"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

mercoledì 30 gennaio 2013

Seneca a Che tempo che fa: paesaggio, agricoltura, cibo e il futuro dietro di noi

Per raffigurare e capire meglio l'idea del tempo si può cercare di immaginarlo rappresentandolo secondo coordinate spaziali.

Dove si colloca nello spazio il futuro? E il passato?

Generalmente ci si raffigura il futuro davanti, il passato dietro. Andiamo verso il futuro. Ci lasciamo il passato alle spalle.

Se invece immaginiamo l'umanità come una carovana che cammina lungo una linea, dal passato verso il futuro, la prospettiva cambia.
La carovana nel suo insieme procede in avanti, verso il futuro.
Ma se consideriamo le persone che la compongono, i più vecchi sono davanti, i più giovani sono dietro. Il passato è davanti, il futuro è dietro.

Questi sono alcuni dei ragionamenti che fa Seneca in molte sue opere per cercare di rappresentare e rendere comprensibile ai suoi lettori l'idea del tempo.

Vi invito, se non l'avete fatto, a guardare questa interessante conversazione nella puntata di Che tempo che fa del 20 gennaio 2013 con Carlo Petrini e Salvatore Settis.
Si parla di paesaggio, agricoltura, cibo, tutela del territorio, bene comune.
Nell'ultimo minuto del video Carlo Petrini, riferendosi alle future generazioni, fa un gesto rivolto alle sue spalle: i giovani sono dietro di lui.
I giovani, le generazioni future sono dietro di noi nella carovana dell'umanità. Proprio come ci ricordava Seneca.
Non dimentichiamolo.


venerdì 25 gennaio 2013

Raccolta differenziata: la sedia dove la butto?

Ne ho parlato in questo post e in questo: i nuovi cassonetti per la raccolta differenziata collocati nelle strade del mio quartiere hanno il difetto di potersi confondere con quelli per la raccolta del materiale indifferenziato.
In particolare il problema mi sembrava relativo ai cassonetti del multimateriale, il cui coperchio blu, se lasciato aperto, non permette di riconoscere immediatamente il tipo di cassonetto (a chi non ha voglia di farlo, o non sa leggere, eh! non proprio a tutti...).
Un po' di tempo fa però ho constatato che anche per il cassonetto della carta si può presentare lo stesso problema, poiché il coperchio bianco, fisso, che lo contraddistingueva è... scomparso.

Oggi, mentre tornavo da scuola, ho potuto immortalare questo spettacolo:



Non è colpa dei cassonetti, lo so, ma se ci fosse stato il coperchio sarebbe stato proprio impossibile, anche volendo, gettare una sedia nel cassonetto della carta!


P.S.1 Quanto odio fotografare i cassonetti!
P.S.2 Naturalmente la sedia non va in nessuno dei tre cassonetti, ma andrebbe conferita all'isola ecologica (e ce n'è una a tre minuti di automobile da qui).

lunedì 21 gennaio 2013

Vetro o plastica? Alcuni dati

Per ottenere 1 kg di plastica servono:
  •  4 litri di petrolio, di cui 1 come materia prima e 3 come fonte energetica;
  • dai 100 (per il Pe) ai 300 (per il Pet) di acqua (il 10% usata come ingrediente di lavorazione, il 90% per il raffreddamento);
  • dai 1600 (per il Pe) ai 3700 (per il Pet) litri di aria come coadiuvante dei processi chimici di combustione.
Durante il processo produttivo lo stesso kg di plastica ha lasciato dietro di sé i seguenti rifiuti:
  • 5 kg di gas serra; 
  • 180 g di scorie solide, composte per il 2% di elementi definiti pericolosi dalla normativa ambientale; 
  • un peso indefinito di inquinanti tossici (benzene, arsenico, cadmio ecc.) dispersi nell'aria e nell'acqua.
Solo il 50% della plastica raccolta in maniera differenziata è riciclata. Rispetto alla plastica vergine, quella riciclata consuma il 90% di petrolio in meno, rilascia il 90% di CO2 in meno, evita l'emissione di numerosi inquinanti.
Dopo la suddivisione, il materiale può avere due destini: essere inoltrato a un'azienda di riciclaggio o all'inceneritore.
La plastica avviata alle aziende di riciclaggio, prima è ridotta a scaglie e granuli, poi è rivenduta agli stabilimenti che fabbricano prodotti in plastica, per lo più arredi per parchi pubblici e per parchi gioco, pavimentazioni, oggettistica per la casa e per l'ufficio, fibre di tessuti in pile, contenitori per detersivi.
Generalmente la plastica destinata all'inceneritore, prima passa per un centro dove si confezionano balle di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti). La plastica è considerata un componente nobile, perché "brucia bene".
La combustione della plastica produce tossici specifici. Tutte le plastiche liberano gas tossici quali idrocarburi policiclici aromatici e monossido di carbonio; tutte rilasciano polveri sottili ed emettono ingenti quantità di anidride carbonica.

Per ottenere 1 kg di vetro servono:
  • 3 kg di materiale terrestre (rocce, sabbie);
  • energia termica ed elettrica proveniente da carbone, gas, petrolio o altre fonti pari a 0,25 litri di petrolio;
  • 17 litri di acqua (la maggior parte usata per il raffreddamento);
  • 700 litri di aria che partecipa alle combustioni.
Durante il processo produttivo lo stesso kg di vetro ha lasciato dietro di sé i seguenti rifiuti:
  • 2 kg di detriti rocciosi e scorie di lavorazione;
  • 0,8 kg di gas serra;
  • un peso indefinito di inquinanti disciolti in aria quali ossidi di zolfo, ossidi dell'azoto, monossido di carbonio. Tipiche del processo sono le emissioni di polveri fini del tipo PM2,5.
Per produrre una bottiglia di vetro riciclato da 1 litro (peso 360 gr) servono 0,067 litri di petrolio e 3,6 litri di acqua.
Il vetro è riciclabile infinite volte mantenendo intatte le sue qualità originarie. Tutto ciò che è raccolto come differenziato è riciclato. Con il vetro riciclato si possono ottenere nuovi contenitori. Si stima che il 60% delle bottiglie prodotte e consumate in Italia provenga da materiale riciclato, ma la percentuale si abbassa per le bottiglie trasparenti perché non esiste raccolta differenziata per colori.
Rispetto al vetro vergine quello riciclato non usa nuovi minerali, consuma il 25% di energia in meno, rilascia il 40% di gas serra in meno. Se il rottame contiene troppe impurità, si possono avere rilasci in atmosfera di composti del cloro, del fluoro e metalli pesanti.

tratto da Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Guida al consumo critico. Tutto quello che serve sapere per una spesa giusta e responsabile, 2011, Ponte alle Grazie, pp. 560-561, 566-567


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Il Servizio Consumatori Cirio ha risposto alla mia mail con una mail le cui informazioni sono riservate e a uso esclusivo del destinatario e non possono essere divulgate ai sensi del D. lgs. 196/2003.

I vantaggi della confezione in Pet, che "risponde alle esigenze del consumatore moderno, attento all'innovazione, alla praticità e alla comodità senza rinunciare al gusto", sono però elencati nel sito della Cirio: bottiglia infrangibile e riciclabile; leggera, pratica e resistente; confezione da 540 grammi, più piccola rispetto alla bottiglia standard.
Sicuramente si tratta di una confezione più leggera e infrangibile. Per il resto, rimando a quanto citato sopra (la plastica è riciclabile in un senso molto limitato, e non può essere utilizzata per produrre altre confezioni). Si può aggiungere l'aggravante della confezione più piccola rispetto al formato standard: per ridurre l'impatto ambientale, sono preferibili confezioni grandi (!).

domenica 20 gennaio 2013

I detersivi in confezione ricaricabile: bilancio del 2012

Eccoli, i gloriosi flaconi in plastica riutilizzabili per il detersivo per piatti e stoviglie e  per capi delicati  in lavatrice. Ci accompagnano ormai fedelmente da anni.
Quello per i piatti è stato appena ricaricato (la prima ricarica dell'anno), quello per lavatrice è invece quasi vuoto, ma con detersivo sufficiente per un paio di lavaggi.

Ho la fortuna di avere vicino casa un negozio NaturaSì dove ho acquistato il primo flacone e dove li ricarico regolarmente.
Si tratta di detersivi ecologici, meno inquinanti della maggioranza di quelli in commercio. L'eventuale costo maggiore, anche della ricarica, è facilmente ammortizzato dall'uso in modiche quantità a cui ci dovremmo sempre tutti attenere quando usiamo i detersivi.

Quanti flaconi di detersivi usate in un anno?
Nel 2012  noi abbiamo ricaricato il flacone del detersivo per i piatti 4 volte, quello del detersivo per lavatrice 3 volte. Più o meno una ricarica ogni tre mesi. Sarà per questo che non mi ricordo neanche quanto costano.
E abbiamo risparmiato all'ambiente lo smaltimento di 7 flaconi in plastica, che non sono finiti in discarica né all'incenerimento né al riciclaggio.

Invece di consentire l'estensione dell'uso della plastica anche laddove è diffuso quello del vetro, come per la passata di pomodoro in bottiglia di plastica di  una recente campagna pubblicitaria, non si potrebbero adottare provvedimenti per estendere e rendere obbligatorio, almeno in alcuni settori, l'uso di flaconi ricaricabili e prodotti alla spina?

Finché  i provvedimenti governativi  in tema di rifiuti non saranno improntati a un'ottica semplice e chiara di riduzione dei rifiuti, soprattutto in materia di imballaggi, le belle parole di cui si riempiono la bocca i politici rimarranno per me la vergogna che sono. Nessuno si senta escluso, a cominciare dagli ultimi.


sabato 19 gennaio 2013

La passata Cirio in bottiglia di plastica: pubblicità regresso (da Minimal... Italy)



Ecco la grande novità: finalmente la passata di pomodoro in bottiglia di plastica! Come se di questo materiale altamente inquinante e di difficile riciclaggio (di solito viene incenerito) non ce ne fosse già abbastanza.

Ho scoperto questo incredibile spot pubblicitario grazie a questo post di Minimal... Italy.
Della serie: Pubblicità regresso, che più regresso non si può!

Yliharma, l'autrice del post, ha deciso di fare qualcosa di concreto e inviare una mail di protesta alla Cirio; ha inoltre creato un evento pubblico su Facebook: la bottiglia Cirio in plastica? no, grazie!
Se siete su Facebook vi invito ad aderire e condividere l'iniziativa.
Scrivete inoltre anche voi al servizio consumatori della Cirio a questo indirizzo: servizioconsumatori@ccci.it

Questo è il testo della mail da me inviata:
Gentili Signori,
sono rimasta molto perplessa dopo aver visto la Vostra campagna pubblicitaria televisiva sulle nuove confezioni in PET della passata di pomodoro. Ritengo che di plastica se ne produca, se ne consumi e se ne debba smaltire troppa, con gravissimi danni per l'ambiente. Da molto tempo ho smesso di acquistare prodotti confezionati in imballaggi di plastica, preferendo sempre confezioni che abbiano un minore impatto sull'ambiente. Per queste il vetro è senz'altro il materiale da me preferito tra gli imballaggi. Non acquisterò mai una passata di pomodoro in confezione di plastica né prodotti di aziende la cui politica in materia di imballaggi si dimostri poco rispettosa dell'ambiente e della salute dei consumatori.
Sperando in un ripensamento da parte Vostra, invio distinti saluti,

La loro risposta "riservata" e la mia

sabato 12 gennaio 2013

Ecologia ed Economia

Ovvero della diversa fortuna di due termini imparentati tra loro. 
E le parole di un libricino che lo dicono meglio di me.
 
Etimologia di due parole
Nel dizionario della lingua italiana ci sono due parole, ecologia ed economia, la cui prima parte, il prefisso, coincide e ha la stessa origine etimologica.
Il prefisso eco-  deriva dalla parola greca oikos, che significa "casa".
Ecologia è, etimologicamente, "lo studio della casa".
Economia è, etimologicamente, "l'amministrazione della casa".
A parte i derivati, sono le uniche due parole nel vocabolario della lingua italiana ad avere questa formazione e questo prefisso. 

Scaffali in libreria
Giovedì scorso sono entrata in una libreria Feltrinelli.
Ho dato un'occhiata alla sezione "ecologia": lo scaffale avrà occupato trenta centimetri, cinquanta a voler essere generosi. Pochi libri oltre la decina. 
Sinceramente non ho guardato alla sezione "economia" (la riflessione è venuta dopo che sono tornata a casa, se volete però posso controllare), ma sono sicura che occupa molti scaffali, forse una parete intera o addirittura più pareti.
Nella mia esperienza ho riscontrato che è sempre un po' così: a differenza del settore "economia", la sezione "ecologia" o "ambiente", se esiste, in libreria è generalmente piuttosto piccola e spesso nascosta.

Importanza di due parole
Pensavo già da un po' a come le due parole ecologia ed economia siano etimologicamente legate tra loro  ma  abbiano conquistato spazi molto diversi nella nostra cultura e nell'immaginario collettivo.
L'economia è una disciplina di serie A, importante, prestigiosa, strategica. E' diventata il metro della nostra vita. Se ne parla sempre e ovunque (anche se non sempre a proposito): giornali, telegiornali, talk show. Anche gli scaffali dedicati in libreria sono un segno di questa importanza.
L'ecologia è una disciplina di serie B, rappresenta una specie di nicchia, un piccolo settore marginale del pensiero umano di cui si interessano pochi "fissati", spesso eccentrici, con riscontro a livello di opinione pubblica generale (spazio nei mass-media) praticamente nullo. Lo testimoniano anche i 30-50 centimetri di scaffale in libreria.

Il mondo rovesciato
Se ci si pensa bene, dovrebbe essere l'esatto contrario.
L'ecologia dovrebbe essere la disciplina più importante, quella che viene prima di tutte le altre e che le comprende tutte: lo studio della nostra "casa", del mondo in cui viviamo.
L'economia dovrebbe essere un ambito di questa disciplina principale e onnicomprensiva, relativo a uno dei gruppi che vivono nella casa, quello degli esseri umani, e a un settore delle sue attività, quello che riguarda l'amministrazione dei suoi beni materiali.

Un libricino
Spulciando tra i pochi testi della sezione "ecologia", giovedì ho trovato (e comprato) un libricino: Andrea Segrè, Basta il giusto (quanto e quando).Lettera a uno studente sulla società della sufficienza. Manifesto per un nuovo civismo ecologico, etico, economico, 2011, altreconomia edizioni.
Oggi gli ho dato un'occhiata, e ho scoperto che dice, tra le altre cose, queste:
L'economia agraria [la disciplina di cui Segrè si occupa] è forse l'unica "economia" che integra - spesso inconsapevolmente - l'ecologia tra i propri "saperi", e non soltanto l'ambiente. (...) Insomma, è una parte dell'economia ecologica, che si pone la questione di quali siano i limiti alla capacità di carico del sistema Terra rispetto alla popolazione umana. E' un'economia circolare invece che lineare, cioè quella basata sulla riduzione dell'uso delle risorse naturali ed energetiche, sul riuso e sul riciclo dei materiali, dell'acqua e dell'energia.
p.10
Non basta tuttavia, non è sufficiente. Anche l'economia ecologica dovrebbe ribaltarsi, invertirsi, cambiare l'aggettivo in sostantivo e diventare ecologia economica. Sarebbe ancora una nuova prospettiva, perché metterebbe al centro non l'economia ma l'ecologia: il grande cerchio della natura, il racconto della vita, il mondo delle relazioni fra gli esseri viventi e il pianeta che ci ospita. L'economia è solo (...) una piccola parte di questo eco-mondo, la nostra grande casa. (...). Casa grande è il mondo, casa piccola è la nostra economia. Che sta dentro il mondo, anche se spesso siamo convinti che sia il contrario.
p.11
Quando si dice, le coincidenze...

martedì 8 gennaio 2013

Supponiamo di avere un apriscatole

Ci sono un fisico, un chimico e un economista su un'isola deserta e hanno cibi in scatola che non sanno come aprire. Il fisico e il chimico elaborano complesse ipotesi, poi arriva l'economista: "Supponiamo di avere un apriscatole".
Con questa storiella molto diffusa in Bocconi TPS [Tommaso Padoa Schioppa] liquidava le velleità da demiurgo di Monti [estate 2005].
Stefano Feltri, "Monti si appropria di Padoa-Schioppa (che però lo attaccò)", Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2013
Sul Fatto Quotidiano di oggi.
Troppo carina, eh?

sabato 5 gennaio 2013

12 propositi per 12 mesi: gennaio e l'ultima vaschetta di polistirolo

Anno Nuovo Vita Nuova Linky Party

I buoni propositi di inizio anno, si sa, generalmente rimangono tali.
Per carità, servono a chiarirsi le idee, a focalizzare la propria attenzione sul  miglioramento di sé, sul cambiamento, ma vengono generalmente disattesi (altrimenti non dovremmo ripeterli ogni anno).

Questo è il motivo per cui, ispirata dal primo fantastico Linky Party di Alex di C'è crisi c'è crisi, ho deciso di  selezionare un solo proposito per ogni mese dell'anno e provare a realizzarlo veramente.
Mese dopo mese se ne aggiungeranno di nuovi. E alla fine vedremo come è andata.

Si comincia, ma guarda un po', dai rifiuti, e in particolare dagli imballaggi di plastica.
Ma poiché gli imballaggi di plastica sono tantissimi, sono ovunque, sono impossibili da combattere tutti insieme, a partire da questo mese mi concentrerò su un' unica tipologia, quella delle vaschette in polistirolo, chiamato anche polistirene.

Questo materiale viene utilizzato prevalentemente per il confezionamento delle carni nei supermercati, ma spesso anche per formaggi, o per la frutta, sempre nei banchi dei supermercati.
Come tutta la plastica, teoricamente è riciclabile, ma generalmente viene incenerita (la plastica brucia bene ma è molto inquinante) o gettata in discarica.
Se raccolta nella busta della plastica per la raccolta differenziata, generalmente puzza in maniera rivoltante perchè, a differenza di altri materiali, è difficilissima da pulire, si impregna del sangue della carne e spesse volte deve essere gettata, per disperazione, nel secchio dei materiali non riciclabili. Inoltre è voluminosa e ingombrante. Insomma, una delle peggiori tipologie di materie plastiche!

Impossibile combattere contro tutti gli imballaggi di plastica?  
Facciamoli fuori uno ad uno e cominciamo appunto dalle vaschette in polistirolo.
Da oggi non entreranno nuove vaschette di questo materiale in questa casa (un paio sono ancora nel freezer).
La carne (poca, però) si potrà comprare solo dal macellaio o non si potrà comprare.

Questo sarà il nostro proposito per il mese di gennaio.
E se qualcuno si vuole unire a noi e dare una mano in questa guerra è il benvenuto. Anzi, il benvenutissimo!

Bilancio un mese dopo: missione compiuta e vaschette di polistirolo scomparse

venerdì 4 gennaio 2013

Sabato 5 gennaio manifestazione contro la discarica provvisoria di Monti dell'Ortaccio e l'ennesima proroga di Malagrotta

La discarica di Malagrotta è stata prorogata. Il commissario Sottile ha individuato (di nuovo) in Monti dell'Ortaccio la discarica provvisoria di Roma. E intanto i cittadini della Valle Galeria continuano la protesta. 

Solo un mese fa il ministro dell'ambiente Corrado Clini, alla domanda se Malagrotta sarebbe stata ancora una volta prorogata, rispondeva così, in perfetto politichese, con tanto di premesse e condizionale-al-posto-dell'indicativo: 

  

E infatti il commissario straordinario Goffredo Sottile alla fine di dicembre ha puntualmente prorogato Malagrotta, individuando come discarica provvisoria in attesa del sito definitivo (così come aveva già fatto verso la fine dello scorso agosto, salvo poi cambiare idea  solo pochi giorni dopo la dichiarazione) il sito di Monti dell'Ortaccio, praticamente adiacente a Malagrotta e di proprietà dello stesso Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta. Sottile ha dichiarato che non c'erano alternative e che "le discariche non vanno demonizzate".

Poco dopo  è sembrato che il ministro Clini mettesse in forse la decisione del commissario da lui nominato ("forse la discarica di Monti dell'Ortaccio non sarà necessaria"), rimandando a un decreto previsto per il 7 gennaio con il quale verrà nominato un nuovo (o sempre lo stesso ma con poteri nuovi?) commissario che avrà poteri a livello regionale. E a livello regionale potranno essere smaltiti i rifiuti della città di Roma (i sindaci  della regione  sono già sul piede di guerra).

Le meraviglie della tecnica al potere!

In attesa delle decisioni definitive, immediata è ripartita la protesta degli abitanti della Valle Galeria.
Domani mattina, sabato 5 gennaio, si terrà una nuova manifestazione presso l'incrocio fra via della Pisana e via di Malagrotta.

Per chi non conoscesse l'area interessata, ecco una mappa della zona. Oltre alla discarica di Malagrotta e i suoi impianti, sono presenti nell'area un inceneritore di rifiuti ospedalieri, un gassificatore, una raffineria e, non molto distante, l'aereoporto di Fiumicino, del quale è in progetto l' ampliamento.
Ah, naturalmente nei quartieri limitrofi ci vivono le persone!
dal sito dailystorm.it
Per approfondire: Il Fatto Quotidiano; Eco dalle Citta; Ecoblog; Repubblica

giovedì 3 gennaio 2013

I rifiuti di dicembre e del 2012

Ecco il resoconto dell'ultima pesatura dei rifiuti, quella del mese di dicembre:

indifferenziato:   Kg. 1,015
umido:   Kg. 10,034
carta:   Kg. 4,924
plastica:   Kg. 0,910
metallo:  Kg. 0,174
vetro:   Kg. 5,884

TOTALE:   Kg. 22,941

Il mese è andato abbastanza bene, benissimo rispetto alla debacle del mese scorso.
Abbiamo superato di poco i 20 chili complessivi, in tre persone.
Il sacchetto del materiale indifferenziato supera di poco il chilo.
Tutti gli altri valori sono rientrati più o meno nella norma.

Questo invece è il resoconto finale del 2012:

indifferenziato:   Kg. 22,103     pro capite:   Kg. 7,367
umido:   Kg. 97,770               pro capite:   Kg. 32,59
carta:   Kg. 87,779               pro capite:   Kg. 29,259
plastica:   Kg. 14,617              pro capite:   Kg. 4,872
metallo:   Kg. 3,194            pro capite:   Kg. 1,064
vetro:   Kg. 81,125            pro capite:   Kg. 27,041

TOTALE:   Kg. 306,588         pro capite:   Kg. 102,196

Meno bene il risultato complessivo, perchè il peso è maggiore di quello dell'anno scorso di Kg. 55,255.
55 chili in più su cui ha influito senz'altro il decluttering intrapreso dall'estate scorsa e non ancora completato.
Tutti i valori sono un po' aumentati (spicca soprattutto la carta) ma, considerati i dati abnormi del mese di novembre, soprattutto per quanto riguarda il materiale indifferenziato (7 chili!), bisogna riconoscere che nella media siamo stati più che virtuosi. 

Questo significa che si va avanti imperterriti con la riduzione dei rifiuti, operando affinché  l'anno che comincia possa essere migliore del precedente. Non si tratta in questo caso di speranze o auguri ma di azioni concrete.
Che spero saranno anche le vostre!

mercoledì 2 gennaio 2013

Il principio responsabilità

Hans Jonas, Il principio responsabilità, 1979 (traduzione italiana 1990), 2009 Giulio Einaudi editore.

dalla Prefazione dell'autore, pp.XXVII-XXIX
Il Prometeo irresistibilmente scatenato, al quale la scienza conferisce forze senza precedenti e l'economia imprime un impulso incessante, esige un'etica che  mediante auto-restrizioni impedisca alla sua potenza di diventare una sventura per l'uomo. La consapevolezza che le promesse della tecnica moderna si sono trasformate in minaccia, o che questa si è indissolubilmente congiunta a quelle, costituisce la tesi da cui prende le mosse questo volume. (...)

... ciò che l'uomo è oggi in grado di fare e, nell'irresistibile esercizio di tale facoltà, è costretto a continuare a fare, non ha eguali nell'esperienza passata... (...)

Sappiamo ciò che è in gioco soltanto se sappiamo che esso è in gioco. Poiché qui non si tratta soltanto del destino umano, ma anche dell'immagine dell'uomo, non soltanto di sopravvivenza fisica, ma anche di integrità dell'essere, l'etica che ha la funzione di salvaguardarle entrambe dev'essere, al di là della dimensione della prudenza, quella del rispetto (Ehrfurcht). (...)

Tuttavia il tema vero e proprio [del libro ndr.] è costituito dalla comparsa stessa di questo nuovo obbligo, sintetizzato nel concetto di responsabilità. (...)

Nel segno della tecnologia ... l'etica ha a che vedere con azioni (sia pure non più del soggetto singolo) che hanno una portata causale senza eguali, accompagnate da una conoscenza del futuro che, per quanto incompleta, va egualmente al di là di ogni sapere precedente. A ciò si aggiunge la scala delle conseguenze a lungo termine e spesso anche la loro irreversibilità. Tutto ciò pone la responsabilità al centro dell'etica, con orizzonti temporali e spaziali corrispondenti appunto a quelli delle azioni. (...)

Poiché esso ha dalla sua i più antichi sogni dell'umanità e ora sembra trovare nella tecnica anche i mezzi per tradurre in pratica il sogno, l'utopismo un tempo innocuo è diventato la tentazione più pericolosa - proprio perché idealistica - per l'umanità odierna. All'immodestia dei suoi obiettivi, che mancano il bersaglio sotto il profilo sia ecologico che antropologico (com'è dimostrabile per l'uno e argomentabile filosoficamente per l'altro), il principio responsabillità contrapppone il compito più modesto, dettato dalla paura e dal rispetto, di preservare all'uomo, nella residua ambiguità della sua libertà, che nessun mutamento delle circostanze può mai sopprimere, l'integrità del suo  mondo e del suo essere contro gli abusi del suo potere.
dal capitolo primo, p. 16 
Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e orientato al nuovo tipo di soggetto agente, suonerebbe press'a poco così: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra", oppure, tradotto in negativo: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita", oppure, semplicemente: "Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell'umanità sulla terra" o, ancora, tradotto nuovamente in positivo: "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà".
grassetto sempre mio.
Reduce da una  discussione con il mio amico "filosofo" V. che mi ha lasciata piuttosto sconfortata e perplessa, ho pensato di provare a usare le parole di un filosofo per illuminare il mio debole pensiero.
Ne Il principio responsabilità, testo forse non casualmente tradotto in italiano soltanto quindici anni dopo la sua pubblicazione in tedesco, il filosofo Hans Jonas, consapevole di una realtà profondamente mutata nella quale vive l'uomo dopo la rivoluzione tecnologica, pone le basi di una nuova etica che di questa mutata situazione tenga conto.
Se ancora di etica possiamo e vogliamo parlare oggi, deve essere quella della responsabilità. A meno che non intendiamo abdicare non solo alla nostra sopravvivenza fisica, ma anche all'integrità del nostro essere.

martedì 1 gennaio 2013

La lettera

Cara professoressa .......,
ci rendiamo conto che, conoscendoci poco, non possiamo aiutarla come vorremmo.
La perdita di un genitore, o comunque di una persona cara fa male, ma noi le stiamo vicini e le doniamo il nostro affetto, anche stando seduti qui, sui nostri banchi, perché è così che si fa un gruppo: ci si aiuta a vicenda, e noi siamo contenti di averla nel nostro gruppo.
Dai pochi giorni che abbiamo passato insieme, abbiamo capito che lei è una persona straordinaria, una professoressa che ama la sua materia, che quando la spiega sorride e che porta il buon umore. Purtroppo la vita ci riserva spesso brutte cadute, l'importante è riuscire, prima o poi, a trovare la forza di reagire e rialzarsi.
Questa forza, professoressa, speriamo riesca a trovarla presto. Lei è una donna forte e non si farà piegare dalla vita, che ha saputo essere estremamente dura con lei.

Le siamo vicini nel suo dolore,

con affetto
I . .
L'ho trovata sulla cattedra tornando a scuola dopo l'assenza per la morte di mio padre, a ottobre dell'anno scorso.
Scritta da una classe di I liceo linguistico (13-14 anni).
Dopo neanche un mese di conoscenza reciproca.