"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

venerdì 30 settembre 2011

Malagrotta forever

Nel 1993 (leggi qui), durante la campagna elettorale al termine della quale Francesco Rutelli sarebbe stato eletto per la prima volta sindaco di Roma, così Legambiente presentava la questione-rifiuti a Roma:
Un grattacielo di rifiuti
Immaginate un palazzo che abbia per base la superficie equivalente di un campo di calcio e sia alto 160 metri: avrete il volume di rifiuti solidi urbani prodotti a Roma in un anno (circa 4 mila tonnellate al giorno, pari a 1,3 chili per abitante, per un totale annuo di oltre 1 milione e 300 mila tonnellate). La stragrande maggioranza di questi rifiuti viene convogliata in una sola discarica privata, quella di Malagrotta (...)
Malagrotta è la discarica più grande d'Italia e probabilmente d'Europa, ma potrà ricevere rifiuti ancora al massimo per cinque anni: come dire che le alternative dovrebbero essere già pronte, mentre si naviga, a tutt'oggi, nel buio più fitto.
A Roma l'unica forma significativa di raccolta differenziata riguarda il vetro: una raccolta che ha incontrato molto favore tra i cittadini (30.292 tonnellate di vetro raccolte separatamente  nel '91) nonostante l'impegno del comune e dell'Amnu sia stato molto ridotto. In tutto il territorio di Roma esistono poco meno di 4 mila campane per la raccolta del vetro (che viene poi inviato nell'impianto di Piegaro nei pressi di Perugia), e alcuni quartieri ne sono completamente sprovvisti, senza contare che lo svuotamento delle campane avviene troppo lentamente.
Decisamente singolare è il criterio seguito dall'Amnu per organizzare la raccolta differenziata delle pile: i contenitori sono collocati esclusivamente nelle scuole medie ed elementari, per cui chi non è studente o non ha figli in età scolare è "condannato" a gettare via le pile insieme a tutti gli altri rifiuti. All'anno zero, infine, sono a Roma la raccolta della plastica (sebbene nella provincia, a Pomezia, esista il più grande impianto per il riciclaggio dei contenitori in plastica per liquidi, in funzione dal novembre 1992) e della carta (affidata solo all'intraprendenza e al civismo di gruppi di volontari).

Aria di citta 4, Legambiente Il Manifesto, 1993, p,25 (grassetto mio).
I dati parlano ancora oggi di circa 4 mila tonnellate di rifiuti prodotti a Roma ogni giorno (qui il punto sulla situazione in un esaustivo dossier dal sito di Repubblica), di cui solo il 22/24% viene raccolto in forma differenziata e avviato al riciclaggio. La coincidenza di dati suona strana, ma contribuisce a rendere l'idea di un assoluto immobilismo e una totale mancanza di volontà di affrontare il problema. In diciotto anni sembra che nulla sia stato fatto. In particolare, alcuni nodi sono cruciali e molto significativi.
La chiusura di Malagrotta. Già nel 1998 si sarebbe dovuto procedere alla chiusura della discarica "più grande d'Europa". Da allora si sono succedute continue e regolarissime proroghe, fino alla più recente del 30 giugno 2011 firmata dal governatore della Regione Lazio Renata Polverini, che ne ha accompagnato l'annuncio con le seguenti parole: "[La proroga] sarà l'ultima. Non sarà possibile reiterarla". Va da sè che in questi giorni una ulteriore proroga è data praticamente per certa. Ma aspettiamo di vedere, prima di parlare... 
Le alternative a Malagrotta. Nel 1993, cinque anni prima della data della prevista chiusura della discarica, giustamente Legambiente lamentava il grave ritardo nell'elaborazione delle alternative. Oggi, a tre mesi dalla (presunta) chiusura prevista (per ora) il 31 dicembre 2011, direi che si naviga in un buio molto ma molto più fitto (per usare un moderato eufemismo) di quello descritto diciotto anni fa da Legambiente.
La raccolta differenziata. Nel 1993 a Roma esisteva solo una bozza di raccolta differenziata del vetro. Nel 1991 si erano raccolti, con solo 4.000 campane per la raccolta differenziata, 30.292 tonnellate di vetro. Nel 2009 si sono raccolte 49.903,6 tonnellate di vetro (Rapporto ISPRA 2011) con circa 16.500 cassonetti stradali per la raccolta multimateriale (qui i dati dell'Ama sui cassonetti). Il confronto fra i dati del '91 e quelli del 2009 per la raccolta del vetro è, francamente, imbarazzante. Per quanto riguarda la raccolta delle pile usate, il sistema è rimasto lo stesso, con l'aggravante che i raccoglitori nelle scuole sembrano generalmente inutilizzati da anni e, personalmente,  non sono ancora riuscita a capire se la raccolta delle pile a Roma viene fatta oppure no.
Insomma, a Roma la raccolta differenziata non è mai decollata, Malagrotta non è mai stata chiusa e lo smaltimento in discarica è stato sempre privilegiato e incentivato. Significative a questo proposito le parole di Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta e titolare della società Co.la.ri che la gestisce, in una recente lettera inviata al sindaco di Roma Gianni Alemanno: "In trent'anni Roma ha pagato per ogni tonnellata di rifiuti portata in discarica  almeno un terzo di quello che si pagava in Italia".
Oggi il quadro è ulteriormente aggravato da un dossier ISPRA sulla presenza di pericolosi inquinanti nel terreno e nelle falde di Malagrotta (qui), come da anni denunciato dai comitati locali nella colpevole indifferenza delle autorità, e da un'inchiesta aperta dalla procura di Roma per omicidio colposo sulla morte per tumore di quattro persone  (qui).
La nomina di un commissario straordinario per la chiusura di Malagrotta da parte del governo ai primi di settembre rientra invece nella normalità di questi anni e del nostro paese (vedi Napoli). Il prefetto Giuseppe Pecoraro dovrà, nel giro di tre mesi (entro 45 giorni dovrà scegliere i siti alternativi), risolvere la questione, dopo anni, mesi e giorni di immobilismo totale.
Immobilismo non tanto nella scelta di siti e impianti alternativi, che pure esiste (a tre mesi dalla chiusura non si sa nulla!), ma nell'avviamento di politiche di riduzione dei rifiuti e di aumento della raccolta differenziata e del riciclaggio dei materiali.

Oltre all'ottimo dossier di Repubblica, segnalo questo articolo dal Fatto Quotidiano e il sito del Comitato rifiuti zero Fiumicino per tutti gli aggiornamenti sul caso,  le iniziative di lotta e le proposte alternative.
In questo blog si possono leggere i miei post sull'argomento qui, qui e qui.

sabato 24 settembre 2011

Il composto sta bene

Oggi aggiornamento sulle condizioni del composto, quello nuovo (qui e qui).
Ieri sera ho aperto i due secchi per dare un'occhiata e una rimescolata dopo parecchie settimane. La prima cosa che ho notato è stato l'odore, quello tipico del terriccio fresco. E anche il colore, scuro, corposo. Certo, alcune parti, soprattutto i pezzetti di guscio d'uovo, sono ancora visibili, ci sono ancora alcuni grumi di materiale e il processo non è sicuramente concluso. Però questa non è più spazzatura. Questa è terra!

secchio n.1
i due secchi

Non è una novità (leggi qui), ma è sempre emozionante vederlo con i propri occhi, toccarlo con le proprie mani e sentirne l'odore con il proprio naso.
Anche i moscerini sono quasi scomparsi (ma non del tutto).
Come ho già detto (per esempio qui), proprio a causa dei moscerini ho smesso di aggiungere materiale nelle ultime settimane. Però ora ho intenzione di riprendere con uno dei due secchi, nel quale ho lasciato un fondo di composto, travasando il resto nell'altro secchio, dove spero il processo continuerà nei prossimi mesi.


il travaso del materiale
Certo, se non avessi avuto la possibilità di utilizzare le postazioni dell'Ama per la raccolta dell'organico nel mio quartiere (leggi qui), dovendo tenere i secchi dentro casa, avrei avuto molti più problemi a sbarazzarmi dei simpatici moscerini. Quello che è certo è che avrei trovato una soluzione (un balcone, basta un balcone, qualcuno mi presta un metro quadrato del suo balcone?) perchè, devo dire la verità, l'organico nell'indifferenziato non riesco proprio più a buttarlo, è più forte di me.
E, a proposito di problemi, quando uno dei due secchi ha cominciato a produrre liquido che non riuscivo ad assorbire, chissà perchè poi, per alcune settimane mi sono inventata questo, e ha funzionato!

venerdì 23 settembre 2011

30 giorni

Provare a fare qualcosa di nuovo. Per 30 giorni. Qualcosa che ci piace fare. Qualcosa che vogliamo fare. Oppure provare a fare a meno di qualcosa. Per 30 giorni. E vedere l'effetto che fa. 
Ispirata da questo video, comincio a pensarci per il prossimo mese di ottobre. Poi vi faccio sapere.
E voi? Cosa vi piacerebbe fare?

giovedì 22 settembre 2011

La geografia, il PIL e il discorso di Robert Kennedy

Oggi prima vera lezione di geografia dell'anno, nella nuova scuola, in una delle due nuove classi di V ginnasio che mi sono state assegnate.
Premessa dei ragazzi: noi la geografia l'anno scorso l'abbiamo studiata pochissimo, avremo fatto tre lezioni in tutto l'anno (sempre un po' così i ragazzi, direi... esagerati), noi di geografia non sappiamo niente! (in fondo il giorno prima una loro compagna dell'altra classe, dopo che avevo detto di portare geografia venerdì, aveva soltanto tenuto a sottolineare, con molta energia però, quanto la geografia fosse noiosa e, insomma, "perchè mai la dobbiamo studiare?").
Poi parlo io: va bene, ragazzi, non fa niente; vedremo nel corso dell'anno se ci sono argomenti da riprendere; intanto partiamo da qui. E soprattutto: quest'anno geografia cercheremo di studiarla, dedicandole almeno una delle tre ore settimanali che i tagli Gelmini (non ho detto proprio così, però) assegnano alla nuova disciplina "storia e geografia".
E dunque devo ammetterlo. Pur essendo un'insegnante di "latino e greco", a differenza di molti miei colleghi, a me insegnare geografia piace. Mi piace la possibilità di partire dall'osservazione della realtà. Mi piace la possibilità di poter stabilire collegamenti fra la disciplina e l'attualità (e lo so benissimo che ad esempio Paola Mastrocola e probabilmente altri considerano proprio questo una delle cause della rovina della scuola, ma non posso farci niente, sono fatta così). Oggi ho provato a parlare un po' di questo nell'impostare il lavoro dell'anno. E soprattutto ho insistito sul tema della complessità. Più che trovare risposte, ho detto, ci porremo domande. E cercheremo di capire che il mondo là fuori non è semplice, ma complesso, e che bisogna almeno essere consapevoli di questa complessità.
Poi abbiamo cominciato: cos'è lo "sviluppo", come si misura (un baratro di prospettive diverse si potrebbero aprire sull'argomento, per ora accenniamo soltanto, poi vedremo). Il PIL: cos'è, cosa misura... 
E dopo definizioni e spiegazioni ci provo. Proviamo a ragionare, a cambiare prospettiva. E leggo le parole, pronunciate più di trent'anni fa, da Robert Kennedy, agli studenti dell'università del Kansas:
"Oggi il nostro prodotto interno lordo ha superato gli 800 miliardi di dollari. Ma questo pil include l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine. Include le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per chi cerca di forzarle. Include la distruzione delle sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali. Include il napalm, le testate nucleari e i mezzi blindati usati dalla polizia per reprimere le rivolte nelle nostre città. Include i programmi della tv che esaltano la violenza per vendere più giocattoli ai nosri bambini. Il prodotto interno lordo, però, non include la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o il piacere dei loro giochi. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza del nostro dibattito politico o l'integrità dei nostri dipendenti pubblici. Non misura la nostra vivacità nè il nostro coraggio, la nostra saggezza o il nostro sapere, la nostra compassione o la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, tranne quello per cui vale la pena di vivere. E può dirci tutto sull'America, tranne perchè siamo orgogliosi di essere americani".
Robert Kennedy, università del Kansas, 18 marzo 1968 (da Internazionale, 11/17 giugno 2010, p.3)
Ecco, devo ammetterlo: studiare e insegnare geografia mi piace. E questo discorso che ho letto oggi in classe è uno dei motivi. Spero valga a qualcosa.

giovedì 15 settembre 2011

Semini e piantine

Nel composto dell'anno scorso (eccolo qui) sono finiti molti semi.
Non ci avevo mai pensato prima, ma per compostare un seme ci vuole moltissimo tempo, anni e anni. La funzione del seme non è quella di diventare nutriente del terreno, ma di far nascere una pianta. E per far questo deve ad ogni costo conservarsi, pronto per la prima occasione. Deve rimanere lì e resistere.
Poi basta un po' d'acqua ...
Dopo la morte della povera salvia sul davanzale, ho deciso di assecondare i semi che spuntano dal composto aggiunto alla terra all'inizio dell'estate. E anche di piantarne alcuni più grossi (albicocca).
Lo so che il periodo è sbagliato. Lo so che lo spazio è troppo poco. Lo so che non potrò mai fare un orto sul davanzale...
Intanto però voglio vedere che succede.
Questo per esempio cosa sarà?

E  se un giorno anche un albicocchetto ... ?

Qui tutti i consigli per chi vuole coltivare un orto, in giardino, in balcone o dove gli pare.

sabato 10 settembre 2011

ISTAT: nel 2010 aumenta la produzione nazionale di rifiuti (noi invece siamo stati bravi!)

Con il mese di agosto è terminato il nostro primo anno di pesatura dei rifiuti domestici (qui il resoconto finale). Nel post (sempre qui) avevo confrontato il peso complessivo annuo dei nostri rifiuti pro capite con quello nazionale  (Kg. 90 circa rispetto a Kg. 470 nel 2009 in Italia) ed ero rimasta anche un po' stupita della discrepanza (abbiamo prodotto meno di un quarto rispetto alla media nazionale!). E naturalmente avevo rilevato che il dato medio, essendo appunto medio, è calcolato dividendo la quantità totale di rifiuti (e bisogna vedere cosa ci finisce dentro) divisa per la popolazione. Insomma, un dato tutto sommato astratto.
Il 26 luglio 2011 è stato pubblicato dall'Istat il resoconto degli indicatori urbani ambientali del 2010 (qui).
Per quanto riguarda i rifiuti, la loro produzione pro capite nei comuni capoluogo di provincia è stimata in Kg. 609,5 con un aumento dello 0,9% rispetto al 2009 (si tratta di un dato molto più alto di quello del rapporto ISPRA 2011 sui rifiuti del 2009).
Interessante l'intervista a Roberto Cavallo, presidente di Erica e AICA, esperto di gestione di rifiuti, pubblicata da Eco dalle città, nella quale si discutono i dati del rapporto e si commenta la tendenza all'aumento della produzione dei rifiuti e le sue cause e implicazioni. Per quanto riguarda il dato complessivo dei rifiuti pro capite, Cavallo spiega come spesso in esso impropriamente confluiscano anche i rifiuti di esercizi commerciali e industriali. Molto interessanti poi le considerazioni riguardanti il rapporto tra PIL e produzione di rifiuti:
Quanto incide il fattore economico sulla produzione dei rifiuti?
Questa domanda è legata alla riflessione che stavamo facendo sopra. Ovvero se ci fossero solo condizioni oggettive ti direi che in assenza di politiche generali di prevenzione dei rifiuti (come è in questo momento in Italia) ad aumento dei consumi corrisponde aumento dei rifiuti e viceversa.
La realtà non è così, né in un verso né nell’altro. In senso virtuoso abbiamo Stati Europei che hanno investito su politiche generali di prevenzione e che a fronte di un aumento del PIL e del potere d’acquisto anche 4-5 volte superiore all’Italia hanno ridotto i propri rifiuti come l’Austria o la Germania. Per quel che riguarda l’aumento della produzione dei rifiuti invece non è detto che questo sia un indicatore della ripresa dei consumi. Non lo è per almeno due ragioni. Una sociologica. In tempo di crisi dopo una fase di minor acquisto si cade spesso invece nella fase di acquisto compulsivo, come descrive anche Simone Perotti nei suoi libri e nelle sue interviste. Pare siamo più attratti dalle offerte, quasi a rispondere con un acquisto di tanta roba a basso prezzo alla sensazione di precarietà. Ci si lega maggiormente a cose materiali che sono destinate a produrre rifiuti. Una di qualità del materiale. Con una diminuzione dei soldi in tasca il comportamento più ricorrente è quello di indirizzarci verso prodotti che costano meno e spesso di scarsa qualità e che a loro volta sono destinati a diventare rifiuti in un più breve tempo, da un piccolo elettrodomestico fabbricato dall’altra parte del mondo, irreparabile senza pezzi di ricambio, ad una maglia destinata ad infeltrirsi al secondo lavaggio. La combinazione di questi due fattori, che, ripeto, attengono alla sfera emotiva, sono una parte della risposta per cui i rifiuti domestici aumentano anche se il potere d’acquisto resta fermo o addirittura diminuisce leggermente.
Insomma, non è vero che l'aumento della quantità di rifiuti è necessariamente legato all'aumento del PIL, anzi, può essere vero il contrario.
Leggendo l'intervista ho scoperto che Cavallo è autore di un libro intitolato Meno cento chili. Ricette per la dieta delle nostre pattumiere, pubblicato da Edizioni Ambiente, in cui si danno consigli per "far dimagrire" la propria pattumiera di 100 chili. Inizialmente ho pensato che quei cento chili fossero la quantità di rifiuti da produrre (e noi siamo scesi a 90!). Poi ho capito che si trattava della quantità che si poteva sottrarre alla propria pattumiera (e avevo già scritto quasi tutto il post...). Ebbene, ho pensato lo stesso, la nostra è già sotto i cento chili in termini assoluti! Il nostro obiettivo è decisamente rifiuti zero!

Sull'aumento della produzione dei rifiuti segnalo anche l'intervista a Mario Santi sempre su Eco dalle città. Segnalo inoltre sullo stesso argomento il post di Marco Boschini, presidente dell'associazione dei Comuni Virtuosi, Meno plastica per tutti! pubblicato su Il Fatto Quotidiano. Anche qui, inizialmente credevo che l'obiettivo meno quindici chili fosse riferito alla quantità di plastica raccolta in un anno (e noi siamo a 3 chili pro capite!). Poi ho capito che si tratta di un obiettivo di riduzione dell'usa e getta. Il nostro bilancio rimane comunque super positivo (è solo il post che è venuto un po' poco "centrato", e me ne scuso).

venerdì 9 settembre 2011

Ah, questi ambientalisti!

Sorrido (amaramente però, molto amaramente) ogni volta che sento persone lamentarsi di quella che sembra essere, dalle loro parole, la tirannica dittatura degli ambientalisti nella quale siamo costretti a vivere.

6 settembre. Autobus strapieno (uno dei pochi in giro a causa dello sciopero). Temperature da sauna. Un uomo e una donna salgono dalla porta centrale. Lei: "Che caldo! Si soffoca! Non c'è neanche l'aria condizionata!". Lui: "C'è, signora, non sente il rumore? E' solo che i finestrini sono aperti. Tanto ora siamo tutti ecologisti! Ora pure la raccolta differenziata ci vogliono far fare!". L'aria condizionata, nonostante il rumore, evidentemente non funzionava, e il problema non erano certo i minuscoli finestrini aperti. E d'altra parte, gli autobus sono pieni di persone che parlano a vanvera (spesso molto a vanvera) e le cui parole non sono sempre necessariamente degne di considerazione (la frase dell'uomo non brillava certo per coerenza logica, bisogna dirlo).
Eppure...
Leggo in un post di Ottagono Irregolare segnalato dal blog Sempre un po' a disagio che le piste ciclabili andrebbero abolite e che tutti i nostri problemi derivano da questi ciclisti che al Nord, "- privati dei loro predatori naturali - sono diventati una setta di bigotti estremisti". E naturalmente non è la prima volta che sento o leggo parole simili. E infatti, anche io ci penso sempre, mentre cammino su marciapiedi pieni di scooter parcheggiati o in cerca di parcheggio (sul marciapiede, in moto col motore acceso!), o cerco di trovare lo spazio per passare tra le macchine parcheggiate sul marciapiede o tutto intorno al marciapiede, compreso il passo carrabile e le strisce pedonali, o per salire sul marciapiede, o respiro gli scarichi di auto, camion, camioncini, SUV, jeep, pulman, scooter, moto, mini car ecc. mentre mi muovo a piedi, ci penso sempre a questi ciclisti che sono la rovina delle nostre città... e per fortuna che la bicicletta me l'hanno rubata, e quindi non può neanche passarmi per la testa di usarla! (e voglio fare una ricerca sui dati degli incidenti, dei feriti e dei morti sulle strade...).
Leggo poi, in un altro blog segnalato sempre da Sempre un po' a disagio (mi devo preoccupare?), di questa cosa terribile dell'abolizione dei sacchetti di plastica nei supermercati, che rende la nostra spesa, e non solo, un vero inferno (leggi qui).
Per non parlare del numero di post e interi blog in cui mi sono imbattuta, dedicati al tema della raccolta differenziata, questa dannazione che ci perseguita, come diceva anche il signore dell'autobus, questo sopruso inaudito che comuni e gestori ci impongono con prepotenza e arroganza, ledendo i nostri diritti e la nostra libertà personale di fare... come cacchio ci pare!
Che dire poi delle grandi opere, a cui, secondo i fiumi d'inchiostro a loro dedicati, gli ecologisti si oppongono e si sono sempre opposti, impedendo la modernizzazione e il decollo del nostro povero paese? Che dire di  quelli che Veltroni una volta chiamava gli ecologisti del no, mentre si faceva fautore di un ecologismo del sì, e io scema mi stupivo pure delle sue parole (oggi non più)?
Ah, poi ci sono quegli ecologisti che parlano tanto di no al nucleare, vanno alle manifestazioni ma poi tengono il riscaldamento sempre a palla e si muovono in macchina, magari un SUV... Giuro che ho letto anche questo! E da parte di voci presunte autorevoli.
E sono solo alcuni esempi, quelli in cui mi sono imbattuta più di recente e che mi vengono in mente ora.

Intanto, devo dire la verità, di "ecologisti" personalmente non ne conosco nessuno, ma proprio nessuno. E non mi sembra di vederne molti in giro. Sui SUV poi, e con il riscaldamento a palla... boh!
Ma sarò io, sarà la bolla in cui vivo. Non capisco proprio niente. Non vedo proprio niente della realtà che mi circonda.
Però poi ci penso meglio.
Ci penso meglio e mi domando perchè, se tutto questo è vero, perchè allora non viviamo in un paese in cui l'ambiente è stato preservato, il paesaggio è integro e bello, l'aria è pulita, le città sono vivibili (leggi qui ad esempio gli ultimi dati sulle politiche ambientali dei capoluoghi italiani), il problema dei rifiuti non esiste, la qualità della vita è elevata, la salute dei cittadini è tutelata ecc. ecc. ecc.
Se è vero che gli ambientalisti sono così potenti e prepotenti, be', bisogna dire che i risultati non sono un granchè.
E penso allora che forse forse  la bolla non è la mia, ma quella in cui vivono molti altri intorno a me. Anche persone colte e intelligenti, certamente più di me. E questa dittatura degli ecologisti mi sembra un po' come quella dei dipendenti pubblici o dei pensionati (non quelli d'oro, però), che vivono da nababbi e mandano il paese in rovina, mentre i miliardari, i politici, le multinazionali, i signori della finanza ci rimproverano con il ditino alzato e cercano di salvarci dal baratro...
Ci penso, e amaramente non sorrido neanche più. 

domenica 4 settembre 2011

Bolle

Voce del verbo bollire, presente indicativo, terza persona singolare. Ad esempio, dell'acqua sul fuoco. In inglese it's boiling è usato per dire "fa caldo", e a me piace molto: come stare, appunto, in una pentola che bolle (e non sembra proprio così, questi giorni?) e da una pentola che bolle non si esce se non "bolliti". E noi infatti preferiamo dire si muore (dal caldo), e anche questo rende bene l'idea, soprattutto se pensiamo al verbo come indicante un processo piuttosto che un risultato. E sul caldo magari ci torno, meglio però quando sarò meno... "bollita", appunto.

Sostantivo femminile, plurale di bolla. E' quella di sapone: bella, leggera e colorata ma estremamente fragile.
C'è quella finanziaria, di grande attualità. E c'è quella immobiliare, anch'essa di grande attualità. Un mondo separato, che si è fatto le sue regole, che vive a parte dalla realtà ma come se fosse la realtà. Cresciuto con leggerezza e soprattutto inconsapevole della sua natura e della sua fragilità, che diventano evidenti solo quando è troppo tardi, e la bolla non c'è più (ma siamo sicuri poi che siano tutti inconsapevoli, e che qualcuno con le bolle non ci marci?). Che anche l'economia che governa come un tiranno assoluto le nostre vite sia una bolla alcuni o forse addirittura molti lo pensano da tempo, qualcuno in più comincia a pensarlo, e questo è preoccupante (o incoraggiante): a quando lo scoppio e il ritorno alla realtà? Prima è meglio è, pensa qualcuno, affinchè i danni, se ce ne sono, siano controllabili e riparabili. Godiamocela finchè possiamo, pensano altri, la nostra bolla bella, colorata e leggera. E al diavolo tutto il resto! Economia, ma anche ambiente, sviluppo, crescita. Una grande bolla, ma noi non ce ne accorgiamo (o non vogliamo accorgercene).
C'è poi quella mediatica. Una bolla di informazioni, più o meno grande, che ci costruiscono e che ci costruiamo intorno, e che dà corpo e forma alla "realtà" intorno a noi. E anche quando pensiamo di essere  furbi, e intelligenti, e alternativi, la costruiscono intorno a noi ancora più sofisticata e forse pericolosa (per favore, guardate questo video su TED!).

Viviamo dunque in una grande bolla, piena di tante altre bolle, più o meno grandi, in un intricato gioco di scatole e incastri, fino ad arrivare alla nostra minuscola (ma non per noi) bolla personale? 
In Questa è l'acqua, David Foster Wallace racconta questa storiella:
"Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? - I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?"
David Foster Wallace, Questa è l'acqua, Einaudi Stile libero, p. 143
Pensiamo, ragioniamo, sentiamo, giudichiamo in "modalità predefinita", dice DFW. E "le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere". Ma soprattutto, sono le più difficili da vedere. E parla della "consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi 'Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro a questi eschimesi c'è molto di più di quello che sembra'."

Insomma, un po' il caldo (bolle!), un po' una certa stanchezza, magari proprio sul senso di questo blog, mi hanno portata a queste farneticazioni, lessicali ma non solo. Pensavo a come uno si costruisce intorno una bolla, mediatica (i blog che seguo, i libri e i giornali che leggo, e altro ancora), ma non solo, e a come sia facile a volte perdere contatto con la realtà. E a quanto tutto sembra limitato, e vuoto a volte. Poi una briciola di quello che vorrei provare a fare l'ho ritrovato nelle parole del discorso di Wallace:
"Imparare a pensare" di fatto significa imparare a esercitare un certo controllo su come e su cosa pensare. Significa avere quel minimo di consapevolezza che permette di scegliere a cosa prestare attenzione e di scegliere come attribuire un significato all'esperienza.
p. 147
e più avanti:
Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri ... L'alternativa è l'inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.
p. 154
(...)
Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. (...) La ... cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia ... adesso.
p. 155 (il discorso è rivolto ai laureandi del Keyton College in occasione delle loro lauree nel maggio del 2005)

giovedì 1 settembre 2011

Un anno di rifiuti

Il mese di agosto chiude un anno di pesatura dei rifiuti domestici prodotti dalla mia famiglia (3 persone).
Ecco il resoconto.

Mese di agosto:
peso totale:      Kg. 17,162
di cui
indifferenziato:  Kg. 3,251
organico:     Kg. 3,860
carta:      Kg. 1,950
plastica:     Kg. 0,511
metallo:   Kg.1,547
vetro:    Kg. 6,043

12 mesi (settembre 2010-agosto 2011):
peso totale:      Kg. 272,477
di cui
indifferenziato:   Kg. 21,680
organico:   Kg. 110,798
carta:    Kg. 51,107
plastica:      Kg. 9,09
metallo:    Kg. 3,302
vetro:    Kg. 76,141

Questo mese spiccano certamente i Kg. 3,251 di indifferenziato: ai rifiuti abituali (l'unica busta del mese pesava Kg. 0,439) si aggiunge un piatto rotto (Kg. 0,555), una quantità spropositata (Kg. 1,882) di insalata di riso riportata da mio figlio dalle  vacanze, finita nell'indifferenziato e lì  rimasta (neanche io ho avuto il coraggio di traslocarla nell'organico...), il contenuto del sacchetto dell'aspirapolvere (Kg. 0,375). Insomma, ci vuole poco a far aumentare peso e volume dei rifiuti. E, scusate se mi ripeto, l'organico fa una bella differenza (per non parlare, nel nostro caso, dello spreco di cibo finito nel cassonetto). Inoltre, non sono conteggiati i rifiuti prodotti in vacanza, soprattutto dal figlio, in una settimana, perchè noi, nei nostri pochi giorni, siamo stati piuttosto bravi (leggi qui).
Abbastanza stabile tutto il resto.

La produzione pro capite di rifiuti degli italiani, in Kg, secondo il rapporto ISPRA 2011, nel quinquennio 2005-2009 (qui), è la seguente:
2005 - 467
2006 - 470
2007 - 470
2008 - 459
2009 - 470
Direi che noi, con i nostri Kg. 90 circa a testa siamo messi piuttosto bene. E' chiaro che il dato medio delle statistiche è molto più complesso della semplice somma del peso dei rifiuti prodotti dai singoli cittadini (almeno credo), e che quando decideremo di buttare il nostro vecchio divano-letto scassato anche il peso dei nostri rifiuti aumenterà di molto, ma noi comunque ci proviamo.
Questo primo anno costituirà la base per confronti e soprattutto miglioramenti per i prossimi mesi perchè la strada è ancora lunga.
Prendo spunto dal sito  myzerowaste della britannica famiglia Strauss per lanciare la prossima sfida sui rifiuti prodotti fuori casa. Se proprio dobbiamo contare e pesare, dobbiamo contare e pesare anche quelli. Ma soprattutto, in casa e fuori casa, bisogna trovare il modo di ridurre, riutilizzare, riciclare tutto, per arrivare veramente a produrre "rifiuti zero".

Qui l'ultimo resoconto e i link ai precedenti.