"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

giovedì 30 giugno 2011

Malagrotta bis

Secondo una dichiarazione rilasciata da Renata Polverini al Messaggero del 30 giugno (qui), la Regione Lazio avrebbe deciso (il condizionale è d'obbligo) cosa fare dei rifiuti di Roma dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, chiusura che sarà prorogata di ulteriori sei mesi fino alla fine del 2011 (anche qui e qui).
La decisione, peraltro ancora non definitiva, era attesa da tempo,  è stata probabilmente differita per motivi  "elettorali"  (qui), ancora non viene ufficializzata probabilmente sempre per motivi di convenienza politica.

Riassumo sommariamente alcuni eventi delle ultime settimane. 
Nei primi giorni del maggio scorso si è verificata nel VI municipio di Roma , ma con ripercussioni un po' in tutta la città, una inquietante emergenza rifiuti (ne ho parlato anche qui; altre informazioni qui, qui, qui, qui, qui e qui). Se si è trattato di un'emergenza reale,  ha clamorosamente evidenziato la fragilità del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Roma e nel Lazio. Rimane il dubbio, peraltro non così peregrino nel nostro paese, di un'emergenza anche funzionale a interessi e scelte che dovranno essere fatte in futuro.
A proposito di interessi in gioco, il 20 maggio il proprietario della discarica di Malagrotta e signore assoluto dei rifiuti a Roma, Manlio Cerroni, ha inviato una diffida a Regione e  Provincia  a sbloccare al più presto le procedure per la scelta del sito adiacente di Monti all'Ortaccio come unica alternativa possibile a Malagrotta, annunciando (o minacciando?) la chiusura certa di questa a settembre (qui). Questo mentre si alternavano le voci sulle scelte dei siti da parte della Regione, si levavano le proteste dei cittadini, la decisione veniva rinviata (qui, qui e qui) e il Piano Regionale rifiuti veniva bocciato dagli stessi uffici regionali in seguito alla procedura della VAS,  Valutazione ambientale strategica (qui).

Secondo la notizia del Messaggero, dunque, la località prescelta per sostituire Malagrotta sarebbe Pizzo del Prete, nel comune di Fiumicino. Ma, poichè ci vorranno tre anni affinchè il sito diventi operativo, nel frattempo sarà necessario utilizzare come discariche provvisorie anche gli altri siti ipotizzati come alternative a Malagrotta. Insomma, tutti "accontentati".

Nel leggere queste notizie mi colpiscono soprattutto le parole e l'uso che se ne fa.
Ad esempio la nuova discarica in realtà non è una discarica (parola che obiettivamente suona male) ma si parla di impianti di trattamento (di che genere, è lecito saperlo?) affiancati da una mini discarica di servizio. Poi, il mondo fantastico che viene rappresentato, ignorando completamente la realtà. Dall'articolo del Corriere della Sera:
«A Fiumicino, se il sito andrà lì, andranno circa 300mila tonnellate di rifiuti, che è lo stesso quantitativo che oggi da Fiumicino viene portato a Malagrotta» ha chiarito Renata Polverini. Secondo la giunta, Pizzo del Prete sarà sito integrato con una piccola discarica di servizio con rifiuti inerti e inodori e trasformerà i rifiuti in energia.
Insomma, non si sa per quale miracolo i rifiuti si ridurranno a circa 300mila tonnellate (la raccolta differenziata arranca ancora intorno al 20%, punto più, punto meno...); i rifiuti "inerti e inodori" saranno trasformati in energia (cioè inceneriti, forse?); non si sa bene perchè, se era tutto così facile, abbiamo dovuto utilizzare per quasi quarant'anni la mega discarica di Malagrotta, dove i rifiuti sono indifferenziati, percolanti e "odorosi", e dobbiamo pure prorogarla per altri sei mesi (qualcuno ha voglia di andarsi a cercare quante volte la chiusura di Malagrotta è stata improrogabilmente prorogata negli ultimi anni?).
Ancora dall'articolo del Corriere della Sera:
«Per la prima volta il Lazio, come tante regioni d'Italia, inizia un percorso virtuoso che consentirà di riciclare e smaltire tutti i rifiuti», ha aggiunto Polverini. « Avremo una minidiscarica di servizio - ha ricordato ancora - agli impianti di smaltimento dei rifiuti che non accoglieranno più il rifiuto “tal quale”, ma sarà già trattato. Inoltre non ci sarà nemmeno più nessun cattivo odore. Premieremo tutti i comuni che vorranno farsi carico del loro sito di smaltimento dei rifiuti perchè nessuno vuole un sito sotto casa», ha ribadito la governatrice. L’idea è quella di ridurre Ici, rette per gli asili e tasse comunali nelle località che ospiteranno gli invasi per la raccolta".
Insomma, il modello virtuoso della discarica di Peccioli, dove con grande gioia si raccolgono i rifiuti di tutta la regione Toscana guadagnandoci sopra un sacco di quattrini (la proprietà è del comune e dei cittadini), con conseguente riduzione di tasse, rette e aumento di servizi e vantaggi. Al punto che non se ne può più fare a meno e che la si voglia ampliare ad ogni costo e il più possibile (ma non doveva essere una mini discarica di servizio?). E se i rifiuti dovessero diminuire? Così risponde la società che gestisce la discarica toscana:
 "Man mano che diminuiranno i flussi di urbani - rispondono dalla Belvedere - in via cautelativa, ai fini della valutazione degli impatti, si considera un pari incremento dei rifiuti speciali" (qui).
Come dire, quando i rifiuti sono una ricchezza (discariche e inceneritori),  poi non se ne può più fare a meno. E se diminuiscono quelli urbani, ben vengano quelli speciali. E soprattutto, si vada avanti con la politica di mercificazione  in base alla quale il danno (perchè di questo si tratta, lo dice pure la Polverini) può essere pagato. Per i soldi si accetta tutto, con i soldi si compra tutto (su Peccioli consiglio questo articolo di Fulco Pratesi).

Per concludere, le parole non ingannano chi vive a Roma, si guarda un po' intorno e cerca di informarsi sulla questione dei rifiuti. Non si vedono proprio le premesse a una soluzione seria del problema, che deve prevedere prima di tutto una politica di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata e riciclaggio efficaci ed efficienti. E non è seria un'autorità che, nell'ultimo giorno utile, se ne esce con una soluzione rabberciata, improvvisata e soprattutto "vecchia" e di corto respiro, oltre che dannosa per l'ambiente e la vita delle persone.
Tutta la solidarietà possibile a chi si oppone! E prossimamente qualche riflessione sulla sindrome NIMBY, tanto amata da politici, economisti e "modernizzatori", ma che in realtà non esiste, e non c'entra proprio niente con il fatto che da un giorno all'altro il luogo in cui vivi si trasforma in un inferno da cui fuggire.

martedì 21 giugno 2011

Ah l'uomo che se ne va sicuro ...

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che  non siamo, ciò che non vogliamo.
                      Eugenio Montale, da Ossi di seppia


In questi versi Montale parla di poesia, di poetica, di cosa vuol dire essere poeti e a cosa serve scrivere poesie. E parla al suo tempo, ai suoi contemporanei. Parla di un mondo che ha perso ogni certezza, anche a causa della guerra. Di un ruolo che non esiste più, quello del poeta-vate. Di una realtà che non può più essere spiegata, organizzata, piegata alle certezze dell'uomo, interpretata e dominata dalle sue parole. Di una verità che non può che essere negativa: so quello che non sono, quello che non voglio, e nulla di più.
Eppure, come tutti i poeti, Montale va oltre il suo spazio e il suo tempo. Parla di poesia ma parla anche di vita. Parla del poeta e al poeta, ma parla soprattutto all'uomo e dell'uomo.
Parla a noi.
Soprattutto in quella strofa centrale, incastonata fra le due che contengono il tema, il filo del discorso. Come una pausa. Come un sospiro. Amarezza. Ma anche quasi invidia per la vita facile e sicura di chi non vede, non sente, non soffre.
Quella strofa oggi continuava a tornarmi in mente. Come un chiodo fisso. E allora ho preso la poesia e l'ho messa nel blog. Come se, in certi momenti, le parole di un grande poeta potessero almeno attenuare il male di vivere.

domenica 19 giugno 2011

Ma cosa sono gli impianti di "trasferenza" dei rifiuti?

Il termine trasferenza, assente dai vocabolari, è entrato da alcuni anni nell'uso giornalistico e burocratico in relazione ai rifiuti.
In questo articolo di ieri del Fatto Quotidiano sugli ultimi episodi di cronaca a Napoli legati alla questione rifiuti (qui) si parla dell'individuazione di tre siti di trasferenza da parte della Provincia, con due aree aperte ad Acerra e una a Caivano. Anche l'ultima emergenza rifiuti a Roma risalente ai primi giorni di maggio  è stata messa in relazione alla chiusura dell'impianto di trasferenza di Rocca Cencia di proprietà Colari (qui).

Ma che cos'è un impianto di trasferenza? O forse sarebbe meglio dire un sito di trasferenza?

Ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che del termine si è occupata addirittura l'Accademia della Crusca nel suo sito on  line in un articolo del giugno 2009 dal titolo Trasferenza: trasferimento o giacenza?
L'articolo è molto interessante e ne consiglio la lettura integrale.
Nella parte finale l'autrice si interroga sulle motivazioni della creazione di questo neologismo:
"Ciò che resta da chiedersi è il motivo dell’introduzione del termine trasferenza quando l’italiano dispone già di trasferimento, peraltro impiegato in contesti e valori analoghi. Sembra addirittura che la neo-formazione sia preferita al termine preesistente: se si esaminano i rapporti numerici tra le occorrenze in rete dei sintagmi area / centro / sito e stazione di trasferimento e i paralleli area / centro / sito e stazione di trasferenza, sempre in associazione a rifiuti, è evidente che in particolare area e soprattutto sito di trasferenza risultano molto più frequenti (641 a 28 e 852 a 18); solo stazione di trasferimento è notevolmente più usato di stazione di trasferenza (9980 a 1430)". 
E più avanti:
"...  è forse ipotizzabile che il termine trasferimento sia utilizzato in riferimento ad una realtà più dinamica rispetto a trasferenza; qualcosa del genere del resto sembra potersi dedurre anche dall’uso dei giornalisti che quando alludono al trasferimento effettivo usano appunto questo termine. Si ricorderà inoltre che nei primi articoli in cui sito di trasferenza ha fatto la sua comparsa, viene alternato con sito di stoccaggio, e stoccaggio è così definito nel già ricordato Glossario rifiuti «Immagazzinamento dei rifiuti a carattere temporaneo, con opportune precauzioni (stoccaggio provvisorio). Per l’accumulo a tempo lungo o anche indeterminato si usa più frequentemente il termine “sconfinamento”». Il sito di trasferenza quindi sarebbe una specie di ‘sala di attesa’ per i rifiuti, piuttosto che una ‘stazione di cambio’, come invece parrebbe essere la stazione di trasferimento: resta da augurarsi che non si tratti di un’attesa che prelude alla giacenza, secondo un’altra preoccupante assonanza".
Non credo che la parola trasferenza sia nata e si sia affermata nell'uso per un'esigenza di precisione e di puntualità di definizione. Mi sembra più il caso di un uso delle parole volto a edulcorare o mistificare la realtà. Se poi, invece di area o sito si parla di impianto, come quasi sempre negli articoli sull'ultima emergenza a Roma  (ad esempio qui, qui, e qui), si evoca comunque l'idea di qualcosa di ben diverso da un'area in cui i rifiuti vengono ammassati provvisoriamente prima di essere portati in discarica (il significato reale del termine invece spiegherebbe i recenti disordini in Campania).

Insomma, impianto di trasferenza un po' come termovalorizzatore? Anche usare le parole "giuste" può servire a mistificare la realtà, soprattutto in tema di rifiuti.

Sull'emergenza rifiuti innescata e pronta ad esplodere a Roma e nel Lazio tornerò presto. Questo post "linguistico" ne è stato una specie di premessa ...

domenica 12 giugno 2011

Ho votato

Ho votato. 4 referendum. 4 sì. Non ho dovuto fare file. Ma di gente ce n'era. E spero continuerà ad essere tanta nel corso della giornata e domani fino alle 15,00.

Votare non basta. Ma è da qui che inizia la partecipazione. Soprattutto su temi che ci riguardano così da vicino, che riguardano il futuro nostro e delle generazioni successive. Quindi, cominciamo a far sentire la nostra voce oggi con questo voto. Soprattutto a chi ha cercato in tutti i modi di togliercela (che bella lezione sarebbe, eh?).

Tanti in rete gli interventi di questi giorni sul tema dei referendum (qui un piccolo promemoria di recenti appelli  al voto). Sul merito dei singoli quesiti. Sul valore politico del raggiungimento del quorum e della vittoria dei sì. Sulla portata generale dei quesiti e delle questioni in gioco. A questo proposito, mi è piaciuto molto il post di ieri di Erbaviola, di cui consiglio la lettura (Una visione diversa del referendum 12/13 giugno).

Buon voto a tutti! Andate a votare con la testa ma anche, perchè no, con una buona dose di sana e robusta emotività da recapitare a chi se la merita.

domenica 5 giugno 2011

Il peso dei rifiuti di maggio: elogio della leggerezza

Questi sono i risultati della pesatura dei rifiuti del mese di maggio:

indifferenziato:  Kg. 0,928
organico:  Kg. 4,847
carta:   Kg. 3,250
plastica:   Kg. 0,871
metallo:   Kg. 0,053
vetro:   Kg. 4,842

In nove mesi la montagna ha partorito la seguente quantità di rifiuti (e non un topolino):

indifferenziato:  Kg. 15,485
organico:    Kg. 94,903
carta:   Kg. 42,657
plastica:   Kg. 7,736
metallo:   Kg. 1,573
vetro:   Kg. 53,952

Per un totale complessivo di Kg. 216,306 che, diviso per tre (i componenti della mia famiglia) fa Kg. 72,102.

Una precisazione riguardante l'indifferenziato: in questo precedente post ho pubblicato una foto di un sacchettino che ho erroneamente affermato essere frutto di 15 giorni di raccolta, mentre si trattava in effetti di una settimana. E' vero che le quantità settimanali variano, ma siamo comunque un po' meno virtuosi di quello che sembrava e soprattutto di quello che vorremmo. Insisto però nel dire che la quantità di rifiuti indifferenziati, se la gestione domestica è corretta, è tutto sommato ridicola, soprattutto se paragonata a ciò che si vede in giro nei cassonetti.
Sono invece più che dimezzati gli scarti organici di questo mese, grazie al compostaggio domestico, su cui pubblicherò presto un aggiornamento (qui l'ultimo post).
Un discorso a parte merita la plastica: nonostante gli sforzi, evidentemente non sufficienti, la sua quantità è impressionante, come dimostra questa sconfortante fotografia relativa alla pesatura di circa 20 giorni di raccolta differenziata:

Una montagna di imballaggi
Beviamo acqua del rubinetto, non acquistiamo detersivi in flaconi di plastica, usiamo sporte di stoffa per la spesa, eppure la plastica ci sommerge, soprattutto quella leggera, che tra l'altro credo sia anche quella meno facilmente riciclabile. Urgono provvedimenti. Per il momento ho intanto deciso di acquistare l'unica marca di pasta in commercio (almeno che io sappia) in confezioni di cartone riciclabile. E di moltiplicare gli sforzi, anche a costo di rinunciare completamente a molti prodotti, per evitare gli imballaggi. Tornerò presto su questo argomento, spero con risultati concreti.

Nelle sue Lezioni americane Italo Calvino scrive un bellissimo "Elogio della leggerezza" che chiude con alcune riflessioni sul racconto di Kafka Il cavaliere del secchio. Queste le parole di Calvino:
"Il narratore esce col secchio vuoto in cerca di carbone per la stufa. Per la strada il secchio gli fa da cavallo, anzi lo solleva all'altezza dei primi piani e lo trasporta ondeggiando come sulla groppa di un cammello.
La bottega del carbonaio è sotterranea e il cavaliere del secchio è troppo in alto; stenta a farsi intendere dall'uomo che sarebbe pronto ad accontentarlo, mentre la moglie non lo vuole sentire. Lui li supplica di dargli una palata del carbone più scadente, anche se non può pagare subito. La moglie del carbonaio si slega il grembiule e scaccia l'intruso come caccerebbe una mosca. Il secchio è così leggero che vola via col suo cavaliere, fino a perdersi oltre le Montagne di Ghiaccio.
(...) L'idea di questo secchio vuoto che ti solleva al di sopra del livello dove si trova l'aiuto e anche l'egoismo degli altri, il secchio vuoto segno di privazione e desiderio e ricerca, che ti eleva al punto che la tua umile preghiera non potrà più essere esaudita, - apre la via a riflessioni senza fine.
(...) Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi. La leggerezza, per esempio ..."
Italo Calvino, Lezioni americane, 1993, Mondadori, pp.34-35
 Non so, mi piaceva accostare (arditamente, molto arditamente, lo so!) il peso dei miei rifiuti a quel secchio vuoto del cavaliere di Kafka. Vuoto di energia (il carbone). Vuoto di rifiuti. Ma così leggero da permettergli di volare!  Bello, no?

giovedì 2 giugno 2011

Il vento del PD

Dopo la sconfitta del centrodestra alle ultime elezioni amministrative lo slogan ha invaso i muri: "Il vento è cambiato". Firmato: Partito Democratico.
Non mi addentrerò in una analisi delle elezioni, non ne ho la capacità, non ho le competenze per farlo, fiumi di parole sono stati già scritti sull'argomento.
Dirò solo che sono generalmente una persona sensibile al valore simbolico degli eventi: le vittorie inaspettate mi entusiasmano, come mi entusiasmano le piazze autoconvocate piene, i pronostici dei sondaggi rovesciati. Sono un po' ingenua e mi piace pensare che la rivoluzione è possibile, che il sogno può diventare realtà. In queste elezioni mi hanno entusiasmato soprattutto i risultati del primo turno, quelli che hanno preso alla sprovvista molti. E come non entusiasmarsi di fronte al tiranno umiliato, al ridicolo svelato e deriso, all'arroganza sbeffeggiata? Ma anche all'outsider che travolge i potenti, l'establishment consolidato all'interno del suo partito prima e poi anche l'avversario? Il significato simbolico di quei risultati è certamente notevole.
Un po' meno entusiasmante, come sempre, lo spettacolo successivo. E il marketing con il quale  il risultato deve essere venduto, come un prodotto.
E così le città vengono tappezzate di cartelloni pubblicitari. Con quello slogan fra tutti: "Il vento è cambiato". 
Non so nulla di marketing, ma mi sembra che la frase sia poco efficace dal punto di vista pubblicitario, poco lusinghiera nei confronti del prodotto che intende promuovere; d'altra parte, mi sembra corrisponda al vero in termini di analisi della realtà.
Il PD è  in balia del vento. Si muove quando il vento cambia. Annusa l'aria che tira e poi si regola di conseguenza. Manca di iniziativa propria e soprattutto di una politica e di un progetto che dovrebbero esistere ed essere chiaramente riconoscibili a prescindere dal vento, e semmai contribuire a cambiarlo. Invece solo ora che il vento è cambiato (e aggiungerei un forse, perchè sono ingenua ma non proprio stupida) il PD parte alla riscossa, parla addirittura di dimissioni del governo, e soprattutto si lancia nella campagna referendaria a quindici giorni dai referendum. Infatti, dopo i risultati del voto, sono comparsi anche i manifesti che invitano a votare sì ai referendum, referendum ignorati dal PD durante la campagna di raccolta delle firme, durante la campagna elettorale, in molti casi addirittura osteggiati. Insomma, non proprio una bella figura per il PD, che con quello slogan fotografa la propria inconsistenza. E' perchè il vento è cambiato che le elezioni sono andate come sono andate, e il partito ne prende atto.
Però, se l'analisi è giusta, e se persino il PD se ne è accorto, il vento è veramente cambiato. E questa è un'ottima notizia. Quel vento di cui solo ora il PD si accorge è una società civile che ha continuato a lottare e a lavorare, a tutti i livelli, per una realtà e un mondo diversi. Uomini e donne che non si sono rassegnati e non si rassegnano a prescindere dal vento, e che quel vento lo creano, piano piano, giorno dopo giorno, non importa se si vince o no, si va avanti e basta perchè è giusto così. E prima o poi i risultati arrivano.
Allora, che quel vento diventi un uragano in occasione dei referendum (e non perchè lo dice il PD). E continui a soffiare sempre. Perchè quando soffia lo sentono. E prima o poi spazza via. E anche questo lo sanno.