"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

venerdì 30 dicembre 2011

Ho compilato il questionario per il censimento 2011

Ho rimandato per settimane e settimane la compilazione del questionario per il censimento 2011. Poco tempo, paura di dover affrontare un compito impegnativo e difficile, che avrebbe richiesto chissà quanto tempo e quante energie. Almeno stando alle informazioni provenienti dai media e alle polemiche dei primi giorni...
Ecco, ieri mi ci sono messa. Ben seduta, attenta, diligente, pronta a tutto.
Mezz'ora al massimo, lavorando con tutta la lentezza e attenzione possibili, ed era tutto finito. Ho pensato: tutto qui? Avrò perso qualcosa, la parte difficile, voglio dire? Possibile che sia tutto così facile? Dove avrò sbagliato?
Ho ripensato a quegli articoli terroristici dei primi giorni. E mi sono detta che c'è proprio qualcosa che non va. Se le difficoltà di cui si parlava erano vere, siamo messi proprio male. Se era tutta una campagna mediatica, siamo messi proprio male lo stesso.
Se poi nei prossimi mesi sarò contattata per aver fatto errori clamorosi, giuro che ve lo faccio sapere!

martedì 27 dicembre 2011

Upcycling: la borsa in plastica tutta riciclata!

Si chiama upcycling ed è il processo in base al quale un oggetto o un materiale viene riutilizzato per dar vita a un nuovo oggetto o a nuovo materiale.
Come regalo per festeggiare il primo anno del blog (qui il primo post), ho fatto una borsa all'uncinetto con le buste di plastica accumulatesi negli anni sotto il mio lavello.
Ho preso le buste e le ho tagliate a strisce, ricavandone un filo simile (si fa per dire, naturalmente) alla rafia:











Poi ho cominciato a lavorare, improvvisando molto, a essere sincera (e gli esperti dicono che non si fa...):
 Dopo circa una settimana di lavoro, assolutamente a tempo perso, questo è il risultato:
Non male, no? per essere un primo esperimento.

In questo video il procedimento per realizzare il filo dalle buste.
E mille ringraziamenti alla mia bravissima collega di matematica, esperta in uncinetto, che mi ha aperto gli occhi su alcuni misteri... dell'uncinetto, appunto. La prossima volta sarò più brava e soprattutto pianificherò il lavoro, giuro!
Per ora, sono molto soddisfatta di aver dato nuova vita a un materiale inutile e dannoso per l'ambiente, del quale non è facile sbarazzarsi.

Con questo post partecipo al Linky Party #25 di Alex



Linky Party by Riusa & Crea

martedì 20 dicembre 2011

Quanta plastica in meno? Se 13 vi sembran pochi...


Ispirata da questo post  su My plastic-free life  ho contato i flaconi di plastica del detersivo per piatti e del detersivo per delicati in lavatrice che non ho comprato da quando ho cominciato a usare i flaconi ricaricabili (in realtà da quando ho cominciato a registrare il numero delle ricariche, che potrebbe essere anche un momento molto successivo all'acquisto del primo flacone). Ebbene, sono almeno 13 i flaconi di plastica risparmiati all'ambiente a partire da metà aprile 2010. E se vi sembran pochi, è solo perchè cerco di usare meno detersivo possibile, diminuendo le dosi al minimo (leggi qui). Ho smesso poi di comprare altri detergenti e prodotti per la casa:  lo stesso contenitore viene ricaricato con acqua e aceto per la pulizia di superfici e vetri (leggi qui); bicarbonato, sale, aceto e ventosa hanno sostituito il prodotto per sturare gli scarichi (leggi qui).
Altra plastica che non ho immesso nell'ambiente? Non saprei quantificare, ma sono almeno due anni che non acquisto più per nessun motivo bottigliette di acqua. Quante ne acquistavo prima? Una a settimana? Una al mese? Sono almeno 24 bottigliette (ma potrebbero essere centinaia!) in meno.
In bagno sparito completamente il detergente per igiene intima e quasi completamente il bagnoschiuma (lo usa ancora, per ora, solo il figlio), sostituiti da sapone solido: anche qui un sacco di plastica in meno.
Sulle buste di plastica il discorso è complesso: con la sporta di stoffa se ne tengono moltissime fuori dalla porta, ma moltissime ne entrano... dalla finestra. E su questo sto letteralmente lavorando e vi aggiornerò presto.
Insomma, per pensare positivo, quanta plastica abbiamo risparmiato all'ambiente questa settimana, questo mese, quest'anno? Anche un semplice piccolo gesto può dare risultati sorprendenti nel lungo periodo.

Aggiornamento: la borsa in plastica riciclata.

domenica 11 dicembre 2011

La Sanità (nei romanzi)

18 novembre 1977
(...) Il lavoro al disegno di legge sul Servizio sanitario nazionale sta facendo passi avanti e sono riuscito a convincerli che la prima cosa da fare è invertire la direzione della linea politica sull'eliminazione dei posti-letto privati. Misure più radicali dovranno aspettare, ma non troppo. Abbiamo bisogno di metter dentro gente che venga dal mondo degli affari, per avere un riscontro autorevole e dimostrare che il sistema attuale è una rovina.
(...)
23 giugno 1982
(...) Thomas ha acconsentito   a darci una mano nella precipitosa liquidazione della Telecom. ... Gli ho anche anticipato che negli anni a venire ci sarebbero state molte altre svendite come questa e che se la Stewards voleva accaparrarsi una bella fetta dell'operazione doveva muoversi, e in fretta. Mi ha chiesto cos'altro c'era in programma per il futuro e io gli ho risposto che sul piatto c'era fondamentalmente tutto: acciaio, gas, ferrovie, telecomunicazioni, elettricità, acqua, tutto insomma. Sulle ultime due non era sicuro di potermi credere. Aspetta e vedrai, gli ho detto.
(...)
6 ottobre 1987
(...) Ho anche deciso di condurre una severa battaglia contro la parola  "ospedale". Ormai vietata in sede di dibattito, d'ora in poi sarà sostituita con "unità di distribuzione". Questo perchè in futuro il loro unico scopo sarà di distribuire servizi che verranno acquistati dalle autorità sanitarie e dai medici generici dotati di fondi, attraverso dei contratti negoziati. L'ospedale diventa un negozio e un'operazione chirurgica una merce, con un sacrosanto prevalere delle normali consuetudini in atto nel mondo degli affari: accumula, e poi vendi a buon prezzo. La meravigliosa semplicità di questa idea mi sbalordisce.
In agenda oggi c'era anche il tema "fonti di reddito". Non vedo proprio perchè le unità di distribuzione non debbano, per esempio, far pagare il parcheggio ai visitatori. Inoltre dovrebbero essere incoraggiate ad affittare spazi per il commercio al dettaglio. Non ha senso lasciare quelle corsie vuote quando potrebbero essere trasformate in negozi che vendono fiori, uva, o tutto quel genere di cose che la gente compra volentieri quando si reca a far visita a un parente ammalato. Hamburger e similia. Piccoli soprammobili e souvenir.
Verso la fine della riunione qualcuno ha sollevato il tema degli Anni di Vita in Rapporto alla Qualità. E' tra i miei argomenti preferiti, devo dire. L'idea è che si prende il costo di un'operazione e poi si calcola non solo quanti anni di vita vengono garantiti, ma anche la qualità della vita che ne consegue. Gli si dà semplicemente un numero. Poi si può elaborare il rapporto costo-efficacia di ogni operazione: e così un'operazione come la sostituzione di un'anca verrebbe a costare 700 sterline per Avrq, mentre un trapianto di cuore 5.000 sterline e una dialisi condotta interamente in ospedale costerebbe 14.000 sterline per Avrq.
E' da una vita che lo sostengo: la qualità è quantificabile!
La maggior parte del consiglio, comunque, crede che la gente non sia ancora pronta per questa idea, e potrebbe aver ragione. Ma ormai non manca molto.
...
Stava diventando sempre più debole: si vedeva. Dopo aver bevuto tornò a distendersi sul lettino a rotelle e non cercò più di parlare finchè non riapparve l'infermiera.
"Buone notizie: le cose procedono, " disse tutta sorridente. "La suora sta cercando un letto, e non appena ne avremo uno, lei potrà proseguire in sala medica e il dottor Bishop le darà degli antibiotici. La dottoressa Gillam, la nostra specialista tirocinante, è  molto presa al momento, e perciò verrà a visitarla domani mattina."
Non mi pareva che si fossero fatti molti progressi, in realtà.
"Ma stanno cercando un letto da più di mezz'ora. Che problema c'è?"
"Siamo alle strette," disse. "Proprio prima di Natale hanno chiuso dei reparti di chirurgia, cosa che ha prodotto un effetto a catena. Vale a dire che moltissimi pazienti di chirurgia sono stati trasferiti in medicina.  Noi abbiamo una cartella di tutti i letti disponibili ma adesso va aggiornata continuamente. Pensavamo di aver trovato un letto per lei, perciò abbiamo mandato la suora a controllare, ma il letto era già occupato. Comunque non dovrebbe volerci molto."
...
"Avete passato le pene dell'inferno, l'altra notte," [la dottoressa Gillam] cominciò, di lì a poco. "A dire il vero, quel che avete passato è inaccettabile. Ma temo di non poter nemmeno porgerle delle scuse, perchè capita sempre così, e sarebbe successo da qualunque altra parte." (...)
 "La malattia è solo una delle cose  contro cui si combatte."
"E le altre? Cosa sono?"
Soppesò la risposta. "'Ingerenza' sarebbe la parola più acconcia, credo." (...)
"Il fatto è," disse, protendendosi in avanti, "che è inutile cercare dei capri espiatori. [Il dottor Bishop] E' stato di guardia per ventisei ore di seguito. E gli altri hanno trovato il letto prima che hanno potuto. Ero orripilata quando me l'hanno detto, stamattina, ma non so perchè. Come ho detto, succede sempre così." (...)
"Non sto parlando di negligenza. Parlo di gente che cerca di lavorare in condizioni che stanno diventando impossibili." 
(...)
Sospirò. "Questa non è gente coinvolta personalmente con l'ospedale. Li hanno messi lì, presi da chissà dove, con contratti a breve termine per far quadrare i conti. Se alla fine dell'anno finanziario fanno tornare i conti del bilancio, ottengono la loro gratifica. Semplice."           
...
Erano le due quando venne l'infermiera a svegliarmi nella sala d'aspetto. Ero profondamente addormentato. Lei non disse nulla e io non le chiesi perchè fosse venuta. Mi limitai a seguirla per tutto il corridoio.                         

Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, 1994, Feltrinelli 1996 pp.132, 133, 385, 393-394, 399

venerdì 9 dicembre 2011

Rifiuti e cambiamenti climatici.

Mi ha molto colpito la notizia che nel 'paradiso' delle Maldive è nata  un' isola di spazzatura  formata prevalentemente dai rifiuti dei grandi alberghi.
Mi ha colpito non solo perchè mi sembra significativa di quanto devastante sia l'impronta dei paesi ricchi sul mondo, anche in fatto di turismo, ma perchè mi convince sempre più del fatto che i rifiuti sono la vera cartina di tornasole di tutto un sistema ormai insostenibile, sbagliato e profondamente ingiusto oltre che estremamente pericoloso per il futuro del pianeta.
E noi in Italia lo sappiamo bene.
Possiamo far finta di non sapere che l'aria delle nostre città è inquinata, che le nostre emissioni nell'atmosfera aumentano e che tutto ciò ha conseguenze sulla nostra salute e sul clima. Possiamo fingere di non sapere che i terribili eventi meteorologici degli ultimi mesi e le loro conseguenze siano legati al riscaldamento globale di cui noi siamo responsabili e credere o fingere di credere che si tratti di eventi "eccezionali".  Possiamo scegliere di ignorare quello che succede nel resto del mondo, o pensare che non ci riguardi direttamente. La concentrazione di CO2 nell'atmosfera non si vede e non si sente, possiamo scegliere di ignorarla.
Ma i rifiuti, quelli no. I rifiuti sono lì, concreti, visibili e maleodoranti sia quando ce ne sbarazziamo in discarica, sia quando, prima di incenerirli secondo le tecnologie più "sofisticate", dobbiamo anche solo selezionarli o smistarli. I rifiuti non si possono far scomparire, nè la loro ingombrante presenza si può ignorare oltre a un certo segno.  E ce ne stiamo accorgendo. Le discariche in alcune regioni italiane esplodono o stanno per esplodere, in tutti i sensi (Napoli e Campania, Roma e Lazio, solo per fare due esempi veramente 'mondiali') e ci costringono, in un modo o nell'altro, a fare i conti con essi e quindi con il nostro stile di vita.
E  dunque è importante sapere che esiste anche una stretta correlazione tra rifiuti e riscaldamento globale (e le Maldive, per tornare alla notizia iniziale, sono fra i paesi più gravemente minacciati dalle conseguenze del riscaldamento globale...).
In questo post dal suo blog su Repubblica Antonio Cianciullo segnala l'appello dell'ISWA, International Solid Waste Association, alla Conferenza di Durban (qui), a moltiplicare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas-serra attraverso una migliore gestione dei rifiuti
“Il 18 per cento del target europeo di taglio delle emissioni di gas serra è stato raggiunto attraverso l’intervento sui rifiuti”, ricorda David Newman, vicepresidente dell’Iswa. “Recuperare la frazione organica, i materiali con cui sono confezionati gli imballaggi, i minerali preziosi e le terre rare contenuti negli apparecchi elettronici significa raggiungere quattro obiettivi con un unico investimento: si abbatte l’inquinamento, si riduce il prelievo di materie prime, diminuisce l’energia utilizzata nella fase produttiva, aumenta l’occupazione”.
Un buon  approfondimento sull'argomento si può trovare in questo studio della società Coop.E.R.I.C.A., Rifiuti e cambiamento climatico: dallo smaltimento corretto alla prevenzione.
Gestire i rifiuti in maniera corretta, recuperando le materie prime (compostaggio, riciclaggio) e riducendo al minimo incenerimento e conferimento in discarica, ma soprattutto riducendo i rifiuti alla fonte, permette di ridurre l'emissione di gas serra in modo significativo (a livello di produzione e smaltimento) e sopperire alla scarsità crescente di risorse e materiali.

Insomma, nella nostra pattumiera c'è molto di più di quel che crediamo. E tutti noi possiamo cominciare a dare il nostro piccolo contributo alla salvaguardia del territorio e dell'ambiente locale (meno discariche e inceneritori) e al clima globale (meno emissioni di gas serra) riducendo e riciclando i nostri rifiuti.

domenica 4 dicembre 2011

Verde di casa e di finestra

Anche in un piccolo appartamento di città, senza balcone, si può far entrare un po' di verde. Per ora in casa mia la situazione è questa.

I pothos:
in cucina

in bagno

in soggiorno
Il pothos è una pianta molto resistente  che si adatta bene a tutti gli ambienti (sempre gradita comunque la luce). Può essere facilmente riprodotta ogni volta che si potano i rami tenendoli in acqua per qualche mese ed è senz'altro una pianta di grande soddisfazione. I miei pothos della cucina hanno più di vent'anni. Hanno visto stagioni alterne, ma sono sempre lì, ed ora sono veramente belli, non vi pare? Quelli del vaso in soggiorno sono stati da poco passati in terra mentre i rametti in acqua sono in attesa di essere travasati in primavera (ma possono vivere in acqua anche per sempre). Anche quello in bagno è bello, no? Non finisce mai di crescere, e io non finisco mai di tagliarlo.

Il soggiorno è di solito la stanza preferita per le piante:
ficus benjamin vicino alla finestra

sanseveria e co (anche il composto)

A casa mia sopravvivono discretamente due ficus benjamin, una sanseveria e un paio di piante non meglio identificate sopravvissute a morti apparenti e tuttora poco floride, ma vive. Il ficus benjamin, se trova il suo posto nella vita, è una pianta abbastanza resistente. Ha bisogno di innaffiature costanti (la terra deve essere sempre umida) e molta luce. Molto resistente anche la sanseveria o lingua di suocera, purchè non la si esponga a temperature troppo basse e non si ecceda nell'innaffiarla (io praticamente non la innaffio mai). Come si vede dalla foto, uno dei due secchi del composto, quello a cui non aggiungo più materiale, fa compagnia alle piante (non è proprio bellissimo, ma con altri vasi si può mimetizzare abbastanza bene).

Una piccola orchidea sta per fare il suo primo fiore dopo più di due anni:

 Non so se si vede. Appena sboccia, se sboccia, lo fotografo. L'orchidea ha bisogno di innaffiature regolari e umidità costante e molta luce (la mia ha cominciato a crescere e ha finalmente tirato fuori quello che sarà il suo prossimo fiore da quando l'ho avvicinata alla finestra).

Poi ci sono le finestre. Nel mio appartamento per il momento l'unico davanzale che ha spazio per le piante è quello del bagno, e io ho provato a raddoppiarlo con una mensola in più, ispirandomi all'idea dei bellissimi giardini verticali. Per ora quello che ho ottenuto è questo:

rosmarino e salvia, ciclamino
La salvia non sta proprio benissimo, e devo trovare una cura alle nuvolette bianche che si formano sulle foglie. Il rosmarino ha un aspetto un po' secco, ma è vivo e vegeto. Entrambe le piante non richiedono molta acqua, e devono essere innaffiate solo quando la terra è completamente asciutta. Il ciclamino del piano di sopra invece è vecchissimo, e fiorisce un anno sì e un anno no (questo dovrebbe essere l'anno buono). Ha bisogno di molta umidità ed è naturalmente una pianta da esterni. Va in letargo in estate ma con l'autunno riprende vita non appena si ricomincia ad innaffiarlo.

la magnolia dalla finestra 

Dalla finestra della cucina invece si vede una bellissima magnolia, che era stata crudelmente potata e ridotta a una specie di palo senza foglie solo un paio d'anni fa e che ora è così:

Ecco, anche in città è possibile circondarsi o trovare almeno un po' di verde.
E questo è solo l'inizio, perchè, oltre all'orto sul davanzale (ricordate?), ho intenzione di lavorare su finestre e pareti e inventarmi qualcosa. Se cercate su Google "giardini verticali" e guardate le immagini, capirete perchè l'idea mi attira tanto.
Senza dimenticare poi che le piante da interni, e pothos, ficus benjamin e sanseveria in particolare, hanno la proprietà di purificare l'aria degli interni da sostanze inquinanti.

sabato 3 dicembre 2011

Quanta CO2 tagliamo oggi?

E' in corso a Durban, in Sudafrica, nel quasi totale silenzio dei media, la 17a Conferenza sul Clima (Cop 17). Dal 28 novembre al 9 dicembre i circa 200 paesi partecipanti dovranno decidere cosa fare del protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012, e come finanziare il Fondo Verde, che dovrà aiutare i paesi emergenti a utilizzare fonti di energia meno inquinanti di quelle basate sui combustibili fossili.
Le aspettative di un accordo vincolante e quindi di un progresso decisivo nella lotta al riscaldamento globale sono bassissime. Semplificando, l'atteggiamento prevalente nei paesi ricchi, principali responsabili dell'aumento della concentrazione di gas-serra nell'atmosfera e quindi del riscaldamento globale, è il seguente: siamo pronti a fare la nostra parte se anche i paesi emergenti, il cui tasso di inquinamento aumenta in maniera esponenziale (la Cina ha superato gli Stati Uniti nell'emissione di gas-serra e nel consumo di energia) accetteranno di aderire a un trattato vincolante sulla diminuzione di gas inquinanti. A loro volta i paesi emergenti non sono disposti a subire restrizioni sovraimposte, dal momento che sono i paesi ricchi ad essere responsabili della situazione attuale. Attenzione: nessuno dice apertamente che il problema non esiste o che non ha intenzione di farsene carico, ma ciascuno vincola i propri impegni a quelli altrui, tra l'altro partendo tutti dal presupposto che ridurre le emissioni voglia dire ridurre le possibilità di crescita e fare investimenti costosi, troppo costosi in un periodo di crisi economica.
Sulla conferenza e i termini della questione, su cui tornerò, rimando per ora a questo ottimo articolo sul sito Climalteranti. Sul rapporto tra ambiente e crisi economica consiglio invece la lettura di questo altrettanto ottimo articolo dal blog di Antonello Pasini sul Sole24ore.
Intanto noi che facciamo? Possiamo cominciare a mandare una cartolina dal caos climatico al ministro Clini affinchè l'Italia faccia la sua parte, seguendo le indicazioni di Greenpeace Italia.
E poi cominciamo a ridurre le nostre personali emissioni di CO2 come ogni paese dovrebbe fare a livello nazionale, a prescindere da ciò che dicono o fanno gli altri. Perchè di fatto la produzione di energia e le emissioni inquinanti siamo noi, sono i nostri comportamenti in fatto di mobilità, consumi, uso dell'energia, alimentazione, acquisti, stili di vita ecc.
Insomma, quanta CO2 vogliamo cominciare a tagliare da oggi, personalmente, con i nostri comportamenti? Usando di meno se non eliminando del tutto l'automobile? Salendo le scale a piedi invece di usare l'ascensore? Spegnendo le luci quando non sono necessarie? Utilizzando lampadine a basso impatto? Usando gli elettrodomestici a pieno carico e a temperature meno elevate? Diminuendo le temperature delle nostre case regolando il termostato su qualche decimo di grado in meno? Isolando le nostre abitazioni? Acquistando prodotti a chilometri zero? Diminuendo o eliminando il consumo di carne? Evitando acquisti inutili? Riducendo i nostri rifiuti? E chi più ne ha più ne metta!
Tutti noi possiamo fare la differenza! E scavalcare politici e governanti miopi e ignoranti. La riduzione (e non solo) siamo noi! E quando l'avremo capito...


venerdì 2 dicembre 2011

I rifiuti di novembre

Ecco il resoconto della pesatura dei rifiuti di novembre. Per i valori pro capite, tutto va diviso per tre.

indifferenziato:   Kg. 1,128
umido:    Kg. 7,029
carta:   Kg. 4,573
plastica:   Kg. 0,698
metallo:  Kg. 0,091
vetro:   Kg. 8,944

totale:   Kg. 22,463

Insomma.... Il peso totale di questo mese è un po' più alto di quello che avrei voluto (sopra i 20 chili). Soprattutto l'organico non scherza (il composto domestico langue...) e probabilmente fa tutta la differenza. Abbastanza bene la plastica (ma ci sono stati mesi migliori). Nella media vetro e carta. L'indifferenziato supera (ma di poco) il chilo.

Ed è arrivato dicembre... E' ora di lanciarsi nel riciclaggio spinto. Spero di riuscire a combinare qualcosa per Natale. Semmai, vi faccio sapere.