"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 30 dicembre 2012

Due anni del blog


Il 27 dicembre il blog ha compiuto due anni.
L'avventura è cominciata con questo post introduttivo  il 27 dicembre 2010.
Il 27 dicembre 2011 ho festeggiato il primo compleanno con questo post, inaugurando un nuovo filone, quello del riciclo.
Quest'anno non sono riuscita a pubblicare un post per l'occasione proprio il 27 dicembre, ma rimedio oggi (anche se non essere pronti con il regalo il giorno del compleanno è davvero imperdonabile!).

E così scrivo questo post dopo essermi dedicata in questi giorni a sistemare un po' il layout del blog.
Avrei voluto creare delle pagine web da alcuni post e raggrupparle per categorie ma non ci sono riuscita. Non mi sono arresa del tutto, però, e ho ripiegato, per il momento, su un'operazione più semplice di organizzazione della homepage.
Ho aggiornato il mio profilo, inserendo un messaggio introduttivo di presentazione che non avevo ancora mai scritto.
Ho cercato di favorire la navigazione, l'iscrizione al blog, la possibilità di comunicazione da parte dei visitatori, creando tra l'altro una email apposita del blog (che prima non esisteva).
E poi ho raggruppato per categorie alcuni dei post creando dei link nelle barre laterali e dando così la possibilità ai visitatori di trovare più facilmente almeno alcuni dei contenuti del blog.
Il lavoro è ancora in corso, ma spero di non aver fatto male. So perfettamente che molte cose non vanno (i colori, per esempio?) ma abbiate pazienza. E suggerimenti, critiche, impressioni sono naturalmente benvenute.
Per fare questo lavoro ho dovuto io stessa navigare a ritroso nel blog e ripercorrere in parte il viaggio di questi due anni.
Ecco alcune impressioni sparse che ne ho ricavato.

Pur confermando le parole del post iniziale in riferimento al mio analfabetismo informatico, sono però tutto sommato soddisfatta di essermela cavata fin qui, anche se a livello mooolto elementare. E imparo, questo è l'importante, prima o poi qualcosa imparo (e molto ho imparato).

Gli obiettivi con cui il blog è nato non sono cambiati. Però i contenuti si sono sicuramente allargati a campi inizialmente non previsti. Ho scoperto durante questo viaggio concetti che inizialmente non conoscevo, come quello di decluttering, ad esempio. E ho cominciato a fare lavoretti di riciclo (più o meno) creativo. 

La quantità di post sul tema dell'emergenza rifiuti scritti in questi due anni mi ha sinceramente impressionata (li ho raccolti nella barra laterale destra sotto la voce Questione rifiuti, e non sono neanche tutti tutti). Ed è tristissimo pensare che purtroppo, in due anni, praticamente nulla è cambiato e si registra in questi giorni l'ennesima proroga alla chiusura di Malagrotta come regalo di fine anno da parte dei criminali che ci governano. Forse un po' dello sdegno iniziale si è addirittura attenuato (per disperazione) e il numero di post sull'argomento è diminuito; questo non va bene, perchè la vergogna di questa situazione non può essere dimenticata, e rimedierò presto.

Tempo fa avevo parlato della necessità di uscire dal guscio e provare a cambiare le cose intorno a me passando ad un livello politico superiore rispetto a quello dell'impegno personale con il quale sono partita (era il post n. 100). Non molto sono riuscita a fare ancora in proposito, ma non dispero, assolutamente no.

A proposito di uscire dal guscio però, devo dire che la sorpresa più bella di questo ultimo anno sono stati gli amici di blog che ho incontrato per strada, davvero inaspettati se ripenso a quando sono partita (che quasi neanche sapevo cosa fosse un blog).
E loro sono il regalo più bello a me e al blog in questo compleanno.

Al  blog auguro che il 2013 sia ricco di novità, entusiasmo, voglia di fare e di agire sulla realtà!

Mentre a tutti i lettori vanno i miei auguri più cari di un nuovo anno sereno e ricco di tutto ciò che rende bella la vita! 


Qui potete trovare i consigli di Alex Topogina di C'è crisi c'è crisi su come migliorare il proprio blog.

Aggiornamento 4/1/13: sono riuscita a creare le pagine con le categorie in cima alla pagina!

lunedì 24 dicembre 2012

Gli auguri di... Scrooge


Fosse stato per me, quest'anno non avremmo neanche avuto l'albero di Natale.
Invece l'8 dicembre mio marito si è armato di pazienza e, contro tutto e tutti, ha tirato giù l'albero dal soppalco e l'ha decorato. 
Tutto da solo, perché né io né il figlio abbiamo letteralmente mosso un dito per aiutarlo. 
E qualche giorno dopo ha detto "meno male che l'ho fatto subito, l'albero, perchè non so se ne avrei avuto la forza ora". Con gente come voi in casa, avrei aggiunto io...
Insomma, è stato bravo, perchè ora siamo tutti felici che l'albero, e le luci, e un posto dove mettere eventuali doni, ci sia. E lo ringrazio per questo.

E allo Scrooge che è in me, ecco come risponde il nipote di Scrooge nel Canto di Natale di Charles Dickens. E mi sembrano bellissime parole:
"Ci sono molte cose dalle quali avrei potuto ricavare del bene, senza che me ne sia approfittato, mi pare," replicò il nipote, "e il Natale è una di queste. Ma io so di aver sempre pensato al Natale, quando ci si avvicina, come a un buon momento, a prescindere dalla venerazione dovuta al suo sacrosanto nome e alla sua origine, ammesso che si possa prescindere da questo, un momento di gentilezza, di perdono, di carità e di gioia, l'unico momento che io conosca, in tutto l'arco dell'anno, nel quale uomini e donne sembrano disposti ad aprire liberamente i loro cuori sigillati, e a pensare a chi è loro inferiore come a un compagno di viaggio nel cammino verso la tomba, e non come a un esemplare di razza diversa destinato a un viaggio diverso. E perciò, zio, benché il Natale non mi abbia mai fatto arrivare in tasca una sola briciola di oro o di argento, io credo che mi abbia fatto del bene, e che mi farà del bene; e dico: - Benedetto sia il Natale - "
Charles Dickens, Canto di Natale, ed. La Vita Felice, 1995, pp. 25-27
Auguri di cuore a tutti!

sabato 22 dicembre 2012

Il re degli alberi


Dal racconto Il re degli alberi dello scrittore cinese Acheng.
Che cosa sia la verità è una questione antica. Rispetto alla vita, la verità è l'esperienza. E' sulla base dell'esperienza che giudichiamo il passato, il presente, il futuro. (...)
Io spero che l'esperienza possa aiutarci anche a superare la cultura.
dalla nota all'edizione italiana, maggio 1990, p. 8
Stralcio di dialogo tra il Grumo, il re degli alberi (ancora non rivelato) e la voce narrante, uno dei giovani inviati dal partito sulle montagne della Cina a tagliare gli alberi. 
L'esperienza e la cultura (inconsapevole).
A un tratto il Grumo mi puntò gli occhi addosso e chiese: - Vi hanno ordinato di venire qui a tagliare gli alberi? -. Ci pensai su e poi dissi: - No. Noi siamo venuti per farci educare dai contadini poveri e medio-poveri, per edificare il Paese, proteggere la patria e combattere povertà e arretratezza. - E allora perchè volete tagliare gli alberi? -. Prima di partire ci avevano spiegato a grandi linee che cosa avremmo dovuto fare e allora gli risposi: - Tagliamo gli alberi inutili e ne piantiamo di utili. E' facile tagliare gli alberi? - Gli alberi di certo non possono scappare -.
p. 21    
Progresso e natura. Alberi utili e alberi inutili. 
Cultura e verità.
Li Li  chiese: - Queste montagne - fece un gesto con la mano - saranno tutte ripiantate con alberi utili? -. Il capo della brigata rispose di sì. Li Li si mise le mani sui fianchi e fece un respiro profondo: - Grandioso. Trasformare la Cina. Grandioso -. Fummo tutti d'accordo. Il capo della brigata proseguì: - Sulla montagna dove ci troviamo ora il lavoro consisterà nell'abbattere gli alberi, bruciarli, fare dei campi terrazzati e poi piantarvi alberi utili -. Indicando il grande albero che si trovava sulla montagna opposta, qualcuno chiese: - Perchè quell'albero non è stato abbattutto? -. Il capo della brigata volse lo sguardo verso l'albero e disse: - Non si può -. Chiedemmo perchè e lui schiacciandosi un insetto sul viso rispose: - Quell'albero è diventato uno spirito. Tagliarlo porta male. - Che genere di male? - chiedemmo. - La morte - rispose il capo della brigata. (...)
Li Li disse: - Sono tutte superstizioni. Nell'ordine naturale, il nuovo si sostituisce al vecchio, è una legge ineluttabile. Dato che è enorme e vecchissimo la gente dice per superstizione che è uno spirito.
p. 25 
Il re degli alberi. La potenza e la meraviglia della natura.
La vista che si presentò ci fece trasalire. Il grande albero solitario che la mattina avevamo visto da lontano aveva un immenso ombrello che copriva il cielo, alto cento metri. I suoi rami coprivano una superficie grande un acro. Sbalorditi avanzavamo lentamente toccando con le mani il suo tronco. La corteccia non era vecchia, incidendola con le unghie veniva fuori un colore verde tenero, sembrava palpitare sotto le nostre mani, come se all'interno vi scorressero delle vene. Li Li fece un giro attorno all'albero, poi all'improvviso gridò: - E' lui il re degli alberi, non un uomo! - . A bocca aperta levammo il capo a guardare l'albero. Il vento, soffiando, percorreva il suo fitto fogliame facendone ondeggiare prima un lato e poi lentamente il lato opposto. Tra le foglie il blu del cielo sembrava quasi nero. Miriadi di macchie di luce filtravano simili a migliaia di occhi ammiccanti.
In vita mia non avevo mai visto un albero così grande. Il cervello mi si vuotò come se mi fosse stato lavato. Provavo vergogna per quella bocca inutilmente aperta, incapace di parlare o di cantare, e che avrebbe potuto al massimo lanciare un verso bestiale.
pp. 27-28 
Il furore stupido del progresso, dello sviluppo, del profitto.
La cultura.
Li Li cominciò a irritarsi, ma poi, dopo aver riflettutto un attimo, chiese calmo: - Quest'albero non si può abbattere? -. Sempre indicandosi il petto il Grumo rispose: - Tagliando qui lo puoi abbattere -. Spazientito Li Li sbottò: - Quest'albero deve essere abbattuto!  Occupa molto spazio che potrebbe essere usato per piantarvi alberi utili! - Quest'albero non è utile? - chiese il Grumo. - Certo che no. A che serve? Ci si possono fare ciocchi per il fuoco? O mobili? O case? Non ha un gran valore economico -. Il Grumo rispose: - Secondo me è utile. Io sono un uomo semplice, non so spiegare a cosa serve, ma esser cresciuto fino a diventare così grande non è una cosa da poco. Se fosse un bambino, colui che l'ha nutrito non l'abbatterebbe -. Li Li scuoteva la testa esasperato: - Nessuno ha piantato quest'albero e di alberi selvatici come questo ce ne sono fin troppi. Se non ci fossero, avremmo da tempo portato a termine la grande impresa di messa a coltura delle terre. Per dipingere i quadri più nuovi e più belli ci vuole un foglio di carta bianca. Questi alberi sono un ostacolo, vanno abbattuti. Noi stiamo facendo la rivoluzione, non stiamo crescendo un bambino!
pp. 62-63
Naturalmente il grande albero viene abbattuto. Il Grumo muore e viene seppellito a tre metri da questo.
La sconfitta. La rivolta della natura.
Quel giorno scoppiò un temporale. La sera la pioggia si arrestò, ma per poco, poi riprese a cadere con vigore e durò un'intera settimana. La pioggia lavò via dalla montagna neri cumuli di carbone, in tutta la valle aleggiò un odore acre e le esalazioni gassose facevano lacrimare gli occhi. Quando il temporale finì, tornammo a lavorare in montagna. Sul pendio pelato, c'erano ancora alberi con rami che non erano stati completamente bruciati e che si ergevano neri, simili a frecce scoccate dall'universo e penetrate profondamente nel corpo nudo della terra, e delle quali fossero rimaste fuori solo le piume nere della coda. Appoggiati alle zappe osservammo lo spettacolo a occhi sbarrati, un po' spaventati. La pioggia di una settimana aveva fatto spuntare qua e là corti ciuffi d'erba, che spiccavano come macchie gialloverdi. Improvvisamente qualcuno gridò: - Guardate sulla montagna di fronte! -. Ci volgemmo in quella direzione tutti insieme e restammo di sasso.
La tomba del Grumo si era aperta, rigettando fuori la bara bianca (...) Guardando nella fossa ci accorgemmo che ne spuntava fuori un groviglio di corti rami. Pensammo che probabilmente le enormi radici dell'albero abbattuto, non avendo più dove mandar la loro linfa, avevano messo nuovi germogli dopo essere state irrigate dalla pioggia, e dato che la terra in quel punto era stata smossa quelli erano cresciuti rapidamente.  
pp. 76-77 
Il corpo del Grumo viene cremato.
Ferite da taglio.
Le ceneri del Grumo vennero seppellite nella stessa fossa. Sulla tomba crebbero a poco a poco delle piante che facevano fiori bianchi. Gli intenditori dicevano che erano piante medicinali con le quali si potevano curare le ferite da taglio. Spesso, nei momenti di riposo durante il lavoro in montagna, guardavamo in lontananza quell'enorme tronco simile a un ferito caduto a terra e quella striscia di fiori bianchi che facevano pensare a bianche ossa di membra recise.
p. 78
Acheng termina la nota all'edizione italiana del libro con queste parole:
In Il re degli alberi è latente una conoscenza intuitiva grezza, non scientifica, primitiva, ma ciò con cui viene messa a confronto non è la scienza, bensì la stupidità, e questo fa sì che entrambe vadano incontro alla sconfitta. La stupidità non ha conoscenza intuitiva, perciò anche una conoscenza intuitiva di tipo primordiale per la Cina ha un valore.
Ho parlato anche troppo del mio racconto, devo ricordarmi che i lettori di questa edizione appartengono a una nazionalità che possiede una tradizione di conoscenza intuitiva e una civiltà artistica antichissime.
p. 9 grassetto mio
Le parole in grassetto oggi potrebbero suonare ironiche. Solo ventidue anni dopo.
E oltre che di quella della Rivoluzione culturale cinese, il racconto sembra parlare della nostra stupidità.

domenica 16 dicembre 2012

Cellulare vecchio o cellulare nuovo? Cellulare vecchio! Perché riusare è meglio che comprare.


Il cellulare di destra è il mio. L'ho comprato usato qualche anno fa. Sembra nuovo, ma è rotto.

Il cellulare di sinistra è il vecchio cellulare di mio figlio. Il primo che ha avuto (se non ricordo male). Stava in un cassetto ormai da qualche anno. Sembra vecchio, ma funziona.

Allora. Il mio cellulare si è rotto. Morto stecchito. La batteria, sicuramente. Forse si può cambiare, ma ora non ho tempo per pensarci. E un cellulare mi serve. Che faccio?
La prima cosa che ho pensato è stata di comprarne uno nuovo. Magari da pochi euro (se ne trovano, solo per telefonare, anche a meno di 30 euro). La cosa più semplice. E gli oggetti nuovi sono così attraenti!
Poi ho chiesto a mio figlio se il suo vecchio cellulare funzionasse ancora. Forse sì. Proviamo. Abbiamo caricato la batteria e cambiato la carta sim. E funzionava!
All'inizio mi sembrava un tale catorcio: non si leggono più neanche i numeri sui tasti! E le impostazioni sono un po' diverse. Io sono "antica". Faccio fatica ad abituarmi alle novità, soprattutto se sono tecnologiche. E poi "La batteria potrebbe anche abbandonarti da un momento all'altro, meglio non tenerlo troppo acceso", ha detto mio figlio. E per un intero giorno l'ho tenuto per le emergenze, ma spento.
Poi ho cominciato a usarlo. Va che è una meraviglia. La batteria, rispetto a quella del mio, che già da parecchio faceva i capricci, è una vera scheggia!

Sono dunque orgogliosa di presentare il mio nuovo vecchio cellulare che, almeno per il momento, sostituirà quello rotto. Sono orgogliosa di non averne comprato inutilmente uno nuovo, quando in casa ne avevo uno funzionante.
Lo so che così, non comprando un cellulare nuovo e prolungando la vita di uno vecchio (e nel periodo delle feste, poi!) nel mio piccolo ho contribuito a non far girare l'economia.
Ma, sapete che vi dico? Non solo non mi importa, ma penso anche che, prima o poi, questa benedetta economia dovrà trovare il modo di girare in modo da dare lavoro e benessere alle persone in maniera sostenibile e sensata, senza danneggiare irrimediabilmente il mondo in cui viviamo e alimentare all'infinito un'inutile e perversa bolla di usa e getta continuo e frenetico.
Perchè le bolle, prima o poi, scoppiano.

sabato 15 dicembre 2012

Vittoria Ottolenghi e quelle maratone d'estate di tanti anni fa

Lunedì scorso è morta Vittoria Ottolenghi.

Maratona d'estate, il programma da lei ideato che proponeva tutti i giorni in televisione la danza, all'ora di pranzo, per mezz'ora (o era forse un'ora?), prima del telegiornale, ormai secoli fa (cioè, capito? La danza! In televisione! All'ora di pranzo! Tutti i giorni! D'estate!) è stato forse in assoluto il mio programma televisivo preferito. Se ci penso, non ricordo di averne seguito un altro con la stessa costanza e con lo stesso entusiasmo.
I grandi balletti classici. I grandi interpreti. I grandi coreografi. Il balletto e la danza contemporanei.
Un programma bellissimo, presentato con eleganza, competenza e passione da una  grande amante oltre che conoscitrice della danza, da una donna di profonda cultura, piacevolissima "narratrice" e divulgatrice.

Quando ho letto la notizia della sua morte, ho sentito il desiderio di cercare in rete qualche immagine di quel programma, di quei balletti. Qualche immagine "vera" di quelle emozioni, di quei ricordi di quest'arte "effimera", come la chiamava, che "quando è finita è finita per sempre e non si mette su uno scaffale", che vive nel presente, nell'azione del  momento e non si può fermare.
E ho trovato questa intervista di qualche anno fa. E, insomma, ho scoperto, o riscoperto, un fascino che va oltre l'amore per la danza, una storia e una vita d'altri tempi.
L'incontro casuale con la danza. Ma anche l'infanzia a Roma ai tempi del fascismo. Il liceo Visconti. Le leggi razziali.


La scintilla, la pratica, la conoscenza dell'antifascismo grazie al partito comunista clandestino. L'Inghilterra e la pratica della libertà. La Maratona d'estate. Danza e amore.


Nureyev. Carla Fracci. Il Festival di Spoleto. L'indignazione per gli stereotipi della cultura televisiva odierna: "Io mi ribello". La filosofia e "l'arte di imparare a morire".


Chi potrebbe oggi anche solo lontanamente immaginare una televisione così? E forse anche una personalità così.

domenica 9 dicembre 2012

La spalla malandata: work in progress (e qualche riflessione)

La mia spalla sinistra soffre ormai da molti mesi.
Il movimento provoca, in determinate posizioni, forte dolore; da un certo punto in poi e in alcune direzioni, l'articolazione sembra del tutto impedita, bloccata.
Avete mai pensato alla quantità di movimenti che è in grado di fare l'articolazione della spalla? Nessuna parte del corpo è così mobile in così tante direzioni. Guardate un po' qua:


Si tratta di un'articolazione molto delicata che, in caso di alterazioni dell'equilibrio, dovute a motivi diversi, tende facilmente a bloccarsi.
Anni fa un osteopata, per un problema simile ma meno acuto alla spalla destra, mi spiegò appunto di questo delicato equilibrio, di come spesso l'articolazione sofferente si ritragga dal movimento, peggiorando il sintomo iniziale in un circolo vizioso che porta all'impedimento e al blocco della mobilità. E di come a volte tutto parta da un irrigidimento muscolare concentrato su collo e spalle.
I miei dolori al lato sinistro sono cominciati un anno fa, con un forte dolore al gomito che piano piano, dopo qualche mese di attenzione (ho evitato di portare pesi con quel braccio ecc.) è passato.
Sono convinta però che il dolore al gomito sia stato la causa di un irrigidimento generale che poi si è trasferito alla spalla.
Insomma, per farla breve, quest'estate il dolore alla spalla si è riacutizzato fino a diventare fortissimo, e i movimenti sono stati severamente impediti.
Lo so che sarei dovuta andare da un ortopedico, o dall'osteopata, che avrei dovuto fare una lastra, un'ecografia o una risonanza, e che avrei dovuto prendere degli anti-infiammatori per il dolore. Io però, se posso, cerco di evitare farmaci, soprattutto sintomatici e antidolorifici. E, per quanto riguarda il medico, ho rimandato, come mio solito, magari sperando che il dolore nel frattempo passasse.
Ma soprattutto mi sono ricordata delle parole dell'osteopata. E ho deciso di provare a dedicare un po' di attenzione al mio corpo, troppo trascurato ultimamente, e alla mia spalla sofferente. Ho provato a "sentire": tensioni, dolore, movimento.  Ho cominciato con un po' di
  • esercizi di respirazione e rilassamento;
  • attenzione alla postura e alla rigidità della muscolatura (quante volte mi sono improvvisamente resa conto di avere la spalla rigida e mezza sollevata senza esserne consapevole!)
  • movimento, graduale, lento, regolare
Ecco, la svolta è stata soprattutto il movimento (credo). Ho cominciato piano piano a usare il braccio, a forzare gradualmente le posizioni, a fare esercizi di allungamento. Sfidando anche il dolore. Non so, forse ho sbagliato, forse non si deve fare (anche se io in fondo lo sapevo che non avevo subito traumi e che non c'erano danni o lussazioni). Ma i risultati si cominciano a vedere e sentire. Nel corso delle settimane la situazione è gradualmente migliorata. La mobilità è ancora parziale, il dolore c'è ancora, ma riesco a muovere il braccio come qualche settimana fa sarebbe stato impensabile, e il dolore è decisamente meno intenso e più circoscritto.

Non ne parlo per dire che in queste cose si deve fare da soli, che non ci si deve rivolgere ai medici, assolutamente. Meno che mai in caso di problemi seri.
Però... in alcuni casi anche saper aspettare, non avere fretta, assecondare e accettare il dolore senza cercare scorciatoie (farmaci antidolorifici), conoscere, ascoltare, muovere il proprio corpo può aiutare a stare meglio.
E lo dico sapendo che sono quasi due anni che ho smesso di fare attività fisica regolare, e che è per questo che ho ricominciato a soffrire di mal di schiena, e che anche questa spalla malconcia è in realtà colpa mia e di tutto lo stress che mi impedisce di tornare in palestra o in piscina, di nutrirmi meglio, di prendermi cura di me stessa come invece dovrei.

Scusate il volo pindarico (ma forse neanche tanto) ma mi viene in mente che la vera medicina dovrebbe essere quella che ci impedisce di ammalarci, che elimina le cause delle malattie invece che curare le malattie. E le cause di molte nostre malattie sono l'ambiente in cui viviamo, il cibo che mangiamo, ma anche il modo in cui viviamo.

E di questo si dovrebbe parlare e su questo si dovrebbe lavorare a livello politico (magari chiudendo gli ospedali perchè diminuiscono i malati e non perchè non ci sono i soldi per curare i malati...).

domenica 2 dicembre 2012

Il ciclamino


La mia amica D. mi ha regalato questo bellissimo ciclamino insolitamente bianco!
Bello, vero? Meritava senz'altro di essere immortalato.






Qui potete trovare altre splendide foto e informazioni su questa bellissima pianta.








Io intanto cercherò un posto dove mettere il fioritissimo regalo appena ricevuto, perché questa pianta ha bisogno di spazi esterni, che qui da me scarseggiano, e soffre a stare in casa (purtroppo).
Mi sa che dovrò risistemare il davanzale della finestra del bagno (qui e qui).

Una fiorita buona domenica a tutti!

sabato 1 dicembre 2012

Decluttering e i rifiuti di novembre: la débacle!

Ecco come è finita questa mattinata di inaspettato (e assolutamente indesiderato) decluttering: circa 15 chili complessivi di rifiuti in più rispetto alla nostra consueta produzione mensile!
Cosa è successo?
Un'emergenza idraulica in bagno mi ha obbligata a cercare, senza successo, alcuni attrezzi sotto il lavello. E il caos che lì regnava sovrano ha preso il sopravvento (soprattutto della mia già instabile psiche).










Le foto rendono solo in parte l'idea di quello che c'era sotto il lavello. E' che metto da parte, conservo, spero di poter riutilizzare invece di buttare via ma, diciamoci la verità, tutto questo non è possibile.
La quantità di imballaggi, di carta (in particolare sporte di ogni genere e misura e buste del pane e del reparto salumeria), di plastica (decine e decine di buste di plastica di ogni genere, colore e misura) e di materiale non riciclabile (quelle generalmente enormi buste di carta o cartone all'interno ma con la parte esterna plastificata)  è impressionante. Roba accumulatasi negli anni e mai più utilizzata! Uno spreco di risorse vergognoso per qualcosa usato una sola volta e poi buttato via o dimenticato. E in una casa dove si cerca in tutti i modi di ridurre i rifiuti!
"Non ce la posso fare!", ho pensato, e ho deciso di... buttare via tutto!
Ho riempito due buste solo di sporte di carta, una enorme busta nera di buste di plastica, un sacco di roba che speravo di riutilizzare in qualche modo ma che non so più dove tenere (vasi di plastica per piante, stracci...) di materiale non riciclabile. E poi sono andata in camera da letto e ho riempito un'altra enorme busta nera di indumenti più o meno stracciati che speravo di usare in qualche modo e che ormai straripavano dall'armadio (non riutilizzabili, e dunque anche questi nel materiale non riciclabile).
Nella guerra tra decluttering e riduzione dei rifiuti oggi ha vinto il decluttering.
Mi consolano appena un po' (pochissimo in realtà) tre cose:
  1. molto di ciò che ho gettato è comunque finito nella raccolta differenziata;
  2. sono riuscita a fare pulizia, spazio e ordine in uno dei luoghi più incasinati della casa;
  3. da oggi in poi la guerra agli imballaggi dovrà essere portata ad un livello decisamente superiore, e ho già in mente misure drastiche per correre ai ripari.
Ecco il sottolavello dopo la mattinata di duro lavoro (e anche in questo caso forse la foto non rende bene l'idea, ma vi assicuro che è tutta un'altra cosa!):
Ed ecco infine il resoconto della pesatura dei rifiuti del mese di novembre:

indifferenziato:   Kg.7,116 (1,116 + 6,000)
umido:      Kg. 14,000
carta:   Kg. 9,590 (4,307 + 5,283)
plastica:   Kg. 4,755 (0,755 + 4,000)
metallo:   Kg. 0.496
vetro:   Kg. 5,111

TOTALE:   Kg. 41,068

P.S. Sono un po' sotto shock per tutto quello che ho buttato via oggi.
P.S.2. Avevo bisogno però di alleggerire e svuotare l'ingorgo che si era creato in casa. Ora bisogna mantenere (spazio, ordine, vuoto, leggerezza...) sperando che questo aiuti a stare meglio.