"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

sabato 22 dicembre 2012

Il re degli alberi


Dal racconto Il re degli alberi dello scrittore cinese Acheng.
Che cosa sia la verità è una questione antica. Rispetto alla vita, la verità è l'esperienza. E' sulla base dell'esperienza che giudichiamo il passato, il presente, il futuro. (...)
Io spero che l'esperienza possa aiutarci anche a superare la cultura.
dalla nota all'edizione italiana, maggio 1990, p. 8
Stralcio di dialogo tra il Grumo, il re degli alberi (ancora non rivelato) e la voce narrante, uno dei giovani inviati dal partito sulle montagne della Cina a tagliare gli alberi. 
L'esperienza e la cultura (inconsapevole).
A un tratto il Grumo mi puntò gli occhi addosso e chiese: - Vi hanno ordinato di venire qui a tagliare gli alberi? -. Ci pensai su e poi dissi: - No. Noi siamo venuti per farci educare dai contadini poveri e medio-poveri, per edificare il Paese, proteggere la patria e combattere povertà e arretratezza. - E allora perchè volete tagliare gli alberi? -. Prima di partire ci avevano spiegato a grandi linee che cosa avremmo dovuto fare e allora gli risposi: - Tagliamo gli alberi inutili e ne piantiamo di utili. E' facile tagliare gli alberi? - Gli alberi di certo non possono scappare -.
p. 21    
Progresso e natura. Alberi utili e alberi inutili. 
Cultura e verità.
Li Li  chiese: - Queste montagne - fece un gesto con la mano - saranno tutte ripiantate con alberi utili? -. Il capo della brigata rispose di sì. Li Li si mise le mani sui fianchi e fece un respiro profondo: - Grandioso. Trasformare la Cina. Grandioso -. Fummo tutti d'accordo. Il capo della brigata proseguì: - Sulla montagna dove ci troviamo ora il lavoro consisterà nell'abbattere gli alberi, bruciarli, fare dei campi terrazzati e poi piantarvi alberi utili -. Indicando il grande albero che si trovava sulla montagna opposta, qualcuno chiese: - Perchè quell'albero non è stato abbattutto? -. Il capo della brigata volse lo sguardo verso l'albero e disse: - Non si può -. Chiedemmo perchè e lui schiacciandosi un insetto sul viso rispose: - Quell'albero è diventato uno spirito. Tagliarlo porta male. - Che genere di male? - chiedemmo. - La morte - rispose il capo della brigata. (...)
Li Li disse: - Sono tutte superstizioni. Nell'ordine naturale, il nuovo si sostituisce al vecchio, è una legge ineluttabile. Dato che è enorme e vecchissimo la gente dice per superstizione che è uno spirito.
p. 25 
Il re degli alberi. La potenza e la meraviglia della natura.
La vista che si presentò ci fece trasalire. Il grande albero solitario che la mattina avevamo visto da lontano aveva un immenso ombrello che copriva il cielo, alto cento metri. I suoi rami coprivano una superficie grande un acro. Sbalorditi avanzavamo lentamente toccando con le mani il suo tronco. La corteccia non era vecchia, incidendola con le unghie veniva fuori un colore verde tenero, sembrava palpitare sotto le nostre mani, come se all'interno vi scorressero delle vene. Li Li fece un giro attorno all'albero, poi all'improvviso gridò: - E' lui il re degli alberi, non un uomo! - . A bocca aperta levammo il capo a guardare l'albero. Il vento, soffiando, percorreva il suo fitto fogliame facendone ondeggiare prima un lato e poi lentamente il lato opposto. Tra le foglie il blu del cielo sembrava quasi nero. Miriadi di macchie di luce filtravano simili a migliaia di occhi ammiccanti.
In vita mia non avevo mai visto un albero così grande. Il cervello mi si vuotò come se mi fosse stato lavato. Provavo vergogna per quella bocca inutilmente aperta, incapace di parlare o di cantare, e che avrebbe potuto al massimo lanciare un verso bestiale.
pp. 27-28 
Il furore stupido del progresso, dello sviluppo, del profitto.
La cultura.
Li Li cominciò a irritarsi, ma poi, dopo aver riflettutto un attimo, chiese calmo: - Quest'albero non si può abbattere? -. Sempre indicandosi il petto il Grumo rispose: - Tagliando qui lo puoi abbattere -. Spazientito Li Li sbottò: - Quest'albero deve essere abbattuto!  Occupa molto spazio che potrebbe essere usato per piantarvi alberi utili! - Quest'albero non è utile? - chiese il Grumo. - Certo che no. A che serve? Ci si possono fare ciocchi per il fuoco? O mobili? O case? Non ha un gran valore economico -. Il Grumo rispose: - Secondo me è utile. Io sono un uomo semplice, non so spiegare a cosa serve, ma esser cresciuto fino a diventare così grande non è una cosa da poco. Se fosse un bambino, colui che l'ha nutrito non l'abbatterebbe -. Li Li scuoteva la testa esasperato: - Nessuno ha piantato quest'albero e di alberi selvatici come questo ce ne sono fin troppi. Se non ci fossero, avremmo da tempo portato a termine la grande impresa di messa a coltura delle terre. Per dipingere i quadri più nuovi e più belli ci vuole un foglio di carta bianca. Questi alberi sono un ostacolo, vanno abbattuti. Noi stiamo facendo la rivoluzione, non stiamo crescendo un bambino!
pp. 62-63
Naturalmente il grande albero viene abbattuto. Il Grumo muore e viene seppellito a tre metri da questo.
La sconfitta. La rivolta della natura.
Quel giorno scoppiò un temporale. La sera la pioggia si arrestò, ma per poco, poi riprese a cadere con vigore e durò un'intera settimana. La pioggia lavò via dalla montagna neri cumuli di carbone, in tutta la valle aleggiò un odore acre e le esalazioni gassose facevano lacrimare gli occhi. Quando il temporale finì, tornammo a lavorare in montagna. Sul pendio pelato, c'erano ancora alberi con rami che non erano stati completamente bruciati e che si ergevano neri, simili a frecce scoccate dall'universo e penetrate profondamente nel corpo nudo della terra, e delle quali fossero rimaste fuori solo le piume nere della coda. Appoggiati alle zappe osservammo lo spettacolo a occhi sbarrati, un po' spaventati. La pioggia di una settimana aveva fatto spuntare qua e là corti ciuffi d'erba, che spiccavano come macchie gialloverdi. Improvvisamente qualcuno gridò: - Guardate sulla montagna di fronte! -. Ci volgemmo in quella direzione tutti insieme e restammo di sasso.
La tomba del Grumo si era aperta, rigettando fuori la bara bianca (...) Guardando nella fossa ci accorgemmo che ne spuntava fuori un groviglio di corti rami. Pensammo che probabilmente le enormi radici dell'albero abbattuto, non avendo più dove mandar la loro linfa, avevano messo nuovi germogli dopo essere state irrigate dalla pioggia, e dato che la terra in quel punto era stata smossa quelli erano cresciuti rapidamente.  
pp. 76-77 
Il corpo del Grumo viene cremato.
Ferite da taglio.
Le ceneri del Grumo vennero seppellite nella stessa fossa. Sulla tomba crebbero a poco a poco delle piante che facevano fiori bianchi. Gli intenditori dicevano che erano piante medicinali con le quali si potevano curare le ferite da taglio. Spesso, nei momenti di riposo durante il lavoro in montagna, guardavamo in lontananza quell'enorme tronco simile a un ferito caduto a terra e quella striscia di fiori bianchi che facevano pensare a bianche ossa di membra recise.
p. 78
Acheng termina la nota all'edizione italiana del libro con queste parole:
In Il re degli alberi è latente una conoscenza intuitiva grezza, non scientifica, primitiva, ma ciò con cui viene messa a confronto non è la scienza, bensì la stupidità, e questo fa sì che entrambe vadano incontro alla sconfitta. La stupidità non ha conoscenza intuitiva, perciò anche una conoscenza intuitiva di tipo primordiale per la Cina ha un valore.
Ho parlato anche troppo del mio racconto, devo ricordarmi che i lettori di questa edizione appartengono a una nazionalità che possiede una tradizione di conoscenza intuitiva e una civiltà artistica antichissime.
p. 9 grassetto mio
Le parole in grassetto oggi potrebbero suonare ironiche. Solo ventidue anni dopo.
E oltre che di quella della Rivoluzione culturale cinese, il racconto sembra parlare della nostra stupidità.

1 commento:

  1. Ciao. Ti leggo ma commento poco. Oggi ti lascio i miei auguri di buone feste.
    Un abbraccio

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