"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 26 febbraio 2012

L'insostenibile pesantezza dell'automobile.

L'Italia è il sesto paese al mondo per numero di autoveicoli pro capite (Wikipedia) con 566 veicoli ogni 1000 abitanti; il terzo paese in Europa dopo Lussemburgo e Malta. In testa alla lista si trovano gli Stati Uniti, con 765 veicoli ogni 1000 abitanti. Arrotondando per difetto, si parla di un autoveicolo ogni due abitanti; grossolanamente in Italia su 60 milioni di abitanti 30 milioni di autoveicoli (in realtà il numero era molto maggiore già nel 2003: qui).

Basterebbero questi numeri per chiudere il discorso: immaginiamo che tutti i paesi del mondo raggiungano il numero di autoveicoli degli Stati Uniti: dato per buono il sistema, nessuno può negar loro questo diritto;  la Cina, per fare un esempio non proprio a caso, con numeri ancora piuttosto bassi (50 veicoli ogni 1000 abitanti) è in rapida crescita (qui). Sono numeri sostenibili? E' evidente che no, non lo sono, tenendo conto che una grande percentuale di questi veicoli è costituita da automobili private (in Italia 60 su 100 abitanti, la percentuale più alta in Europa nel 2010: qui).

Se le astrazioni numeriche dovessero risultare un esercizio troppo complesso e dunque poco efficace, basta muoversi per le strade di una qualsiasi grande città italiana, Roma per esempio, per rendersi conto che automobili e autoveicoli hanno già raggiunto e ampiamente superato ogni limite fisico di sostenibilità. Le automobili e gli autoveicoli sono ovunque. Per chi si muove a piedi, quelli che colpiscono di più, forse, non sono tanto i veicoli in movimento, spesso anche loro fermi in lunghe code, ma quelli parcheggiati: ogni centimetro del suolo pubblico consentito è occupato da scatole di lamiera in sosta; una sempre crescente quantità di suolo non consentito alla sosta (marciapiedi, attraversamenti pedonali, incroci, fermate degli autobus, aree antistanti i cassonetti della spazzatura, aree di sosta in seconda e terza fila ecc.) è a sua volta invasa da autoveicoli di ogni genere, non ultimi scooter, moto e motorini, che impediscono o rendono disagevole se non impossibile il transito ai pedoni.
A questo proposito, se i divieti e le norme del codice della strada fossero tutti rispettati sempre e senza deroghe di alcun genere, di colpo l'uso dell'automobile privata, ma anche dei motocicli, diventerebbe insostenibile nelle grandi città, perchè la sosta sarebbe impossibile o richiederebbe talmente tanto in termini di tempo ed energia psicofisica che molti si convertirebbero con gioia all'uso dei mezzi pubblici. Insomma, il rispetto delle regole, se esistesse, dimostrerebbe inconfutabilmente l'insostenibilità dell'automobile.

Ma se ciò non bastasse (e non parlerò di morti e invalidità da incidenti stradali, inquinamento e disastri ambientali dovuti ai cambiamenti climatici, malattie e morti precoci causate dallo smog, esaurimento delle risorse, magari un'altra volta), si può fare uno sforzo (enorme, lo ammetto, ma a volte è necessario) di esercizio di autocontrollo e pazienza  e guardare o leggere le pubblicità delle automobili.
Cosa le accomuna? Oltre allo spreco di risorse, fatica, creatività? La creazione di una realtà che non è neanche deformata, ma completamente altra, in totale contrasto rispetto a tutto ciò che l'automobile è e rappresenta. La natura, alla cui distruzione l'automobile contribuisce in misura altissima, è lo scenario incontaminato in cui negli spot l'auto si muove silenziosa. Ambienti metropolitani inverosimili sono il suo palcoscenico. Affermazione di sè, superamento dei limiti, perfezione, lusso, prestigio, onnipotenza sono i valori a cui fanno riferimento gli slogan scelti. Un mondo anacronistico, vecchio, obsoleto.
Pensateci la prossima volta che un Suv ultimo modello nero scintillante vi passerà accanto infuocato fuori, rumoroso e puzzolente. O magari bloccherà il traffico di una stradina stretta del centro storico, incapace a muoversi.

Lo sa persino Brad Pitt che l'automobile è un'incongruenza, e che solo mistificando la realtà la si può ancora piazzare sul mercato (qui).
E in questo video si può vedere cosa ne pensa Bill Ford, della casa automobilistica Ford (Ted Talks: a future beyond traffic gridlock).
Da noi non se ne parla molto. Sull'argomento suggerisco la lettura dell'ultimo capitolo (e non solo, naturalmente) del libro di Guido Viale, La conversione ecologica, NdA, "Oltre l'automobile", da cui riporto questa citazione:
Anche perchè la contrazione dei redditi della maggioranza della popolazione è irreversibile: potremo comprare meno e dovremo comprare meglio: cioè prodotti che sfruttino meglio le risorse. E niente - nemmeno la guerra, con le sue distruzioni - rappresenta lo spreco degli ultimi decenni di "sviluppo" meglio del sistema di "spostare una o due tonnellate di ferraglia per trasportare ottanta chili di ciccia".
pp.145-146

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