e galleggia nei nostri mari senza fare notizia. Si tratta di articoli nelle cronache locali che hanno titoli come questo (dal Corriere della Sera):


Tirreno Sulla costa laziale buste di plastica e perfino i resti di una bufala. Il sindaco: scopriamo con il satellite da dove vengono

Il mistero del mare inquinato a Sabaudia

 

Se proprio se ne deve parlare, bisogna presentare il fenomeno come un mistero sul quale si indaga, addirittura con il satellite. Le autorità sono al lavoro, i sindaci sporgono denuncia contro ignoti, richiedono al ministero dell'ambiente l'intervento di navi  spazzarifiuti. In questo caso i sospetti cadevano (ma poi?) su un'azienda di allevamento di bufale (per i rifiuti organici, ma la plastica che c'entra con le bufale?). Nel 1998, in occasione di un episodio simile, prosegue l'articolo, si attribuì l'anomala presenza di rifiuti nei mari e sulle spiagge al passaggio di traghetti veloci sulla rotta Olbia-Anzio.
Tranquilli, un singolo colpevole c'è sempre, tutto può continuare come prima, in caso di emergenza i nostri potenti mezzi ci salveranno. Ma soprattutto: si tratta di casi circoscritti, i nostri mari sono puliti!

Ebbene, è stato presentato ieri in Senato un rapporto su "L'impatto della plastica e dei sacchetti sull'ambiente marino" (qui e qui). Lo studio è stato effettuato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna, su richiesta di Legambiente. Analizza la quantità e la tipologia di rifiuti antropici presenti nel Mediterraneo, e le conseguenze sull'ambiente marino, soprattutto sulla fauna. Presenta un quadro decisamente preoccupante della situazione di inquinamento da plastica nel Mediterraneo. L'Italia è doppiamente esposta al problema, per la sua posizione geografica e in quanto primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta.
Il problema dell'inquinamento da plastica riguarda tutti i mari, compreso il Mediterraneo. Ed è un problema di estrema gravità, che va affrontato. Come ricorda Charles Moore nella sua conversazione su TED (qui), è impossibile ripulire i mari: dobbiamo smettere di usare la plastica nel modo in cui abbiamo fatto negli ultimi cinquanta anni.

mercoledì 9 marzo 2011

Dar voce a chi non ha voce

Copio e incollo dal sito My plastic free life questo bellissimo post:

March 9, 2011

Speaking for the Voiceless

Three years ago, I saw a photo of a dead albatross chick filled with plastic pieces and knew I had to be the voice for those who couldn’t speak for themselves.
Sometimes I forget and think my purpose is plastic. But it’s not.
Yeah, I collect my plastic waste; blog about plastic-free alternatives; write to companies to get them to change their products and packaging; and give speeches and interviews on plastic, plastic, plastic.  I focus on plastic because so few other activists and organizations do. Because “green” companies still package their products in plastic, and organic foods come wrapped in the stuff.
But my purpose, the reason I speak out on plastic, is for my clients:
albatross plastic Speaking for the Voiceless
Dead albatross chick on Midway Island. Source: http://chrisjordan.com
Sea Turtle Eats Plastic Speaking for the Voiceless
Sea Turtle Eats Plastic. Source: http://www.seaturtle.org
seal trapped in plastic sm Speaking for the Voiceless
Seal trapped in plastic. Source: Flickr.com
plastic kills camels Speaking for the Voiceless
Plastic kills camels. Source: http://myyellowbells.blogspot.com
cows eat plastic Speaking for the Voiceless
Cows eat plastic. Source: http://www.poornima.info
baby plastic bottle Speaking for the Voiceless
Plastic baby bottle. Source: Flickr Creative Commons.
When I forget them, I get caught up in the madness of Google Rank, Search Engine Optimization, PR Pitches, Social Media, blog popularity, and the stress gets to me. I focus on checking off items on my “To-Do” list and lose sight of the meaning of the actions themselves.
A few nights ago, flying home from Maryland after my mom’s death, feeling sad and useless and just trying to make sense of it all, I listened to a podcast from The Moth storytelling series that woke me up to my purpose all over again. I post it here in the hopes that it can inspire you too. Especially if you have ever been reluctant to speak up.
Please listen to the story of Alan Rabinowitz, who was born with a stuttering problem so severe he was placed in Special Ed with the slow learners and shunned by adults and children. While he couldn’t talk to people, he could communicate with animals. Every afternoon after school he would sit in a little closet in his New York City apartment with his pets… hamster, gerbil, green turtle, chameleon, garter snake,
and I would talk to them. I would talk fluently to them. I would tell them my hopes and my dreams. I would tell them how people were stupid because they thought I was stupid. And the animals listened. They felt it. And I realized very early that they felt it because they were like me. The animals, they had feelings too. They were trying to transmit things also, but they had no human voice. So people ignored them. Or they misunderstood them. Or they hurt them. Or sometimes they killed them. I swore to the animals when I was young that if I could ever find my voice, I would be their voice.
Later, after years of training to learn to speak fluently and escaping into the jungle to be with the animals, Rabinowitz finds himself faced with a difficult challenge. In order to save the jaguars that he loves from extinction, he will have to keep his promise and give the speech of his life.
(Via The Moth podcast)
When writing or speaking or thinking get hard and I’m tempted to call it quits, I remind myself that “my” work is not about me at all. It’s about a deep and insistent love that requires me to use whatever skill I have to keep the promise I made the night I saw that photo.
That’s the love I received from my mother.  She died two weeks ago, but her love did not.
blue flourish

lunedì 7 marzo 2011

Inceneritori: le verità nascoste (da Il Fatto Quotidiano. it)

Qualificatissimo e chiarissimo post pubblicato sul Fatto Quotidiano dal titolo Inceneritori: le verità nascoste,  dal blog di Ascanio Vitale, ingegnere "dalla doppia formazione, aerospaziale ed elettronica" (come lui stesso dice nella sua biografia nel blog),  esperto di protezione ambientale. Un testo preziosissimo, al quale una  profana come me non ha proprio nulla da aggiungere. Salvo forse porre una domanda: è solo per ignoranza e incompetenza che i nostri politici persistono in questa politica inefficace e pericolosa dell'incenerimento? O qualcuno ci guadagna?
Da leggere e ... conservare!

domenica 6 marzo 2011

Resoconto mensile (febbraio) e di sei mesi di pesatura dei rifiuti

Nel mese di febbraio in casa abbiamo buttato:
organico: Kg. 12,950
carta: Kg. 2,468
plastica: gr. 770
metallo: gr. 49
vetro: Kg. 5,445
indifferenziato: gr. 782
TOTALE: Kg.22,464
La somma complessiva di 6 mesi di pesatura dei rifiuti è la seguente:
organico: Kg. 66,401
carta: Kg. 33,468
plastica: Kg. 5,460
metallo: Kg. 1,197
vetro: Kg. 34,740
indifferenziato: Kg. 11,044
TOTALE: Kg.152,310
Rispetto al  mese scorso (ma anche rispetto a tutti i mesi precedenti) è notevolmente diminuito l'indifferenziato, e questa è una buona notizia; il peso dell'organico, inferiore a quello del mese precedente, è comunque maggiore rispetto agli altri mesi; é diminuito anche il peso della carta (butto meno giornali, tendo a conservarli); la plastica è più leggera rispetto al mese scorso, ma in linea con le pesature dei mesi precedenti; è diminuito il metallo (non compro quasi più scatolette, rimangono i coperchi delle bottiglie di passata); stabile il vetro.
A vedere i dati relativi al 2007 della produzione dei rifiuti in Italia  io e la mia famiglia possiamo considerarci soddisfatti: la proiezione annua dei nostri rifiuti pro capite è abbondantemente inferiore alla media nazionale.
Eppure tutto ciò non è sufficiente...Nell'indifferenziato c'è ancora troppa roba, soprattutto imballaggi (carta oleata o sporca e i soliti imballaggi e scartoffie varie non riciclabili); la plastica è decisamente troppa, soprattutto dal momento che non sono così sicura che venga effettivamente riciclata (questo argomento va approfondito); lo stesso dicasi per carta e vetro: il riciclaggio dei materiali è comunque un'operazione con un impatto ambientale non di poco conto. Quindi: guerra agli imballaggi! Comincia la caccia a prodotti alla spina che non siano i soli detersivi e la ricerca di alternative a tutti i prodotti imballati. Comincio a pensare che in questa battaglia non siano possibili le mezze misure o i compromessi: bisogna mirare all'obiettivo più alto, quello dei rifiuti zero! Un buon modello può essere quello di questa famiglia inglese.

sabato 5 marzo 2011

Il capitano Charles Moore e i mari di plastica


La conversazione è in inglese, ma le immagini parlano da sole.
La plastica, che pensavamo avrebbe reso la nostra vita più facile quando abbiamo cominciato ad usare prodotti usa e getta, è in realtà ingombrante, non biodegradabile e difficilissima da riciclare. Un esempio delle entità numeriche di cui si parla: ogni 5 minuti vengono gettate negli Stati Uniti 2 milioni di bottiglie di plastica (il montaggio nel video è impressionante). I prelievi effettuati mostrano campioni di acqua di mare nei quali la quantità di plastica è maggiore della quantità di plancton. Albatros vengono uccisi dalla plastica che scambiano per cibo (micidiali i tappi delle bottiglie, che galleggiano e si spostano per migliaia di chilometri negli oceani). La plastica entra nella catena alimentare, è nei pesci che vengono pescati, è piena di sostanze altamente tossiche. La società dell'usa e getta è ormai fuori controllo, è diventata globale: non possiamo conservare o riciclare tutta la nostra roba, e i mari ne sono la prova. Siamo arrivati al punto in cui è ormai impossibile pensare di poter ripulire gli oceani. Dobbiamo agire alla fonte, fermare la produzione di plastica sulla terra. Ma anche così ci sono poche speranze. I nostri mari non torneranno mai più quelli di una volta. Almeno proviamo a invertire la rotta.

venerdì 4 marzo 2011

Firmiamo la petizione di Greenpeace per l'accorpamento dei referendum alle amministrative

A questo link si può firmare la petizione al ministro Maroni per l'accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative il 29 maggio che consentirebbe un risparmio di 350 milioni alle casse dello Stato:
http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/nucleare/maroni-referendum-nucleare/
Lo slittamento a giugno, privo di motivazioni oggettive, avrebbe solo lo scopo di impedire il raggiungimento del quorum e invalidare dunque il risultato dei referendum sulla privatizzazione dell'acqua, il legittimo impedimento, il ritorno al nucleare.
Una riflessione: la mossa del governo conta sull'ignavia e la mancanza di senso di responsabilità dei cittadini, che sono visti come una massa priva di testa e di volontà, facilmente manipolabile, che già si immagina stanca dei continui ballottaggi e pronta a fuggire al mare. Che bello sarebbe dare una lezione di civiltà e maturità, di quelle che si ricordano, a un governo che ci vede così! e finalmente spazzarlo via!

mercoledì 2 marzo 2011

La racconta differenziata "spinta" a Roma

Tra luglio e settembre 2010 è partita in sette municipi di Roma, in forma sperimentale, la cosiddetta raccolta differenziata "spinta" (leggi qui dal sito dell'Ama). Si tratta di una modalità di raccolta stradale, con punti mobili ad orario (5,30-10,30 nei giorni feriali, 7,00-12,00 il sabato e la domenica) per organico e indifferenziato; rimangono inalterate le modalità di raccolta di materiali riciclabili con i cassonetti stradali.
Si può considerare una specie di via di mezzo fra la raccolta tradizionale tramite cassonetti stradali per tutti i materiali e la raccolta porta a porta. Stando ai dati e all'opinione degli esperti, non si tratta certo del sistema di raccolta più efficiente. Il modo migliore per aumentare drasticamente la raccolta differenziata è quello di utilizzare il sistema di raccolta porta a porta, tra l'altro presente in alcuni municipi di Roma con ottimi risultati (leggi qui dal sito dell'Ama). Invece di proseguire nella direzione del porta a porta l'Ama ha preferito "sperimentare" questo sistema, che ha indubbiamente molti svantaggi, sia perchè può risultare disagevole per i cittadini, sia perchè non incrementa in alcun modo la raccolta differenziata dei materiali riciclabili, che rimane affidata al poco efficiente sistema dei cassonetti stradali. Non so quali siano le ragioni di questa scelta, peraltro molto contestata. Ho purtroppo poca fiducia nella volontà da parte dell'azienda di affrontare veramente il problema dei rifiuti (sempre preziosa la visione di questa indimenticabile puntata di Report). Detto questo però, penso anche che molte delle reazioni all'introduzione di questa nuova modalità di raccolta dei rifiuti siano eccessive (ho inviato il mio commento a questo articolo sul  Cambiamento.it , che mi sembrava francamente eccessivo nei toni e pieno di luoghi comuni a riguardo). Le cose che non vanno devono essere cambiate e migliorate. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte, soprattutto in una città come Roma, che, non dimentichiamolo, è da anni sull'orlo di un'emergenza non molto dissimile da quella di Napoli e non ha ancora attuato un piano rifiuti in grado di scongiurarla. Aspetti positivi di questa modalità sperimentale di raccolta? Finalmente si raccoglie l'organico! E soprattutto, impariamo che i rifiuti non si buttano tutti i giorni! Impariamo a ridurne la quantità (visto che è tanto scomodo andare a buttarli presso i luoghi di raccolta...).

martedì 1 marzo 2011

Il Great Pacific Garbage Patch

Mi ha sempre impressionato questa storia. Soprattutto il fatto che se ne parlasse e se ne parli  così poco. All'inizio ho anche pensato che fosse semplicemente una "bufala". Pensavo: possibile che non esistano fotografie? Possibile che non si trovino immagini da nessuna parte?  Ma si potrebbe anche rovesciare la questione: dove vanno a finire le tonnellate e tonnellate di plastica che produciamo e disperdiamo nell'ambiente a ritmi forsennati ogni giorno? Guardate una discarica: è così difficile immaginare che esista  un continente di plastica in mezzo all'oceano Pacifico? Considerate soltanto la quantità di plastica che esce dalle vostre case ogni settimana, nonostante i vostri sforzi per evitare il più possibile gli imballaggi..Non tenete conto del suo peso, la plastica è leggera, ma consideratene la quantità, il volume: è la percentuale di gran lunga maggiore dei vostri rifiuti. Non finisce mai. E' impossibile disfarsene. Provate ad esempio a vedere quanto tempo ci vuole ad eliminare i sacchetti di plastica ripiegati sotto i vostri lavelli, e che usate regolarmente come contenitori per i rifiuti, dopo mesi e mesi che avete smesso di accettare nuovi  sacchetti  di plastica: nonostante tutti i vostri sforzi, la loro quantità sembra non diminuire mai! Moltiplicate tutta la vostra plastica per... miliardi!
Ebbene, il nostro stile di vita tutto basato sulla plastica sta producendo danni enormi e forse irreparabili all'ambiente in cui viviamo. Per saperne di più un articolo  qui  sul Fatto Quotidiano. E, perchè no? anche strane notizie come  questa, che ogni tanto misteriosamente si affacciano alle nostre cronache estive. O pensiamo forse  che un mare piccolo e chiuso come il Mediterraneo possa essere indenne dal problema?
Informiamoci, ma diamoci anche da fare! La plastica non necessaria va eliminata!
Ecco un link interessante per chi vuole iniziare questa battaglia: http://myplasticfreelife.com/