"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 30 dicembre 2012

Due anni del blog


Il 27 dicembre il blog ha compiuto due anni.
L'avventura è cominciata con questo post introduttivo  il 27 dicembre 2010.
Il 27 dicembre 2011 ho festeggiato il primo compleanno con questo post, inaugurando un nuovo filone, quello del riciclo.
Quest'anno non sono riuscita a pubblicare un post per l'occasione proprio il 27 dicembre, ma rimedio oggi (anche se non essere pronti con il regalo il giorno del compleanno è davvero imperdonabile!).

E così scrivo questo post dopo essermi dedicata in questi giorni a sistemare un po' il layout del blog.
Avrei voluto creare delle pagine web da alcuni post e raggrupparle per categorie ma non ci sono riuscita. Non mi sono arresa del tutto, però, e ho ripiegato, per il momento, su un'operazione più semplice di organizzazione della homepage.
Ho aggiornato il mio profilo, inserendo un messaggio introduttivo di presentazione che non avevo ancora mai scritto.
Ho cercato di favorire la navigazione, l'iscrizione al blog, la possibilità di comunicazione da parte dei visitatori, creando tra l'altro una email apposita del blog (che prima non esisteva).
E poi ho raggruppato per categorie alcuni dei post creando dei link nelle barre laterali e dando così la possibilità ai visitatori di trovare più facilmente almeno alcuni dei contenuti del blog.
Il lavoro è ancora in corso, ma spero di non aver fatto male. So perfettamente che molte cose non vanno (i colori, per esempio?) ma abbiate pazienza. E suggerimenti, critiche, impressioni sono naturalmente benvenute.
Per fare questo lavoro ho dovuto io stessa navigare a ritroso nel blog e ripercorrere in parte il viaggio di questi due anni.
Ecco alcune impressioni sparse che ne ho ricavato.

Pur confermando le parole del post iniziale in riferimento al mio analfabetismo informatico, sono però tutto sommato soddisfatta di essermela cavata fin qui, anche se a livello mooolto elementare. E imparo, questo è l'importante, prima o poi qualcosa imparo (e molto ho imparato).

Gli obiettivi con cui il blog è nato non sono cambiati. Però i contenuti si sono sicuramente allargati a campi inizialmente non previsti. Ho scoperto durante questo viaggio concetti che inizialmente non conoscevo, come quello di decluttering, ad esempio. E ho cominciato a fare lavoretti di riciclo (più o meno) creativo. 

La quantità di post sul tema dell'emergenza rifiuti scritti in questi due anni mi ha sinceramente impressionata (li ho raccolti nella barra laterale destra sotto la voce Questione rifiuti, e non sono neanche tutti tutti). Ed è tristissimo pensare che purtroppo, in due anni, praticamente nulla è cambiato e si registra in questi giorni l'ennesima proroga alla chiusura di Malagrotta come regalo di fine anno da parte dei criminali che ci governano. Forse un po' dello sdegno iniziale si è addirittura attenuato (per disperazione) e il numero di post sull'argomento è diminuito; questo non va bene, perchè la vergogna di questa situazione non può essere dimenticata, e rimedierò presto.

Tempo fa avevo parlato della necessità di uscire dal guscio e provare a cambiare le cose intorno a me passando ad un livello politico superiore rispetto a quello dell'impegno personale con il quale sono partita (era il post n. 100). Non molto sono riuscita a fare ancora in proposito, ma non dispero, assolutamente no.

A proposito di uscire dal guscio però, devo dire che la sorpresa più bella di questo ultimo anno sono stati gli amici di blog che ho incontrato per strada, davvero inaspettati se ripenso a quando sono partita (che quasi neanche sapevo cosa fosse un blog).
E loro sono il regalo più bello a me e al blog in questo compleanno.

Al  blog auguro che il 2013 sia ricco di novità, entusiasmo, voglia di fare e di agire sulla realtà!

Mentre a tutti i lettori vanno i miei auguri più cari di un nuovo anno sereno e ricco di tutto ciò che rende bella la vita! 


Qui potete trovare i consigli di Alex Topogina di C'è crisi c'è crisi su come migliorare il proprio blog.

Aggiornamento 4/1/13: sono riuscita a creare le pagine con le categorie in cima alla pagina!

lunedì 24 dicembre 2012

Gli auguri di... Scrooge


Fosse stato per me, quest'anno non avremmo neanche avuto l'albero di Natale.
Invece l'8 dicembre mio marito si è armato di pazienza e, contro tutto e tutti, ha tirato giù l'albero dal soppalco e l'ha decorato. 
Tutto da solo, perché né io né il figlio abbiamo letteralmente mosso un dito per aiutarlo. 
E qualche giorno dopo ha detto "meno male che l'ho fatto subito, l'albero, perchè non so se ne avrei avuto la forza ora". Con gente come voi in casa, avrei aggiunto io...
Insomma, è stato bravo, perchè ora siamo tutti felici che l'albero, e le luci, e un posto dove mettere eventuali doni, ci sia. E lo ringrazio per questo.

E allo Scrooge che è in me, ecco come risponde il nipote di Scrooge nel Canto di Natale di Charles Dickens. E mi sembrano bellissime parole:
"Ci sono molte cose dalle quali avrei potuto ricavare del bene, senza che me ne sia approfittato, mi pare," replicò il nipote, "e il Natale è una di queste. Ma io so di aver sempre pensato al Natale, quando ci si avvicina, come a un buon momento, a prescindere dalla venerazione dovuta al suo sacrosanto nome e alla sua origine, ammesso che si possa prescindere da questo, un momento di gentilezza, di perdono, di carità e di gioia, l'unico momento che io conosca, in tutto l'arco dell'anno, nel quale uomini e donne sembrano disposti ad aprire liberamente i loro cuori sigillati, e a pensare a chi è loro inferiore come a un compagno di viaggio nel cammino verso la tomba, e non come a un esemplare di razza diversa destinato a un viaggio diverso. E perciò, zio, benché il Natale non mi abbia mai fatto arrivare in tasca una sola briciola di oro o di argento, io credo che mi abbia fatto del bene, e che mi farà del bene; e dico: - Benedetto sia il Natale - "
Charles Dickens, Canto di Natale, ed. La Vita Felice, 1995, pp. 25-27
Auguri di cuore a tutti!

sabato 22 dicembre 2012

Il re degli alberi


Dal racconto Il re degli alberi dello scrittore cinese Acheng.
Che cosa sia la verità è una questione antica. Rispetto alla vita, la verità è l'esperienza. E' sulla base dell'esperienza che giudichiamo il passato, il presente, il futuro. (...)
Io spero che l'esperienza possa aiutarci anche a superare la cultura.
dalla nota all'edizione italiana, maggio 1990, p. 8
Stralcio di dialogo tra il Grumo, il re degli alberi (ancora non rivelato) e la voce narrante, uno dei giovani inviati dal partito sulle montagne della Cina a tagliare gli alberi. 
L'esperienza e la cultura (inconsapevole).
A un tratto il Grumo mi puntò gli occhi addosso e chiese: - Vi hanno ordinato di venire qui a tagliare gli alberi? -. Ci pensai su e poi dissi: - No. Noi siamo venuti per farci educare dai contadini poveri e medio-poveri, per edificare il Paese, proteggere la patria e combattere povertà e arretratezza. - E allora perchè volete tagliare gli alberi? -. Prima di partire ci avevano spiegato a grandi linee che cosa avremmo dovuto fare e allora gli risposi: - Tagliamo gli alberi inutili e ne piantiamo di utili. E' facile tagliare gli alberi? - Gli alberi di certo non possono scappare -.
p. 21    
Progresso e natura. Alberi utili e alberi inutili. 
Cultura e verità.
Li Li  chiese: - Queste montagne - fece un gesto con la mano - saranno tutte ripiantate con alberi utili? -. Il capo della brigata rispose di sì. Li Li si mise le mani sui fianchi e fece un respiro profondo: - Grandioso. Trasformare la Cina. Grandioso -. Fummo tutti d'accordo. Il capo della brigata proseguì: - Sulla montagna dove ci troviamo ora il lavoro consisterà nell'abbattere gli alberi, bruciarli, fare dei campi terrazzati e poi piantarvi alberi utili -. Indicando il grande albero che si trovava sulla montagna opposta, qualcuno chiese: - Perchè quell'albero non è stato abbattutto? -. Il capo della brigata volse lo sguardo verso l'albero e disse: - Non si può -. Chiedemmo perchè e lui schiacciandosi un insetto sul viso rispose: - Quell'albero è diventato uno spirito. Tagliarlo porta male. - Che genere di male? - chiedemmo. - La morte - rispose il capo della brigata. (...)
Li Li disse: - Sono tutte superstizioni. Nell'ordine naturale, il nuovo si sostituisce al vecchio, è una legge ineluttabile. Dato che è enorme e vecchissimo la gente dice per superstizione che è uno spirito.
p. 25 
Il re degli alberi. La potenza e la meraviglia della natura.
La vista che si presentò ci fece trasalire. Il grande albero solitario che la mattina avevamo visto da lontano aveva un immenso ombrello che copriva il cielo, alto cento metri. I suoi rami coprivano una superficie grande un acro. Sbalorditi avanzavamo lentamente toccando con le mani il suo tronco. La corteccia non era vecchia, incidendola con le unghie veniva fuori un colore verde tenero, sembrava palpitare sotto le nostre mani, come se all'interno vi scorressero delle vene. Li Li fece un giro attorno all'albero, poi all'improvviso gridò: - E' lui il re degli alberi, non un uomo! - . A bocca aperta levammo il capo a guardare l'albero. Il vento, soffiando, percorreva il suo fitto fogliame facendone ondeggiare prima un lato e poi lentamente il lato opposto. Tra le foglie il blu del cielo sembrava quasi nero. Miriadi di macchie di luce filtravano simili a migliaia di occhi ammiccanti.
In vita mia non avevo mai visto un albero così grande. Il cervello mi si vuotò come se mi fosse stato lavato. Provavo vergogna per quella bocca inutilmente aperta, incapace di parlare o di cantare, e che avrebbe potuto al massimo lanciare un verso bestiale.
pp. 27-28 
Il furore stupido del progresso, dello sviluppo, del profitto.
La cultura.
Li Li cominciò a irritarsi, ma poi, dopo aver riflettutto un attimo, chiese calmo: - Quest'albero non si può abbattere? -. Sempre indicandosi il petto il Grumo rispose: - Tagliando qui lo puoi abbattere -. Spazientito Li Li sbottò: - Quest'albero deve essere abbattuto!  Occupa molto spazio che potrebbe essere usato per piantarvi alberi utili! - Quest'albero non è utile? - chiese il Grumo. - Certo che no. A che serve? Ci si possono fare ciocchi per il fuoco? O mobili? O case? Non ha un gran valore economico -. Il Grumo rispose: - Secondo me è utile. Io sono un uomo semplice, non so spiegare a cosa serve, ma esser cresciuto fino a diventare così grande non è una cosa da poco. Se fosse un bambino, colui che l'ha nutrito non l'abbatterebbe -. Li Li scuoteva la testa esasperato: - Nessuno ha piantato quest'albero e di alberi selvatici come questo ce ne sono fin troppi. Se non ci fossero, avremmo da tempo portato a termine la grande impresa di messa a coltura delle terre. Per dipingere i quadri più nuovi e più belli ci vuole un foglio di carta bianca. Questi alberi sono un ostacolo, vanno abbattuti. Noi stiamo facendo la rivoluzione, non stiamo crescendo un bambino!
pp. 62-63
Naturalmente il grande albero viene abbattuto. Il Grumo muore e viene seppellito a tre metri da questo.
La sconfitta. La rivolta della natura.
Quel giorno scoppiò un temporale. La sera la pioggia si arrestò, ma per poco, poi riprese a cadere con vigore e durò un'intera settimana. La pioggia lavò via dalla montagna neri cumuli di carbone, in tutta la valle aleggiò un odore acre e le esalazioni gassose facevano lacrimare gli occhi. Quando il temporale finì, tornammo a lavorare in montagna. Sul pendio pelato, c'erano ancora alberi con rami che non erano stati completamente bruciati e che si ergevano neri, simili a frecce scoccate dall'universo e penetrate profondamente nel corpo nudo della terra, e delle quali fossero rimaste fuori solo le piume nere della coda. Appoggiati alle zappe osservammo lo spettacolo a occhi sbarrati, un po' spaventati. La pioggia di una settimana aveva fatto spuntare qua e là corti ciuffi d'erba, che spiccavano come macchie gialloverdi. Improvvisamente qualcuno gridò: - Guardate sulla montagna di fronte! -. Ci volgemmo in quella direzione tutti insieme e restammo di sasso.
La tomba del Grumo si era aperta, rigettando fuori la bara bianca (...) Guardando nella fossa ci accorgemmo che ne spuntava fuori un groviglio di corti rami. Pensammo che probabilmente le enormi radici dell'albero abbattuto, non avendo più dove mandar la loro linfa, avevano messo nuovi germogli dopo essere state irrigate dalla pioggia, e dato che la terra in quel punto era stata smossa quelli erano cresciuti rapidamente.  
pp. 76-77 
Il corpo del Grumo viene cremato.
Ferite da taglio.
Le ceneri del Grumo vennero seppellite nella stessa fossa. Sulla tomba crebbero a poco a poco delle piante che facevano fiori bianchi. Gli intenditori dicevano che erano piante medicinali con le quali si potevano curare le ferite da taglio. Spesso, nei momenti di riposo durante il lavoro in montagna, guardavamo in lontananza quell'enorme tronco simile a un ferito caduto a terra e quella striscia di fiori bianchi che facevano pensare a bianche ossa di membra recise.
p. 78
Acheng termina la nota all'edizione italiana del libro con queste parole:
In Il re degli alberi è latente una conoscenza intuitiva grezza, non scientifica, primitiva, ma ciò con cui viene messa a confronto non è la scienza, bensì la stupidità, e questo fa sì che entrambe vadano incontro alla sconfitta. La stupidità non ha conoscenza intuitiva, perciò anche una conoscenza intuitiva di tipo primordiale per la Cina ha un valore.
Ho parlato anche troppo del mio racconto, devo ricordarmi che i lettori di questa edizione appartengono a una nazionalità che possiede una tradizione di conoscenza intuitiva e una civiltà artistica antichissime.
p. 9 grassetto mio
Le parole in grassetto oggi potrebbero suonare ironiche. Solo ventidue anni dopo.
E oltre che di quella della Rivoluzione culturale cinese, il racconto sembra parlare della nostra stupidità.

domenica 16 dicembre 2012

Cellulare vecchio o cellulare nuovo? Cellulare vecchio! Perché riusare è meglio che comprare.


Il cellulare di destra è il mio. L'ho comprato usato qualche anno fa. Sembra nuovo, ma è rotto.

Il cellulare di sinistra è il vecchio cellulare di mio figlio. Il primo che ha avuto (se non ricordo male). Stava in un cassetto ormai da qualche anno. Sembra vecchio, ma funziona.

Allora. Il mio cellulare si è rotto. Morto stecchito. La batteria, sicuramente. Forse si può cambiare, ma ora non ho tempo per pensarci. E un cellulare mi serve. Che faccio?
La prima cosa che ho pensato è stata di comprarne uno nuovo. Magari da pochi euro (se ne trovano, solo per telefonare, anche a meno di 30 euro). La cosa più semplice. E gli oggetti nuovi sono così attraenti!
Poi ho chiesto a mio figlio se il suo vecchio cellulare funzionasse ancora. Forse sì. Proviamo. Abbiamo caricato la batteria e cambiato la carta sim. E funzionava!
All'inizio mi sembrava un tale catorcio: non si leggono più neanche i numeri sui tasti! E le impostazioni sono un po' diverse. Io sono "antica". Faccio fatica ad abituarmi alle novità, soprattutto se sono tecnologiche. E poi "La batteria potrebbe anche abbandonarti da un momento all'altro, meglio non tenerlo troppo acceso", ha detto mio figlio. E per un intero giorno l'ho tenuto per le emergenze, ma spento.
Poi ho cominciato a usarlo. Va che è una meraviglia. La batteria, rispetto a quella del mio, che già da parecchio faceva i capricci, è una vera scheggia!

Sono dunque orgogliosa di presentare il mio nuovo vecchio cellulare che, almeno per il momento, sostituirà quello rotto. Sono orgogliosa di non averne comprato inutilmente uno nuovo, quando in casa ne avevo uno funzionante.
Lo so che così, non comprando un cellulare nuovo e prolungando la vita di uno vecchio (e nel periodo delle feste, poi!) nel mio piccolo ho contribuito a non far girare l'economia.
Ma, sapete che vi dico? Non solo non mi importa, ma penso anche che, prima o poi, questa benedetta economia dovrà trovare il modo di girare in modo da dare lavoro e benessere alle persone in maniera sostenibile e sensata, senza danneggiare irrimediabilmente il mondo in cui viviamo e alimentare all'infinito un'inutile e perversa bolla di usa e getta continuo e frenetico.
Perchè le bolle, prima o poi, scoppiano.

sabato 15 dicembre 2012

Vittoria Ottolenghi e quelle maratone d'estate di tanti anni fa

Lunedì scorso è morta Vittoria Ottolenghi.

Maratona d'estate, il programma da lei ideato che proponeva tutti i giorni in televisione la danza, all'ora di pranzo, per mezz'ora (o era forse un'ora?), prima del telegiornale, ormai secoli fa (cioè, capito? La danza! In televisione! All'ora di pranzo! Tutti i giorni! D'estate!) è stato forse in assoluto il mio programma televisivo preferito. Se ci penso, non ricordo di averne seguito un altro con la stessa costanza e con lo stesso entusiasmo.
I grandi balletti classici. I grandi interpreti. I grandi coreografi. Il balletto e la danza contemporanei.
Un programma bellissimo, presentato con eleganza, competenza e passione da una  grande amante oltre che conoscitrice della danza, da una donna di profonda cultura, piacevolissima "narratrice" e divulgatrice.

Quando ho letto la notizia della sua morte, ho sentito il desiderio di cercare in rete qualche immagine di quel programma, di quei balletti. Qualche immagine "vera" di quelle emozioni, di quei ricordi di quest'arte "effimera", come la chiamava, che "quando è finita è finita per sempre e non si mette su uno scaffale", che vive nel presente, nell'azione del  momento e non si può fermare.
E ho trovato questa intervista di qualche anno fa. E, insomma, ho scoperto, o riscoperto, un fascino che va oltre l'amore per la danza, una storia e una vita d'altri tempi.
L'incontro casuale con la danza. Ma anche l'infanzia a Roma ai tempi del fascismo. Il liceo Visconti. Le leggi razziali.


La scintilla, la pratica, la conoscenza dell'antifascismo grazie al partito comunista clandestino. L'Inghilterra e la pratica della libertà. La Maratona d'estate. Danza e amore.


Nureyev. Carla Fracci. Il Festival di Spoleto. L'indignazione per gli stereotipi della cultura televisiva odierna: "Io mi ribello". La filosofia e "l'arte di imparare a morire".


Chi potrebbe oggi anche solo lontanamente immaginare una televisione così? E forse anche una personalità così.

domenica 9 dicembre 2012

La spalla malandata: work in progress (e qualche riflessione)

La mia spalla sinistra soffre ormai da molti mesi.
Il movimento provoca, in determinate posizioni, forte dolore; da un certo punto in poi e in alcune direzioni, l'articolazione sembra del tutto impedita, bloccata.
Avete mai pensato alla quantità di movimenti che è in grado di fare l'articolazione della spalla? Nessuna parte del corpo è così mobile in così tante direzioni. Guardate un po' qua:


Si tratta di un'articolazione molto delicata che, in caso di alterazioni dell'equilibrio, dovute a motivi diversi, tende facilmente a bloccarsi.
Anni fa un osteopata, per un problema simile ma meno acuto alla spalla destra, mi spiegò appunto di questo delicato equilibrio, di come spesso l'articolazione sofferente si ritragga dal movimento, peggiorando il sintomo iniziale in un circolo vizioso che porta all'impedimento e al blocco della mobilità. E di come a volte tutto parta da un irrigidimento muscolare concentrato su collo e spalle.
I miei dolori al lato sinistro sono cominciati un anno fa, con un forte dolore al gomito che piano piano, dopo qualche mese di attenzione (ho evitato di portare pesi con quel braccio ecc.) è passato.
Sono convinta però che il dolore al gomito sia stato la causa di un irrigidimento generale che poi si è trasferito alla spalla.
Insomma, per farla breve, quest'estate il dolore alla spalla si è riacutizzato fino a diventare fortissimo, e i movimenti sono stati severamente impediti.
Lo so che sarei dovuta andare da un ortopedico, o dall'osteopata, che avrei dovuto fare una lastra, un'ecografia o una risonanza, e che avrei dovuto prendere degli anti-infiammatori per il dolore. Io però, se posso, cerco di evitare farmaci, soprattutto sintomatici e antidolorifici. E, per quanto riguarda il medico, ho rimandato, come mio solito, magari sperando che il dolore nel frattempo passasse.
Ma soprattutto mi sono ricordata delle parole dell'osteopata. E ho deciso di provare a dedicare un po' di attenzione al mio corpo, troppo trascurato ultimamente, e alla mia spalla sofferente. Ho provato a "sentire": tensioni, dolore, movimento.  Ho cominciato con un po' di
  • esercizi di respirazione e rilassamento;
  • attenzione alla postura e alla rigidità della muscolatura (quante volte mi sono improvvisamente resa conto di avere la spalla rigida e mezza sollevata senza esserne consapevole!)
  • movimento, graduale, lento, regolare
Ecco, la svolta è stata soprattutto il movimento (credo). Ho cominciato piano piano a usare il braccio, a forzare gradualmente le posizioni, a fare esercizi di allungamento. Sfidando anche il dolore. Non so, forse ho sbagliato, forse non si deve fare (anche se io in fondo lo sapevo che non avevo subito traumi e che non c'erano danni o lussazioni). Ma i risultati si cominciano a vedere e sentire. Nel corso delle settimane la situazione è gradualmente migliorata. La mobilità è ancora parziale, il dolore c'è ancora, ma riesco a muovere il braccio come qualche settimana fa sarebbe stato impensabile, e il dolore è decisamente meno intenso e più circoscritto.

Non ne parlo per dire che in queste cose si deve fare da soli, che non ci si deve rivolgere ai medici, assolutamente. Meno che mai in caso di problemi seri.
Però... in alcuni casi anche saper aspettare, non avere fretta, assecondare e accettare il dolore senza cercare scorciatoie (farmaci antidolorifici), conoscere, ascoltare, muovere il proprio corpo può aiutare a stare meglio.
E lo dico sapendo che sono quasi due anni che ho smesso di fare attività fisica regolare, e che è per questo che ho ricominciato a soffrire di mal di schiena, e che anche questa spalla malconcia è in realtà colpa mia e di tutto lo stress che mi impedisce di tornare in palestra o in piscina, di nutrirmi meglio, di prendermi cura di me stessa come invece dovrei.

Scusate il volo pindarico (ma forse neanche tanto) ma mi viene in mente che la vera medicina dovrebbe essere quella che ci impedisce di ammalarci, che elimina le cause delle malattie invece che curare le malattie. E le cause di molte nostre malattie sono l'ambiente in cui viviamo, il cibo che mangiamo, ma anche il modo in cui viviamo.

E di questo si dovrebbe parlare e su questo si dovrebbe lavorare a livello politico (magari chiudendo gli ospedali perchè diminuiscono i malati e non perchè non ci sono i soldi per curare i malati...).

domenica 2 dicembre 2012

Il ciclamino


La mia amica D. mi ha regalato questo bellissimo ciclamino insolitamente bianco!
Bello, vero? Meritava senz'altro di essere immortalato.






Qui potete trovare altre splendide foto e informazioni su questa bellissima pianta.








Io intanto cercherò un posto dove mettere il fioritissimo regalo appena ricevuto, perché questa pianta ha bisogno di spazi esterni, che qui da me scarseggiano, e soffre a stare in casa (purtroppo).
Mi sa che dovrò risistemare il davanzale della finestra del bagno (qui e qui).

Una fiorita buona domenica a tutti!

sabato 1 dicembre 2012

Decluttering e i rifiuti di novembre: la débacle!

Ecco come è finita questa mattinata di inaspettato (e assolutamente indesiderato) decluttering: circa 15 chili complessivi di rifiuti in più rispetto alla nostra consueta produzione mensile!
Cosa è successo?
Un'emergenza idraulica in bagno mi ha obbligata a cercare, senza successo, alcuni attrezzi sotto il lavello. E il caos che lì regnava sovrano ha preso il sopravvento (soprattutto della mia già instabile psiche).










Le foto rendono solo in parte l'idea di quello che c'era sotto il lavello. E' che metto da parte, conservo, spero di poter riutilizzare invece di buttare via ma, diciamoci la verità, tutto questo non è possibile.
La quantità di imballaggi, di carta (in particolare sporte di ogni genere e misura e buste del pane e del reparto salumeria), di plastica (decine e decine di buste di plastica di ogni genere, colore e misura) e di materiale non riciclabile (quelle generalmente enormi buste di carta o cartone all'interno ma con la parte esterna plastificata)  è impressionante. Roba accumulatasi negli anni e mai più utilizzata! Uno spreco di risorse vergognoso per qualcosa usato una sola volta e poi buttato via o dimenticato. E in una casa dove si cerca in tutti i modi di ridurre i rifiuti!
"Non ce la posso fare!", ho pensato, e ho deciso di... buttare via tutto!
Ho riempito due buste solo di sporte di carta, una enorme busta nera di buste di plastica, un sacco di roba che speravo di riutilizzare in qualche modo ma che non so più dove tenere (vasi di plastica per piante, stracci...) di materiale non riciclabile. E poi sono andata in camera da letto e ho riempito un'altra enorme busta nera di indumenti più o meno stracciati che speravo di usare in qualche modo e che ormai straripavano dall'armadio (non riutilizzabili, e dunque anche questi nel materiale non riciclabile).
Nella guerra tra decluttering e riduzione dei rifiuti oggi ha vinto il decluttering.
Mi consolano appena un po' (pochissimo in realtà) tre cose:
  1. molto di ciò che ho gettato è comunque finito nella raccolta differenziata;
  2. sono riuscita a fare pulizia, spazio e ordine in uno dei luoghi più incasinati della casa;
  3. da oggi in poi la guerra agli imballaggi dovrà essere portata ad un livello decisamente superiore, e ho già in mente misure drastiche per correre ai ripari.
Ecco il sottolavello dopo la mattinata di duro lavoro (e anche in questo caso forse la foto non rende bene l'idea, ma vi assicuro che è tutta un'altra cosa!):
Ed ecco infine il resoconto della pesatura dei rifiuti del mese di novembre:

indifferenziato:   Kg.7,116 (1,116 + 6,000)
umido:      Kg. 14,000
carta:   Kg. 9,590 (4,307 + 5,283)
plastica:   Kg. 4,755 (0,755 + 4,000)
metallo:   Kg. 0.496
vetro:   Kg. 5,111

TOTALE:   Kg. 41,068

P.S. Sono un po' sotto shock per tutto quello che ho buttato via oggi.
P.S.2. Avevo bisogno però di alleggerire e svuotare l'ingorgo che si era creato in casa. Ora bisogna mantenere (spazio, ordine, vuoto, leggerezza...) sperando che questo aiuti a stare meglio.

giovedì 29 novembre 2012

A Doha è in corso la Conferenza mondiale sul clima (Cop 18). Notizie dal secolo scorso.

E' cominciata a Doha l'annuale Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici (Cop 18).
Mi è sembrato interessante riproporre un articolo di 15 anni fa, scritto durante lo svolgimento della Conferenza di Kyoto (Cop 3), quella che avrebbe portato al (famoso) protocollo, da Giorgio Nebbia sul Manifesto. I contenuti sono ancora validissimi. Se non fosse per tutto il tempo che è passato invano.
Un clima turbolento
Di cosa stanno parlando le falangi di ministri, assistenti, consulenti, lobbisti, riuniti a Kyoto? Del nostro futuro, di come saranno i raccolti di granturco e canna da zucchero, di caffè e patate, della convenienza o meno di costruire nuovi porti o villaggi turistici, delle alluvioni che spazzeranno via, nei prossimi decenni, migliaia di persone, campi e case, e degli altri milioni di persone che saranno afflitte dalla sete, con i campi isteriliti dalla siccità.
Tutti questi eventi sono influenzati dai cambiamenti della composizione chimica e dell'atmosfera dovuti alle attività umane.
I gas dell'atmosfera regolano il rapporto fra il flusso di energia solare che raggiunge la superficie della Terra e l'energia che la superficie terrestre irraggia verso gli spazi interplanetari: da tale rapporto dipende la temperatura media terrestre che oggi è di circa 15 gradi Celsius. 
Un aumento, anche piccolo, di tale temperatura media povoca lo scioglimento di una parte dei ghiacci, un innalzamento del livello degli oceani, intense piogge da qualche parte del pianeta o l'avanzata dei deserti da qualche altra parte.
Vari gas di origine antropica immessi nell'atmosfera fanno aumentare la quantità di calore trattenuto sulla superficie del pianeta e il suo conseguente riscaldamento per "effetto serra". Uno di questti, l'anidride carbonica, si forma quando si bruciano i combustibili fossili: petrolio, carbone, gas naturale, ma anche i rifiuti e la cellulosa durante gli incendi dei boschi, si libera durante la produzione della calce e del cemento: ogni anno circa 25 miliardi di tonnellate vengono immessi nell'atmosfera, un valore in continuo aumento. Più aumentano i consumi di energia e la produzione industriale, più aumenta la concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera, più intensi e rapidi i mutamenti climatici.
Altri gas responsabili dell'effetto serra sono il metano, immesso in quantità crescente nell'atmosfera in seguito al crescente uso del gas naturale e al relativo inquinamento; gli ossidi di azoto che sono l'inevitabile sottoprodotto di tutte le combustioni durante le quali l'ossigeno e l'azoto dell'aria reagiscono fra loro; vari composti clorurati, come i clorofluorocarburi e vari solventi.
Adesso si fa tanto rumore, ma l'effetto serra era stato previsto dal fisico svedese Argenius quasi un secolo fa ed è stato considerato per tutto questo tempo una bizzarria. A mano a mano che sono migliorati i rilevamenti meteorologici e le misure della concentrazione dei gas atmosferici, e poi con l'osservazione della superficie terrestre da parte dei satelliti e con l'uso di adatti modelli matematici, ha trovato conferma l'esistenza di un riscaldamento terrestre dovuto alle scorie gassose delle attività umane.
Che fare per rallentarlo o femarlo? La ricetta sembra abbastanza chiara, anche se sgradevolissima: per diminuire l'immissione nell'atmosfera dei gas responsabili dell'effetto serra bisogna consumare meno energia e meno merci, e merci diverse dalle attuali.
"Meno" è parolaccia: i consumi di energia devono aumentare (non ci viene forse fatto credere ogni mese che l'economia va meglio "perchè" si consuma più elettricità?); la produzione e il consumo delle merci deve aumentare; il numero delle automobili e dei chilometri percorsi deve aumentare.
Del resto i paesi del Sud del mondo, che stanno appena adesso assaporando le delizie della società dei consumi, vogliono soltanto aumentare, il più possibile e il più presto possibile, i loro consumi di energia, di automobili, frigoriferi, cemento: se vogliono salvare il futuro del pianeta siano i paesi industriali, essi dicono, a frenare i loro consumi.
Da parte loro i governi dei paesi industriali, che portano la voce delle loro lobby industriali e finanziarie, spiegano che se davvero dovessero diminuire i consumi di energia, gli effetti sarebbero l'aumento della disoccupazione e la crisi economica.
E allora, in mancanza di decisioni coraggiose e lungimiranti, non restano che i palliativi, come quelli in discussione in questi giorni a Kyoto: al più una qualche promessa di una piccola diminuzione di consumi di energia, a partire da una qualche data del ventunesimo secolo, e intanto ogni decennio che passa un altro quarto di miliardo di tonnellate di anidride carbonica continua a finire nell'atmosfera.
In conclusione tutto sembra continuare, a meno di microscopici aggiustamenti, come proma; e invece sarebbero proprio i mutamenti radicali di merci, di processi, di impianti, delle strutture urbane, imposti dalla necessità di diminuire il flusso nell'atmosfera dei gas responsabili dell'effetto serra, a fare aumentare l'occupazione, a migliorare le condizioni di vita, soprattutto dei paesi poveri, a garantire una maggiore sicurezza per il futuro.
Dimenticavo di dire che i più attenti al dibattito di Kyoto sono le compagnie di assicurazione: se non si riesce a rallentare o fermare l'effetto serra e i mutamenti climatici, sono loro che ci rimetteranno un sacco di soldi per risarcire i danni dovuti alla perdita dei raccolti, all'allagamento dei villaggi turistici costieri, alla  minore utilizzazione dei porti.
Ma guarda dove si devono cercare alleati quando si tratta di salvare il nostro povero pianeta!
Giorgio Nebbia, Il Manifesto, 2 dicembre 1997           
Insomma, ora nel futuro ci siamo. Molte cose sarebbero state possibili. Molte cose sono cambiate, in peggio. Molte previsioni si sono avverate. C'è in più una crisi economica le cui cause non sono, come si paventava, da ricercarsi negli interventi di riduzione dei gas serra, semmai il contrario. La situazione è precipitata, forse oltre le più pessimistiche previsioni. Ed è proporzionalmente  aumentato il totale disinteresse riguardo alla questione dei cambiamenti climatici, proprio ora che i suoi effetti sono sotto i nostri occhi. Chissà se anche le compagnie di assicurazioni si sono adeguate e hanno trovato soluzione ai loro problemi. Scommetterei di sì.

L'anno scorso per la Cop 17 a Durban scrivevo: Quanta CO2 tagliamo oggi?; Rifiuti e cambiamenti climatici

lunedì 26 novembre 2012

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti sulle proteste degli studenti e sullo "spirito conservatore" di "alcune sfere del personale della scuola"

A "Che Tempo che fa" Mario Monti se la prende con gli insegnanti

Ne ho parlato due giorni fa e non avrei voluto tornare sull'argomento (che comunque proprio del tutto "off topic" rispetto alle tematiche del blog non è) ma l'intervista del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti nella puntata di ieri sera di Che tempo che fa mi obbliga a parlare nuovamente di scuola. Abbiate pazienza.


L'esimio professore, invitato per la presentazione di un libro sull'Europa, ha risposto anche a domande sulla politica interna. Alla domanda "Sarebbe ancora disponibile ad assumersi il ruolo attuale?" ha risposto così (dal min. 16,40 ca):
Io rifletterò su tutte le possibilità, nessuna esclusa, in cui eventualmente io ritenga di poter dare il mio contributo al migliore interesse dell'Italia che riesca ad affermarsi, a competere, a creare lavoro, ad avere maggiore giustizia sociale. Questo però, mi sono reso conto soprattutto quest'anno, è possibile solo superando le resistenze conservatrici e le resistenze corporative molto visibili in... nella sinistra, nella destra, talora persino nel centro. Questa è la sfida dell'Italia...
Un discorso generale? Sta parlando, usando le solite parole vuote dei politici (e  scusatemi, ma io non sento nulla di nuovo, ma proprio nulla, rispetto alla solita manfrina dei soliti discorsi politici a cui siamo abituati), ancora di farmacisti e tassisti, la causa prima dei mali e dell'immobilismo italiano di qualche mese fa? (E, tra parentesi, vi prego anche di notare la chiara presa di posizione di quel "talora persino nel centro").
No, non sta parlando in generale, e non sta parlando di farmacisti e tassisti.

Più avanti, alla domanda del conduttore che, riferendosi agli investimenti nella scuola e nella cultura, chiede: "Perchè è così poco importante?", il senatore Monti ha risposto (dal min. 28 ca):
Non è poco importante, è molto importante, e potrà essere risolto solo con gradualità questo tema. Si richiede una migliore organizzazione di tutto ciò che è cultura, università, scuola e ricerca, e mettendo nel governo forse il più qualificato rettore italiano, il professor Profumo, speriamo di aver contribuito in questa direzione. Certo, servono anche risorse. Risorse sono state in passato dilapidate, e noi abbiamo cercato di evitare che il paese bruciasse dal punto di vista dei... della finanza, dal punto di vista del perdere la propria sovranità non per un anno ma per i prossimi anni. E poi il mondo della cultura, e gli studenti naturalmente sono quelli che sono più in credito, e fanno bene a manifestare il loro dissenso, e oggi l'hanno dimostrato, hanno manifestato in modo molto civile, ma abbiamo trovato, per esempio in alcune sfere del personale della scuola grande spirito conservatore, grande indisponibilità a fare per esempio due ore in più settimanali, il che avrebbe permesso di liberare risorse per fare più seriamente politiche didattiche. Non cadiamo quindi nel mito bontà e durezza, no, i corporativismi spesso usano anche i giovani per perpetuarsi, per non adeguarsi ad un mondo più moderno.
Ah, ecco a chi pensava, dopo farmacisti e tassisti siamo ora noi, gli insegnanti, a bloccare il paese! Blocchiamo il paese per difendere i nostri privilegi e, accusa davvero infamante, usiamo i giovani per perpetuare il nostro corporativismo.
Non entrerò nel merito della questione.
Vorrei solo far notare
  1. che nei giorni scorsi il governo aveva deciso di aumentare l'orario di ore di lezione in classe dei docenti della scuola secondaria di sei ore settimanali a parità di stipendio e non due;
  2. che questo sarebbe avvenuto tramite un articolo della legge di stabilità e in deroga al contratto di lavoro, peraltro scaduto da anni e con gli scatti di anzianità  bloccati sempre da anni; 
  3. che l'articolo è stato ritirato (solo provvisoriamente, però) in seguito alle proteste ma che non si è rinunciato ai risparmi che avrebbe comportato, che ora verranno, in misura equivalente, dalla riduzione dei fondi di istituto;
  4. che, a rigor di logica, in un modo o nell'altro le risorse sono state comunque liberate, in omaggio al principio, tanto caro alla ministra Gelmini, che meno soldi equivalgono a più risorse;
  5. che la protesta di questi giorni non ha avuto come unica motivazione la questione dell'orario settimanale dei docenti;
  6. che i ministri tecnici continuano a rivelarsi stranamente poco precisi per quanto riguarda numeri e dati concreti.

    A questo proposito, "forse il più qualificato rettore italiano, il professor Profumo" dimostra in questa intervista a Otto e mezzo del 20 dicembre 2011 tutta la sua competenza quando parla dei 64 milioni di scuole presenti in Italia. E chissà, a questo punto, dove ha trovato tutti gli altri numeri che sciorina a profusione.

domenica 25 novembre 2012

25 novembre: giornata contro la violenza sulle donne

Solo il piccolo contributo di alcuni link alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne:

Lorella Zanardo de Il corpo delle donne su Il Fatto Quotidiano: Quest'anno il 25 novembre lo festeggiamo

Laura Cleri su Il Fatto Quotidiano: Violenza sulle donne, la mia lettera a uno sconosciuto

Drowned World: L'altra metà del cielo

con la speranza che una giornata così non abbia più motivo di essere

ricordando con questo post  la manifestazione Se non ora, quando? del 13 febbraio 2011, tanto per non dimenticare dove siamo e da dove veniamo (e c'entra, anche questo c'entra...)

e invitandovi, se ancora non l'avete fatto, a guardare questo video:


sabato 24 novembre 2012

Manifestazioni, cortei, proteste: la scuola scende in piazza


Diario delle manifestazioni di queste ultime settimane a cui ho partecipato e piccolo promemoria per me, che di memoria ne ho sempre meno...

27 ottobre: No Monti Day.
Il corteo a Roma parte da piazza della Repubblica e arriva a piazza San Giovanni. Lavoratori, studenti, docenti, genitori. Sono presenti molte scuole romane, studenti e docenti sfilano insieme. 

 









Si parla di almeno 150.000 persone. Non male, considerando il tabù che si è osato sfidare, quello dell'intoccabile governo Monti.
Una piccola frangia del corteo, arrivata in piazza San Giovanni, si stacca dalla manifestazione e va a bloccare la tangenziale est. Ma non ci sono incidenti, nonostante gli allarmi preventivi lanciati nei giorni precedenti.

10 novembre: Manifestazione regionale del Coordinamento Scuole di Roma.
Si parte da piazza dell'Esquilino, diretti a piazza SS. Apostoli.
Da dentro, ancora una volta studenti, docenti e genitori insieme, non ci rendiamo conto subito di quanti siamo. Poi, dalla parte bassa di via Cavour, guardando indietro, ci accorgiamo che siamo moltissimi di più di quanto chiunque, a partire dagli organizzatori, si potesse aspettare. Ci accorgiamo di aver davvero "invaso le strade" e "bloccato la città". Piazza SS. Apostoli è impossibile, troppo piccola. Si procede verso il ministero della Pubblica Istruzione, seguendo un nuovo percorso concordato. E sotto la gradinata del palazzo di viale Trastevere si riversa davvero una marea di persone:











Peccato che quasi nessuno ne parli. Lo sapevamo già, ma ogni volta è triste constatarlo di nuovo: è vero solo ciò di cui si parla in televisione e (molto meno) sui giornali; e in televisione e sui giornali si parla soltanto di ciò di cui si vuole che si parli.

14 novembre: Mobilitazione europea e sciopero generale della Cgil.
Sciopero e manifestazione. Questa volta però i cortei sono diversi. Gli studenti si sono dati appuntamento a Piramide. E lì decidiamo di incontrarci anche noi, alcuni insegnanti della nostra scuola. I ragazzi nel piazzale sono moltissimi, ma molti delle scuole del quartiere Prati sono rimasti alla fermata della metro, troppi per poter arrivare a Piramide. Parte un corteo spontaneo che si ricongiunge con quello in attesa a Piramide. Noi li incontriamo mentre, da Piramide, abbiamo deciso di raggiungere il corteo del sindacato a piazza Bocca della Verità

Corteo meno colorato e vivace, quello dei docenti. Ma un gruppo si stacca e si dirige verso Montecitorio. Non si passa però: davanti al parlamento, dove c'è già un presidio autorizzato, non si può arrivare. Questo era il cartello che aspettava dietro di noi il permesso per passare:

Il pomeriggio e la sera nei telegiornali si è parlato soltanto degli scontri avvenuti in coda al corteo degli studenti. Davvero soltanto di quello. E constatiamo, ma anche questo lo sapevamo già, che, dopo il silenzio, la sineddoche è la figura preferita dall'informazione: la parte per il tutto.

Oggi, sabato 24 novembre, sciopero della scuola.
Doveva essere il primo sciopero unitario nella scuola dal 2008, e veniva di sabato (!). Ha "scioperato", alla fine, soltanto la CGIL, insieme ai COBAS.
Le foto non ce le ho, perchè non c'era veramente niente da fotografare.
Saranno gli allarmi lanciati nei giorni scorsi. Sarà questa divisione e incapacità di essere uniti (e quindi efficaci) nella protesta. Sarà che oggi è sabato. Insomma, quattro gatti a piazza della Repubblica per il corteo dei COBAS. Nessuno al sit-in davanti al ministero della Pubblica Istruzione. Non so cosa ci fosse a piazza Farnese,  ma immagino che la CGIL abbia mobilitato, con la sua organizzazione, un numero "adeguato" di persone per le inquadrature TV e null'altro.
A voler sorridere un po', direi che oggi in giro c'erano tanta polizia e zero manifestanti: uno scherzo davvero ben riuscito!
A voler essere un po' seri, invece, credo che la mobilitazione faccia paura, e che si cercherà in tutti i modi di neutralizzarla. E che dunque bisognerà essere bravi a tenerla in vita.

sabato 10 novembre 2012

I rifiuti di ottobre

Ecco qui, in ritardo e di corsa, il resoconto della pesatura dei rifiuti di ottobre:

indifferenziato:  Kg. 0,732        sacchetti: 2
umido:   Kg. 8,000                   sacchetti: 3
carta:   Kg. 3,630                     sacchetti: 2
plastica:   Kg. 1,054                 sacchetti: 3 (con metallo e vetro)
metallo:  Kg. 0,174                  sacchetti: 3 (con plastica e vetro)
vetro:   Kg. 4,540                    sacchetti: 3 (con plastica e metallo)

TOTALE:   Kg. 18,130           sacchetti: 10

Alcune precisazioni
Le tre persone della famiglia sono state due per una decina di giorni del mese.
Di conseguenza, un sacco di carta di giornale, la cui produzione è stata sicuramente superiore al nostro solito, non è stata conteggiata nel peso perché gettata altrove (sempre nella raccolta differenziata della carta, però). Stessa cosa per la plastica: un sacco di bottigliette d'acqua, che generalmente non fanno proprio parte della nostra produzione di rifiuti, sono finite altrove nella raccolta differenziata della plastica (ma quello che ho visto quando ho sbirciato nel secchio...).
D'altra parte negli ultimi dieci giorni del mese la produzione di organico è cresciuta molto per problemi di organizzazione e gestione del cibo in cucina, mentre il secchio del composto domestico è rimasto negletto nel suo angolo di ingresso a non fare il suo dovere (in realtà lui il suo dovere lo fa sempre, sono io che non faccio sempre il mio). Il numero di persone in casa, infine, ha di certo influito in parte sul peso del materiale indifferenziato, abbondantemente sotto il chilo, che considero comunque un risultato positivo.

Insomma, in questo  mese abbiamo vissuto un periodo di emergenza, di allontanamento forzato dalla normalità. Tempo e pensieri sono stati rivolti altrove. Però i rifiuti li ho pesati lo stesso alla fine. E anche qualche riflessione ne è venuta fuori:
  1. basta poco a rompere il precario (e faticoso) equilibrio dei rifiuti. E questo perché si basa tutto sull'impegno personale e non è sostenuto in nulla dal sistema. Se si hanno meno tempo, voglia, opportunità, è facile che tutto crolli come un castello di carte; 
  2. i nostri comportamenti sono un'eccezione. Contenitori usa e getta, prodotti confezionati, imballaggi a iosa, plastica di ogni genere, alluminio, rotoli di carta da cucina ecc. rappresentano la normalità della normale famiglia italiana;
  3. vale comunque la pena insistere, soprattutto nella riduzione del materiale indifferenziato, che è quello che finisce in discarica;
  4. e questo sarebbe vero ancora di più se la raccolta differenziata funzionasse e il materiale di qualità raccolto venisse veramente riciclato. 
In conclusione, un po' di sconforto c'è stato e c'è.  Ma, nonostante tutto, resiste anche la determinazione a continuare sulla faticosa strada della riduzione dei rifiuti, nella speranza che possa diventare prima o poi una battaglia comune a tutti e un obiettivo che lo stesso sistema di gestione faccia proprio. Nei fatti e non solo a parole.

Pensando a Malagrotta...

martedì 6 novembre 2012

Dal blog minimo: "Com'è che si è fatto tardi così presto?"

Dal blog minimo consiglio la lettura di questo bellissimo post: "Com'è che si è fatto tardi così presto?".

Elle dice due cose, nel suo post.
Che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo (e mi viene in mente Seneca).
E "che l'unico modo che abbiamo per non sprecare il nostro tempo è impiegarlo per diventare  una persona che valga la pena di amare. (...) ... farci amare anche per un secondo solo, perché cediamo il posto sulla metropolitana, facciamo un sorriso in più o auguriamo 'buona giornata' a qualcuno che non se l'aspettava o evitiamo di dare una risposta grama a qualcun altro che se lo aspettava".

E magari, mi viene da aggiungere, provare a rovesciare la prospettiva, e pensare a tutte le volte che abbiamo fatto il contrario, e magari con modi bruschi o distanti o scortesi, senza neanche accorgercene, abbiamo ferito qualcuno, proprio come qualcuno ha ferito noi quel giorno in metropolitana, o in farmacia, senza neanche accorgersene, seminando un po' di dolore senza saperlo...
Non c'è tempo per questo...

Copio e incollo dal post di Elle questa bellissima poesia di Dr. Suess:

How did it get so late so soon? It’s night before it’s afternoon. December is here before it’s June. My goodness how the time has flewn. How did it get so late so soon?”― Dr. Seuss
(Com’è che si è fatto tardi così presto? Prima che sia pomeriggio arriva la sera. Dicembre viene prima di Giugno. Il tempo è volato via lesto. Com’è che si è fatto tardi così presto?)
e mi scuso se ho rivisitato le sue parole, magari impoverendone il significato con la mia tristezza di adesso.

sabato 20 ottobre 2012

La magnolia di Peppe



Non so quanto tempo fa l'abbia piantata, questa magnolia, Peppe, nel giardinetto condominiale prospiciente agli appartamenti del seminterrato.
Ricordo che, quasi vent'anni fa, quando ci siamo trasferiti qui, era già un bell'albero, e ricordo anche l'anno in cui fece il suo primo fiore, come disse Peppe allora: un primo unico fiore bianco, a cui ne sono seguiti in abbondanza moltissimi altri negli anni successivi.
Quando, alcune estati fa, Peppe la fece potare, era stata ridotta a una specie di palo, quasi senza foglie. "L'ho piantata io, questa pianta, decido io se potarla", disse allora a mio marito che lo aveva rimproverato per l'apparente scempio.
E aveva ragione lui, naturalmente. Nel giro di pochi anni la sua magnolia è cresciuta molto più bella e rigogliosa di prima. Ha resistito senza fare una piega alla neve dell'inverno scorso. Si avvia a superare il terzo piano dei palazzi che la circondano, è sempre verde e piena di vita. Ha trasformato la vista dalla finestra della nostra cucina: da cemento di palazzi a un verde quadro di natura viva.
Peppe è il signor Z., l'ignaro protagonista di questo e questo post del mio blog.
L'ultima volta che ci siamo incontrati, un paio di mesi fa, era reduce da un periodo di  malattia, andava in giro con l'ossigeno in una borsa: ci siamo baciati e abbiamo parlato amabilmente come al solito. Da allora non l'ho più visto.
Due giorni fa Peppe ci ha lasciati.
Mi piace ricordarlo con questa foto.

domenica 7 ottobre 2012

I rifiuti di settembre: un indifferenziato piccolo piccolo

Il resoconto mensile della pesatura dei rifiuti prodotti in casa dalla mia famiglia di tre persone continua.
Questi i risultati del mese di settembre:

indifferenziato:  Kg. 0,435       sacchetti: 1
umido:    Kg. 6,069                 sacchetti: 5
carta:   Kg. 4,221                    sacchetti: 2
plastica:   Kg. 0,583                sacchetti: 2 (con vetro e metallo)
metallo:  Kg. 0,240                 sacchetti: 2 (con plastica e vetro)
vetro:   Kg. 9,536                   sacchetti: 2 (con plastica e metallo)

TOTALE: Kg. 21,084             sacchetti: 8

Il sacchetto dei rifiuti indifferenziati è il più piccolo e leggero mai prodotto in casa nostra: niente incidenti di cocci rotti, niente pizza da asporto, niente decluttering... una meraviglia! Dunque ridurre si può e il nostro obiettivo meno di un chilo questo mese è stato a dir poco polverizzato. Magari fra un po' lo abbassiamo pure a mezzo chilo e a un solo sacchetto "piccolo" al mese. Mai porre limiti a ciò che si può fare!

Un po' pesante, ma neanche troppo, l'umido. Il secchio del compostaggio domestico ha lavorato, anche se un po' a riprese alterne. Abbiamo avuto però qualche "incidente" di troppo in frigorifero e in dispensa, mentre bisognerebbe tenere sempre alta la guardia contro lo spreco di cibo in cucina (e su questo argomento vorrei tornare presto).

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, abbiamo limitato il numero di sacchetti e conferimenti nel cassonetto (2+2) e anche il peso è più o meno nella nostra norma.

Stessa cosa riguardo al peso totale: l'obiettivo -20 chili è stato quasi raggiunto.

Insomma, dopo gli eccessi degli ultimi due mesi (qui e quici siamo messi a dieta, come si fa dopo le vacanze quando si è un po' ecceduto, e i risultati sono stati più che buoni. Ora dobbiamo solo evitare l'effetto yo-yo...

sabato 6 ottobre 2012

Premi di blog in blog: scusate il ritardo!

Con colpevolissimo ritardo, ricevo e a mia volta conferisco tre premi che mi sono stati assegnati da fellow-bloggers in rete.
Scusate se li metto tutti in un unico post. E scusate il ritardo.

Red carpet

Loriana Casati di Riciclare... con fantasia ha assegnato anche a me il premio virtuale Red carpet.
Per prima cosa, devo rispondere a 16 domande (difficile, non mi piace parlare di me...).

1) Qual è l'ultimo acquisto che hai fatto?
Ipad
2) Quale sarà il tuo "Must Have" per la primavera/estate?
Che vergogna, è tardi!
Ma, poiché la stagione calda continua, direi sandali comodi e leggeri.
3) Unghie lunghe o corte?
Mangiate.
4) Rossetto o gloss?
Rarissime volte rossetto. Di solito semplice burro di karitè.
5) Stivali o sandali?
Sandali, decisamente!
6) Abbronzatura sì o no?
Alla fine, quest'anno un po' eccezionalmente sì, ma sempre nei limiti della mia carnagione chiara.
7) Profumo o acqua profumata?
Raramente acqua profumata.
8) Hai già fatto i programmi per le vacanze estive?
Non riesco a farli quasi mai, quest'anno ancora peggio del solito.
9) Occhi o labbra in primo piano?
Occhi, se non portassi gli occhiali.
10) Terra o blush?
Nessuno dei due.
11) Palestra o dolce far niente?
Purtroppo, da un paio d'anni, dolce far niente, e un po' di movimento all'aria aperta.
12) Shorts o mini?
Impossibili entrambi!
13) Capelli lisci o ricci?
Lisci, ma non troppo.
14) Il tuo colore per l'estate.
I colori pastello.
15) Giornata al mare o in montagna?
Al fresco in montagna.
16) Fondotinta d'estate sì o no?
Mai d'estate, rarissimamente d'inverno.

Dopo averlo ricevuto, devo assegnare il premio a 15 blog con meno di 200 followers. Ci provo:


Versatile Blogger


La mia blogger amica Cri di Dove gira il sole mi ha scelto fra i destinatari del premio Versatile Blogger (qui). 

Devo citare e ringraziare chi mi ha assegnato il premio: grazie, cara Cri!

Devo dire 7 cose di me:
- piccolina
- occhi chiari
- timida 
- come lavoro faccio l'insegnante
- forse per questo, non finisco mai di imparare
- vorrei vivere al nord (del mondo)
- ma sono sempre stata pigra

I 15 blog  a cui girare il premio sono gli stessi di sopra. Vorrà dire che ne avranno ricevuti due, o potranno scegliere quello che preferiscono. 

Premio Simplicity



Non solo a me, ma a tutti i suoi follower, La solita mamma ha assegnato il premio Simplicity
Chi lo riceve deve dare la sua definizione di semplicità (impresa difficilissima).
In questo momento un po' particolare per me semplicità è un'immagine: un nonno tornato bambino e un nipote bambino: parlarsi con gli occhi, il sorriso, i baci lanciati al vento, la palla, l'amore.

Alla Solita Simonetta, come prescrivono le regole del premio, faccio dono di una immagine fotografica, sperando che questo confine di foresta le piaccia:


Infine, come ha fatto lei, passo a mia volta il premio ai miei pochi ma preziosissimi follower, sperando di far loro cosa gradita.

domenica 30 settembre 2012

"La fine del mondo è vicina". Stralcio di conversazione climatica in un cortile condominiale e qualche riflessione su educazione e mass-media.

- ...
- ...
- ... e poi questo tempo di m...a! Davvero mi sa che la fine del mondo è vicina...
- ... quello che mi fa più paura, a me, è il terremoto...

Ecco, passavo per questo cortile, in un paese della cintura di Roma.
E mentre, sudando per il caldo e l'umidità soffocanti, mi avviavo al portone del palazzo, ho colto passando questo stralcio di conversazione fra due persone adulte nel cortile-garage.
L'anomalia si sente, e la gente ne parla. Anche io, nel percorso fra la stazione del treno e il condominio, una ventina di minuti di cammino a piedi, pensavo all'aria "malata" di queste insopportabili afose giornate di fine settembre.
Solo che poi, nelle conversazioni quotidiane e nella percezione comune, il pensiero successivo alla constatazione dell'anomalia non sono il riscaldamento globale, i cambiamenti climatici, l'effetto serra e l'inquinamento atmosferico, e quindi comportamenti e politiche conseguenti che potrebbero ancora, forse, invertire la tendenza.
No, il pensiero successivo è l'ineluttabile fine del mondo, la catastrofe predetta dai Maya per la fine del 2012 (di cui tutti sanno davvero tutto), o un ugualmente ineluttabile e devastante terremoto, anticipato da questo caldo anomalo e insopportabile.

Sarà stato un caso, ma questo stralcio di conversazione mi ha fatto comunque pensare. Mi è sembrato indicativo ancora una volta di un sistema di comunicazione che invece di fare informazione fa omissione di informazione a pensar bene, disinformazione a pensar male.
Perché non è solo questione di scuola e istruzione, il tanto amato capro espiatorio di tutti i nostri mali secondo l'intellighenzia giornalistica nostrana. Perché magari i giovani sanno cose che i loro genitori non sanno, ma poi ciò che conta riguardo alla politica e alle sue decisioni è ciò che conosce e pensa la società degli adulti, ormai fuori dal sistema educativo, disinformata da un sistema di comunicazione di massa che divora e ingloba nel suo "blob" anche il piccolo e debole mondo del sistema educativo e scolastico. I giovani non votano, non hanno voce né potere. La maggioranza che vota e decide è formata da adulti e anziani. E sarà sempre di più formata da vecchi pensionati.
Pensavo queste cose, e mi ha preso un brivido nel caldo soffocante...


Ecco un grafico tratto da questo post del sito Climalteranti, nel quale sono indicate le temperature globali dal 1880 al giugno 2010 secondo dati della NASA. I punti rossi indicano i valori medi delle temperature annuali.



Qui invece un grafico che mette in relazione temperature e presenza di CO2 nell'atmosfera: