"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

mercoledì 2 gennaio 2013

Il principio responsabilità

Hans Jonas, Il principio responsabilità, 1979 (traduzione italiana 1990), 2009 Giulio Einaudi editore.

dalla Prefazione dell'autore, pp.XXVII-XXIX
Il Prometeo irresistibilmente scatenato, al quale la scienza conferisce forze senza precedenti e l'economia imprime un impulso incessante, esige un'etica che  mediante auto-restrizioni impedisca alla sua potenza di diventare una sventura per l'uomo. La consapevolezza che le promesse della tecnica moderna si sono trasformate in minaccia, o che questa si è indissolubilmente congiunta a quelle, costituisce la tesi da cui prende le mosse questo volume. (...)

... ciò che l'uomo è oggi in grado di fare e, nell'irresistibile esercizio di tale facoltà, è costretto a continuare a fare, non ha eguali nell'esperienza passata... (...)

Sappiamo ciò che è in gioco soltanto se sappiamo che esso è in gioco. Poiché qui non si tratta soltanto del destino umano, ma anche dell'immagine dell'uomo, non soltanto di sopravvivenza fisica, ma anche di integrità dell'essere, l'etica che ha la funzione di salvaguardarle entrambe dev'essere, al di là della dimensione della prudenza, quella del rispetto (Ehrfurcht). (...)

Tuttavia il tema vero e proprio [del libro ndr.] è costituito dalla comparsa stessa di questo nuovo obbligo, sintetizzato nel concetto di responsabilità. (...)

Nel segno della tecnologia ... l'etica ha a che vedere con azioni (sia pure non più del soggetto singolo) che hanno una portata causale senza eguali, accompagnate da una conoscenza del futuro che, per quanto incompleta, va egualmente al di là di ogni sapere precedente. A ciò si aggiunge la scala delle conseguenze a lungo termine e spesso anche la loro irreversibilità. Tutto ciò pone la responsabilità al centro dell'etica, con orizzonti temporali e spaziali corrispondenti appunto a quelli delle azioni. (...)

Poiché esso ha dalla sua i più antichi sogni dell'umanità e ora sembra trovare nella tecnica anche i mezzi per tradurre in pratica il sogno, l'utopismo un tempo innocuo è diventato la tentazione più pericolosa - proprio perché idealistica - per l'umanità odierna. All'immodestia dei suoi obiettivi, che mancano il bersaglio sotto il profilo sia ecologico che antropologico (com'è dimostrabile per l'uno e argomentabile filosoficamente per l'altro), il principio responsabillità contrapppone il compito più modesto, dettato dalla paura e dal rispetto, di preservare all'uomo, nella residua ambiguità della sua libertà, che nessun mutamento delle circostanze può mai sopprimere, l'integrità del suo  mondo e del suo essere contro gli abusi del suo potere.
dal capitolo primo, p. 16 
Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e orientato al nuovo tipo di soggetto agente, suonerebbe press'a poco così: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra", oppure, tradotto in negativo: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita", oppure, semplicemente: "Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell'umanità sulla terra" o, ancora, tradotto nuovamente in positivo: "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà".
grassetto sempre mio.
Reduce da una  discussione con il mio amico "filosofo" V. che mi ha lasciata piuttosto sconfortata e perplessa, ho pensato di provare a usare le parole di un filosofo per illuminare il mio debole pensiero.
Ne Il principio responsabilità, testo forse non casualmente tradotto in italiano soltanto quindici anni dopo la sua pubblicazione in tedesco, il filosofo Hans Jonas, consapevole di una realtà profondamente mutata nella quale vive l'uomo dopo la rivoluzione tecnologica, pone le basi di una nuova etica che di questa mutata situazione tenga conto.
Se ancora di etica possiamo e vogliamo parlare oggi, deve essere quella della responsabilità. A meno che non intendiamo abdicare non solo alla nostra sopravvivenza fisica, ma anche all'integrità del nostro essere.

5 commenti:

  1. A fine anni '70 era già chiaro il nostro futuro...
    E cos'è stato fatto?
    Niente, nessun miglioramento... credo che il cambiamento debba partire da ciascuno di noi, non c'è classe politica locale, nazionale o internazionale che tenga: troppe lobbies e troppe pressioni, le cose cambieranno solo se ciascuno di noi, nel suo piccolo, farà passi nuovi.
    Un caro abbraccio Paola

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    1. Oh sì, non ci sono dubbi! Quello che temo però è che siamo troppo pochi a pensare certe cose e ad agire in un certo modo. Mi sembra che i valori del mercato, del profitto, della crescita illimitata ad ogni costo, della contabilizzazione e aziendalizzazione di tutto come unici punti di riferimento imprescindibili sono stati introiettati ormai praticamente da tutti, di qualsiasi orientamento politico. TINA, si chiama: "There is no alternative". Ecco, ho paura che il sentire comune sia questo. Ed è molto sconfortante.
      Noi però, naturalmente, teniamo duro. Solo, a tratti, un po' demoralizzati, ecco.
      Mi sa che ci torno presto a riflettere su queste cose, perchè sono troppo importanti, e questo muro di TINA bisogna cercare almeno di scalfirlo.
      Un caro abbraccio a te, Valentina, e grazie per il commento :)

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    2. Giustissimo Paola, concordo al 100%!!! Il TINA ci impegniamo a scalfirlo, prima o poi cadrà come il muro di Berlino... c'è voluto tanto tempo e tanta sofferenza ma alla fine la ragione ha prevalso. Ho bisogno di credere che sia così... e se anche cosi non fosse prima o poi ci troveremo con l'acqua alla gola e allora qualcosa succederà!
      Grazie a te Paola per gli spunti di riflessione e il confronto!
      Buona serata!

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  2. Mi hai fatto venir voglia di leggerlo, lo metterò in lista!
    Intanto grazie per lo spunto, chissà che non abia fatto riflettere anche il tuo amico filosofo :)

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    1. Il mio amico filosofo, come tutti i miei amici, mi sa che legge poco o niente il mio blog (succede solo a me questa cosa? boh! un po' mi fa pensare:).
      Però su di me certe discussioni hanno l'effetto di stimolare la riflessione e la necessità di approfondire le questioni. Il tarlo è stato depositato, e qualcos'altro ne uscirà fuori prossimamente. Spero che questo possa far riflettere un po'anche altri.

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