"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

sabato 15 dicembre 2012

Vittoria Ottolenghi e quelle maratone d'estate di tanti anni fa

Lunedì scorso è morta Vittoria Ottolenghi.

Maratona d'estate, il programma da lei ideato che proponeva tutti i giorni in televisione la danza, all'ora di pranzo, per mezz'ora (o era forse un'ora?), prima del telegiornale, ormai secoli fa (cioè, capito? La danza! In televisione! All'ora di pranzo! Tutti i giorni! D'estate!) è stato forse in assoluto il mio programma televisivo preferito. Se ci penso, non ricordo di averne seguito un altro con la stessa costanza e con lo stesso entusiasmo.
I grandi balletti classici. I grandi interpreti. I grandi coreografi. Il balletto e la danza contemporanei.
Un programma bellissimo, presentato con eleganza, competenza e passione da una  grande amante oltre che conoscitrice della danza, da una donna di profonda cultura, piacevolissima "narratrice" e divulgatrice.

Quando ho letto la notizia della sua morte, ho sentito il desiderio di cercare in rete qualche immagine di quel programma, di quei balletti. Qualche immagine "vera" di quelle emozioni, di quei ricordi di quest'arte "effimera", come la chiamava, che "quando è finita è finita per sempre e non si mette su uno scaffale", che vive nel presente, nell'azione del  momento e non si può fermare.
E ho trovato questa intervista di qualche anno fa. E, insomma, ho scoperto, o riscoperto, un fascino che va oltre l'amore per la danza, una storia e una vita d'altri tempi.
L'incontro casuale con la danza. Ma anche l'infanzia a Roma ai tempi del fascismo. Il liceo Visconti. Le leggi razziali.


La scintilla, la pratica, la conoscenza dell'antifascismo grazie al partito comunista clandestino. L'Inghilterra e la pratica della libertà. La Maratona d'estate. Danza e amore.


Nureyev. Carla Fracci. Il Festival di Spoleto. L'indignazione per gli stereotipi della cultura televisiva odierna: "Io mi ribello". La filosofia e "l'arte di imparare a morire".


Chi potrebbe oggi anche solo lontanamente immaginare una televisione così? E forse anche una personalità così.

4 commenti:

  1. Grazie, per tanta grazia! Già, chi potrebbe?

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    1. Allora non è solo un'impressione mia, si tratta proprio di un altro mondo, e di figure e personalità oggi inconcepibili.

      La grazia della danza è, secondo me, inarrivabile. Che nostalgia queste immagini!

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  2. Una donna che ho sempre stimato per la sua grande apertura mentale, che amava la danza, tutta, senza distinzione di genere. Il suo programma ha fatto conoscere la danza a milioni di persone, quando la tv era un'altra cosa. Mi mancherà!

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    1. Ci mancherà soprattutto perchè personalità così sono davvero difficili da trovare oggi.
      Una figura affascinante!

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