"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

martedì 4 marzo 2014

I piccoli passi un pericoloso mantra per il cambiamento climatico? Un articolo del Guardian


Mi ha colpito la lettura di  questo articolo di  Adam Corner  comparso sul Guardian venerdì 13 dicembre dell'anno scorso e intitolato 'Every little helps' is a dangerous mantra for climate change.
Prende spunto dalla notizia che anche l'Inghilterra, dopo Galles e Scozia, introdurrà nel 2014 una tassa sulle buste di plastica.  Ottima notizia, si direbbe: questo comporterà una drastica riduzione delle buste di plastica disperse nell'ambiente e in discarica.
E invece no. Perché credere che piccoli gesti, come eliminare le buste di plastica o ridurre la propria impronta ambientale, possano servire ad affrontare il problema del cambiamento climatico sarebbe non solo un'illusione ma addirittura "un pericoloso e fuorviante mantra".

In che senso?

L'articolo è di qualche mese fa, e a una prima lettura devo dire mi aveva fatto un po' arrabbiare. Dire che non solo i piccoli cambiamenti non servono a nulla, ma sono addirittura pericolosi in fatto di mutamenti climatici mi era sembrato per lo meno una sciocchezza.
E allora da dove si comincia? Non sembra un bell'alibi per non fare niente?

In realtà non è così, ed evidentemente all'inizio, io che tanto credo (ma è ancora così?) nel cambiamento personale, ho letto l'articolo dal punto di vista sbagliato, senza avere una chiara percezione di quello che ne è il tema centrale.

E infatti argomento dell'articolo non sono le buste di plastica né la politica dei piccoli gesti.
Argomento dell'articolo sono il riscaldamento globale, le sue conseguenze, la gravità della situazione in cui ci troviamo, e cosa si deve fare per scongiurare il disastro che ci aspetta.


Si fa riferimento ai risultati di un convegno di due giorni tenutosi presso la Royal Society di Londra, organizzato dai professori Kevin Anderson e Corinne Le Quere del Tydall Centre, secondo cui non c'è compatibilità fra l'attuale sistema di capitalismo sfrenato e la "decarbonificazione" necessaria a scongiurare il disastro del cambiamento climatico. E' necessario un sistema radicalmente diverso, che abbia come obiettivo il benessere degli esseri umani e non il profitto dei potentati economici e delle corporazioni.

In questa ottica, una politica dei piccoli passi e della riduzione dell'impronta ecologica dei singoli ha senso solo se rappresenta un mezzo per la realizzazione di una società e di un sistema del tutto nuovi, fondati sul principio della sostenibilità.

Per raggiungere un tale obiettivo è dunque naturalmente necessario l'impegno dei singoli, perché i sistemi non si cambiano da soli, ma pensare che provvedimenti come l'abolizione dei sacchetti di plastica siano una risposta è fuorviante e pericoloso. Un elemento di "distrazione",  aggiungerei, congeniale addirittura alla conservazione del sistema.

C'è molto da riflettere, ma soprattutto c'è molto da fare, perché il tipo di impegno necessario da parte di tutti noi va molto al di là dei piccoli gesti che facciamo (se li facciamo).

D'altra parte, l'alternativa ad una scelta radicale di cambiamento è la scelta, altrettanto radicale, di un mondo di sofferenza e distruzione.

Lettura molto interessante che vi consiglio caldamente. 

4 commenti:

  1. Grazie Paola,
    molto interessante...
    ciao

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    1. Grazie a te per aver letto e commentato!
      Ciao

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  2. una volta, al mercato, ho rifiutato una borsa di plastica e mi sono sentita rispondere dalla signora che le sue borse erano biodegradabili. Lo diceva come se io la stessi facendo tanto lunga quando il problema era già bello che risolto. Non capiva che io volevo fare di più. Quindi si, concordo con l'articolo. Il rischio è che il piccolo gesto ci faccia credere di aver già fatto il nostro dovere, metterci la coscienza a posto e farci continuare la nostra vita di tutti i giorni senza altre preoccupazioni.
    D'altro canto le grandi campagne pubblicitarie vanno nella direzione dei piccolissimi cambiamenti (le lampadine a risparmio energetico - che poi tanto ecologiche non sono - i sacchetti biodegradabili ma pur sempre usa e getta, le auto euro 4-5-6 che fanno passi avanti microscopici, ...). Sono i segnali del fatto che non siamo pronti al cambiamento, purtroppo. O forse sono io a essere troppo pessimista.

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    1. Quanto hai ragione! E' vero, hai trovato gli esempi giusti che confermano il senso dell'articolo.
      Non siamo pronti al cambiamento, questa è la verità, e c'è davvero poco da sperare in questo senso, purtroppo (non sei tu ad essere troppo pessimista).
      Grazie per il commento! Molto appropriato ed efficace.
      Però noi teniamo duro, no? :)

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